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1/12/2017: Intervento punti programmatici contratto di governo Giallo Verde



La Visione del M5S: principi e valori

L’obiettivo dello Stato italiano deve esser quello di fornire ai cittadini gli strumenti necessari nonchè le condizioni ideali affinchè sviluppino una cultura sportiva e dell’esercizio fisico in grado di accompagnarli per tutto l’arco della vita. Il fulcro di un Paese in salute è proprio la cultura sportiva intesa come valore in base al quale l’individuo impara ad essere un soggetto fisicamente “attivo” e “autonomo” nel prendersi cura di se stesso e del proprio stato di salute. Questo fine, raggiungibile esclusivamente con una programmazione a lungo termine da parte dello Stato, si persegue investendo nell’educazione alla motricità già a partire dalla prima infanzia in modo da fornire ai nostri bambini un patrimonio ampio e diversificato di esperienze motorie, contrapposto alla specializzazione precoce che al giorno d’oggi è riscontrabile in molte realtà sportive. Così facendo si potranno porre le basi per i futuri cittadini “attivi” del domani e per gli atleti in grado di competere ai massimi livelli.

Tale obiettivo è realizzabile attraverso linee guida sulla promozione dell’attività motoria e sportiva comuni a tutti gli organi di governo coinvolti (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Ministero della Salute e l’Ufficio per lo Sport istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri) affinchè trovino applicazione nelle principali realtà italiane che si occupano di esercizio fisico e attività sportiva: scuola, università, Coni, enti di promozione sportiva, centri di ricerca e associazioni e società sportive. Nel rispetto delle proprie competenze e del proprio ruolo, ciascuno deve seguire le indicazioni dettate dallo Stato: solo così si potrà parlare di “sistema sportivo italiano” caratterizzato da una condivisione di valori e di intenti.

1. Lo Sport in Italia: organizzazione, gestione e funzione

1.1 Il ruolo dello Stato nel sistema sportivo italiano

Lo sport italiano oggi più che mai soffre l’inadeguatezza di politiche che mettano davvero la pratica sportiva al centro del dibattito e la mancanza di azioni che siano incentrate sui reali bisogni di tutto il settore. Gli ultimi governi hanno mostrato il grave disinteresse verso il mondo sportivo, delegando in maniera pressoché totale ogni iniziativa al Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e limitandosi ad intervenire su questioni spesso marginali e limitate ad aspetti di tipo economico o propagandistico. E’ necessario precisare, tuttavia, come il mondo politico sia diventato estraneo soltanto allo sviluppo e alla promozione dello sport italiano e all’assunzione di iniziative legate alla crescita di tutto il sistema, concentrandosi, invece, in quella che negli ultimi anni si è dimostrata una vera e propria occupazione delle maggiori cariche all’interno di enti e federazioni sportive nazionali.

E’ necessario ricordare come oggi il nostro sistema preveda che le funzioni in materia di sport vengano attribuite al Presidente del Consiglio dei Ministri, il quale può comunque decidere di rimettere tale delega ad un altro esponente del suo governo. Nel corso degli ultimi anni l’assenza d’interesse da parte degli esecutivi per la pratica sportiva ha condannato tutto il sistema ad un lento ma inesorabile declino, sia per ciò che riguarda lo sport professionistico, sia con riferimento allo sport di base e dilettantistico. Non bisogna confondere, infatti, lo sport con l’insieme di competizioni a cui partecipano i nostri migliori atleti, perché parlando di attività sportiva dobbiamo riferirci, soprattutto, all’esercizio fisico, all’educazione, alla salute e al benessere. Lo sport non può essere circoscritto alla sola competitività dei nostri migliori atleti, ma deve coinvolgere ogni attività sportiva praticata anche a livello amatoriale. Il nostro Paese, purtroppo, non riesce ancora a guardare allo sport come un fondamentale strumento di educazione e prevenzione, assumendo un ruolo sociale insostituibile e determinando un aumento complessivo dello stato di salute di ogni persona. Questa condizione è oggi determinata proprio dall’assenza di politiche sportive adeguate.

Il MoVimento 5 Stelle vuole intervenire per invertire con urgenza questa condizione, attuando politiche efficaci, per ridare allo sport quella dignità che oggi sta perdendo. Per assicurare ciò occorrerà intervenire anche attraverso una profonda revisione della governance di tutto il mondo sportivo, sia a livello governativo che federale. E’ necessario limitare il potere dei vertici del mondo sportivo, rimettendo al centro dell’attenzione gli interessi dell’individuo, sia che esso sia atleta professionista o meno. Troppo spesso negli ultimi anni lo sport è stato al centro delle cronache sportive non per i risultati raggiunti in campo internazionale ma per la cattiva gestione delle amministrazioni dello sport.

L’interesse verso il mondo sportivo ed il notevole giro d’affari ha iniziato ad attrarre soggetti del tutto disinteressati dal buon andamento del movimento, adoperandosi, piuttosto, per la copertura di cariche sempre più importanti. E’ del tutto evidente che tali meccanismi si siano resi possibili anche a causa del disinteresse della politica che spesso è risultata addirittura complice di azioni scorrette e, in alcuni casi, illecite. Il MoVimento 5 Stelle intende quindi liberare il mondo dello sport da interessi che nulla hanno a che fare con la crescita del sistema sportivo italiano, adoperandosi affinché i vertici delle più importanti amministrazioni vengano scelti secondo criteri meritocratici adeguati a garantirne il buon andamento.

1.2 Il ruolo del Coni tra attuali assetti e prospettive future

Il CONI, Comitato Olimpico Nazionale Italiano, è nato oltre cento anni fa, nel 1914, quale ente privato a cui è stato affidato il compito di preparare al meglio i nostri atleti chiamati alle gare olimpiche.

Diversi anni dopo, nel 1942, il CONI fu riconosciuto quale ente di diritto pubblico, con una presenza territoriale garantita dai suoi organi, i comitati provinciali e regionali. Prossimo alla soppressione, dopo il taglio del finanziamento pubblico da parte dello Stato, il CONI riuscì a rilanciare la sua attività anche grazie all’utilizzo dei proventi derivanti dalle scommesse sportive e riuscì nel corso degli anni ad ampliare notevolmente le sue funzioni, le quali vennero progressivamente trasferite dallo Stato al Comitato. Il punto di svolta per il CONI è senz’altro determinato dalla legge 23 luglio 1999, n.242, la c.d. “legge Melandri”, che ha riorganizzato le sue funzioni, disciplinandone il nuovo assetto, mantenuto sostanzialmente invariato nonostante le recenti modifiche intervenute.

Oggi il CONI rappresenta il centro di tutti i maggiori interessi sportivi italiani e gestisce direttamente tutto il sistema sport quale confederazione di associazioni private: le federazioni sportive e le discipline sportive associate. Ad esso si affianca il Comitato Italiano Paralimpico che assicura la promozione della pratica sportiva e l’integrazione sociale e culturale in favore dei disabili.

Secondo lo Statuto del CONI, ad esso è affidato oggi il compito di curare e potenziare lo sport italiano, mantenendo comunque il compito di garantire la miglior preparazione possibile per i nostri atleti affinché questi siano in grado di partecipare al meglio alle principali competizioni internazionali e, naturalmente, alle Olimpiadi. E’ evidente, pertanto, che il ruolo della politica risulta oggi sempre più marginale. Se è vero che al Presidente del Consiglio dei Ministri vengono attribuite alcune importanti funzioni, è ormai evidente che negli ultimi anni i governi si sono del tutto disinteressati all’introduzione di nuovi provvedimenti in favore del mondo sportivo, arrivando a delegare al CONI anche la promozione stessa della pratica sportiva nel nostro Paese. Il Comitato è infatti l’autorità di disciplina, regolazione e gestione delle attività sportive intese come elemento essenziale della formazione fisica e morale dell'individuo e parte integrante dell'educazione e della cultura nazionale. Non soltanto, il CONI oggi detta anche i principi fondamentali per la disciplina delle attività sportive e per la tutela della salute degli atleti.

E’ evidente come l’ente pubblico fondato per assicurare agli atleti un’adeguata preparazione olimpica si sia trasformato nel corso degli anni nel vero centro della gestione dello sport nazionale fino a spingersi alla gestione dell'attività motoria all’interno delle scuole e, più in generale, di ogni pratica sportiva.

Se una tale libertà potrebbe essere giustificata da un effettivo controllo o, almeno, una supervisione da parte del governo sullo “stato di salute” dello sport italiano, il CONI è dotato oggi di un’autonomia pressoché incondizionata, assicurando ai suoi vertici un potere politico certamente non proporzionato alla sua indipendenza. Se è auspicabile garantire una certa autonomia al mondo sportivo è altrettanto necessario che la politica faccia la propria parte, indirizzando seriamente le azioni che dovranno eventualmente essere messe in atto dal CONI. Esistono temi su cui non è più pensabile lasciare alla libera iniziativa del Comitato perché soltanto attraverso piani strutturati riusciremo a raggiungere il fondamentale obiettivo di sviluppare la cultura sportiva e dell'esercizio fisico sin dalla giovane età.

Il CONI deve tornare ad occuparsi esclusivamente di formazione olimpica, lasciando allo Stato il compito di promuovere su tutto il territorio nazionale con maggior impegno la pratica sportiva.

1.3 Statuto del CONI e delle Federazioni Sportive Nazionali

Così come previsto dal suo Statuto il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) è la Confederazione delle Federazioni sportive nazionali (FSN) e delle Discipline sportive associate (DSA). Le Federazioni sportive nazionali sono costituite dalle società, dalle associazioni sportive e, in alcuni casi, anche da singoli tesserati, e sono rette da norme statutarie e regolamentari, nel rispetto dell’ordinamento sportivo nazionale ed internazionale. Alle Federazioni è affidato il compito di svolgere l’attività sportiva e le relative attività di promozione, e per tali ragioni è loro riconosciuta una notevole autonomia, tecnica, organizzativa e gestionale benché sotto il diretto controllo del CONI.

E’ chiaro quindi che tali prerogative, sommate ai poteri assegnati al CONI già evidenziati, coprono tutti gli spazi relativi al mondo sportivo e ad ogni attività ad esso connessa, lasciando alcuni compiti in capo al governo. Per tali motivi il MoVimento 5 Stelle ritiene che sia necessario assicurare un altissimo livello di trasparenza nella gestione amministrativa del CONI e delle Federazioni, dal momento che gli interessi in gioco sono senz’altro notevoli. Non soltanto, infatti, occorre considerare l’aspetto direttamente legato al mondo sportivo e alla sua promozione, ma risulta altrettanto importante sottolineare i grandi interessi politici ed economici che lo sport muove nel nostro Paese. E’ a causa di tali interessi che nel corso degli anni gli Enti sportivi hanno visto una progressiva occupazione delle più alte cariche amministrative, divenendo veri e propri centri di potere da gestire senza alcun riguardo verso il mondo dello sport. L’attuale sistema, infatti, non prevede all’interno degli Statuti alcun limite ai mandati dei presidenti delle Federazioni sportive nazionali né delle Discipline sportive associate, nè degli enti di promozione sportiva, se non con il solo riferimento al limite di voti richiesto per la rielezione. E’ così che in alcuni casi le cariche di presidente di Federazione sono state occupate da soggetti che hanno lavorato nel corso degli anni per assicurarsi una larga maggioranza all’interno delle società, non attraverso la promozione della singola disciplina nel panorama sportivo ma attraverso una impropria gestione dei propri poteri e delle proprie prerogative. Tutto questo senza alcun intervento strutturale né da parte del CONI né degli organi politici. Risultano così numerosi i casi di presidenti rieletti per oltre un ventennio, determinando una preoccupante condizione di occupazione delle cariche elettive e un’assoluta mancanza di ricambio all’interno degli enti sportivi.

Le criticità all’interno della confederazione, tuttavia, non si limitano a tali abusi. Nel corso degli ultimi anni, infatti, risultano numerosi i casi di illeciti commessi sia all’interno che all’esterno delle società sportive da parte dei dirigenti sportivi. Casi di assoluta gravità che, tuttavia, non hanno mai condotto ad un allontanamento immediato dei responsabili, troppo spesso coperti da chi invece ha il compito di vigilare. All’interno dello Statuto del CONI, inoltre, sono previste limitazioni nei soli casi di sentenze passate in giudicato, e sono numerosi i casi di presidenti indagati o condannati anche in primo grado per reati assolutamente incompatibili con le qualità richieste a chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica, mai realmente rimossi dal proprio incarico. E ancora, non sono pochi i casi di dirigenti in palese conflitto di interessi, chiamati a ricoprire ruoli apicali nonostante le proprie incompatibilità. Dietro la necessaria interdipendenza, oggi si nasconde una gestione spesso spregiudicata della cosa pubblica, mal celata dietro l’assenza di norme stringenti mai adottate da chi dovrebbe, invece, garantire il corretto funzionamento delle attività sportive nazionali.

Infine, il MoVimento 5 stelle ha più volte denunciato la presenza di soggetti in possesso di incarichi di tipo politico comunque chiamati a ricoprire ruoli di vertice all’interno delle federazioni. Eppure, ancora oggi, nessun serio provvedimento è mai stato adottato e nessuna misura legislativa in grado di superare questa evidente criticità.

Appare quindi urgente prevedere nuove misure che regolino le attività della gestione amministrativa sportiva, improntandole a criteri di trasparenza ed efficienza. Per fare questo sarà necessario introdurre seri provvedimenti che assicurino l’assenza di conflitti di interesse all’interno delle

federazioni e l’immediata decadenza per tutti gli organi che non risultano in possesso dei requisiti di indipendenza e onorabilità necessari a presiedere enti così importanti.

Per quanto riguarda il limite ai mandati, oggi non previsto dagli Statuti delle Federazioni, il Parlamento è ancora in attesa di vedere se mai sarà approvato il provvedimento che limiterà la rielezione delle cariche federali.

Qualora tale provvedimento venisse adottato il MoVimento 5 Stelle sarà comunque chiamato ad intervenire, dal momento che tale misura non sarà applicabile immediatamente, prevedendo al suo interno una fase transitoria anche per quei presidenti che risultano in carica da sei mandati e che sarà necessario eliminare. Allo stesso tempo non riteniamo corretta l’estensione senza limiti prevista per il presidente del CONI, rieleggibile per tre mandati in caso di approvazione del disegno di legge ancora oggi in discussione.

Infine riteniamo necessario un intervento che renda più stringenti i controlli relativi alle spese sostenute dal CONI e dalle Federazioni, attraverso un sistema più trasparente e in grado di scongiurare possibili conflitti di interesse tra i controllori e i controllati. In questa direzione sarebbe auspicabile accorpare alcune Federazioni che per disciplina risultano essere sostanzialmente simili, determinando non soltanto un miglior controllo ma un conseguente e considerevole risparmio di denaro e di risorse.

1.4 Il riconoscimento professionale e le tutele giuslavoristiche delle atlete professioniste

L'articolo 3 della Costituzione italiana garantisce e tutela il principio di uguaglianza, prevedendo, in primo luogo, che lo Stato e le sue Istituzioni si facciano carico di assicurare l'effettiva rimozione di ogni forma di discriminazione, anche in ambito sportivo, attraverso un' equiparazione di trattamento nelle discipline sportive professionistiche;

l'ordinamento italiano, tuttavia, non prevede una disciplina organica adeguatamente strutturata per le attività sportive professionistiche praticate dagli atleti di entrambi i sessi, dal momento che oggi si definisce, di fatto, professionistica esclusivamente l'attività agonistica svolta dagli atleti di sesso maschile, generando in tal modo un evidente squilibrio nella parità di genere.

Le federazioni sportive nazionali riconoscono come professionistiche solo sei discipline sportive su sessanta, ed oggi, si sono ridotte solamente a quattro: il calcio, il golf, il basket e il ciclismo. Tutte esclusivamente afferenti al solo settore maschile.

La legge 23 marzo 1981, n. 91, concernente «Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti» è l'unico provvedimento che regola attualmente il professionismo sportivo; con tale normativa si interviene per garantire e tutelare i lavoratori in ambito sportivo, la quale, tuttavia, non assicurando direttamente le tutele per tutti gli atleti, ha generato una serie di inevitabili criticità e disparità di trattamento tra uomini e donne anche sul piano retributivo; in particolare, l'articolo 2 della legge ha demandato al Coni e alle federazioni sportive la definizione di professionismo sportivo, distinguendola dall'attività dilettantistica, determinando in questo modo un profondo elemento discriminatorio che nel corso degli anni ha penalizzato le donne che praticano sport in maniera professionistica.

Tali discriminazioni di genere sono causate dal conseguente inadempimento del Coni e delle federazioni in relazione alla necessità di definire il settore professionistico per gli atleti di entrambi i sessi.

Il quadro che ne deriva è quello per cui le atlete italiane che fanno dello sport il loro lavoro sono penalizzate e costrette a gareggiare da sportive dilettanti, dal momento che, in assenza di un quadro giuridico definito, nessuna federazione permette loro di accedere all'attività professionistica, anche

nei casi in cui le stesse federazioni abbiano riconosciuto per i colleghi di sesso maschile la qualifica di atleta professionista.

La principale conseguenza della mancata applicazione della qualifica di atleta professionista determina per le donne pesanti ricadute in termini di assenza di tutele fondamentali, tra le quali quelle previdenziali e la mancanza di trattamenti salariali adeguati all'effettiva attività svolta; nello specifico, le atlete donne non percepiscono né il trattamento di fine rapporto, né gli indennizzi o altre tutele per i casi di maternità e sono escluse dalla maggior parte delle forme di tutela presenti nel mondo del lavoro; inoltre, in alcuni casi, al verificarsi di infortuni, le spese di cura e di riabilitazione sono a carico delle stesse.

Per ovviare a queste evidenti discriminazioni e per ricevere delle tutele, molte atlete entrano a far parte delle Forze armate o di un corpo di polizia.

L'attuale assetto dello sport professionistico in Italia, pertanto, costituisce un'inaccettabile e preoccupante situazione che necessita un'urgente regolamentazione, anche in riferimento alle citate tutele costituzionali che imporrebbero l'urgente rimozione delle condizioni discriminatorie tra i lavoratori di sesso diverso.

Per questi motivi, il MoVimento5stelle intende:

∙ proporre un intervento che meglio definisca la qualifica di professionista sportivo, condizione necessaria ai fini dell'applicabilità delle garanzie previste dalla stessa legge; ∙ superare la discriminazione femminile nello sport perseverando nella strada della sensibilizzazione in materia di parità di diritti nello sport, parità di accesso alla pratica sportiva e di cultura sportiva in generale.

∙ predisporre misure volte al superamento del quadro normativo che attualmente registra la non piena attuazione della disciplina in materia di attività sportive professionistiche previo ascolto di tutte le realtà sportive italiane;

2. Lo Sport nella scuola

2.1 La pratica sportiva nel sistema scolastico

La pratica sportiva contribuisce in modo significativo al miglioramento della qualità della vita costituendo un'efficace attività di prevenzione delle malattie quali, ad esempio, quelle cardiovascolari, il diabete, l'obesità, i tumori e altro e aiuta a ridurre la spesa pubblica sanitaria. Per tali motivi, è importante improntare sani stili di vita fin dalla tenera età procedendo a un graduale accesso alle attività motorie e sportive.

Attualmente l'Italia appare un Paese noncurante della salute e della prevenzione soprattutto in un'età come quella infantile e adolescenziale che risulta così delicata.

E’ necessario, pertanto, colmare le lacune allineando l'Italia al resto dell'Europa dove l'educazione motoria e sportiva non solo è obbligatoria durante tutto il percorso scolastico ma è esercitata da personale qualificato e per un monte ore annuale decisamente superiore a quello italiano. Negli istituti di scuola primaria ad oggi non è garantita la presenza di insegnanti specializzati nella pratica sportiva dal momento che negli ultimi anni si è preferito attuare delle politiche non lungimiranti basate su meri progetti annuali e volte solamente a tamponare la necessità di assicurare ai nostri bambini il perseguimento del benessere psicomotorio.

Gli ultimi governi hanno preferito delegare al Coni il compito di gestire l’attività sportiva all’interno delle scuole anzichè introdurre politiche strutturali volte a mettere a regime un serio piano di educazione alla pratica sportiva dei nostri bambini.

Il potenziamento delle scienze motorie costituisce un obiettivo da perseguire in quanto la pratica sportiva migliora la preparazione generale dei nostri studenti.

Per questi motivi, il MoVimento5Stelle intende:

∙ sviluppare politiche scolastiche che conferiscano alla pratica sportiva la giusta dimensione all'interno del sistema educativo grazie alle competenze di personale docente adeguatamente formato;

∙ prevedere l'inserimento dei laureati in scienze motorie già a partire dalla scuola primaria dove l'insegnamento dell'educazione fisica è reso obbligatorio dai curricula didattici ma non è ancora esercitato da personale competente;

∙ perseguire misure di inclusione sociale attraverso la pratica sportiva coinvolgendo i bambini affetti da disabilità;

∙ potenziare il monte ore dedicato all’insegnamento dell’educazione fisica e sportiva che nelle scuole primarie non deve essere inferiore a tre ore settimanali;

2.2 Il riconoscimento dei professionisti dell’attività motoria

Era il 1998 quando con una legge, il d.lgs. 178/1998, si trasformò il vecchio ISEF (Istituto Superiore di Educazione Fisica) in "Scienze Motorie" creando un nuovo corso di laurea che aveva l’obiettivo di formare professionisti che avessero adeguate conoscenze nelle aree didattico educative, della prevenzione e dell'educazione motoria adattata, tecnico-sportive e manageriali.

Tale trasformazione intendeva offrire continuità al percorso formativo scolastico che aveva generato negli anni precedenti migliaia di insegnanti di educazione fisica.

Tralasciando le valutazioni in merito alla opportunità o meno di tale cambiamento, quel che é certo è che arrivati ad oggi gli operatori delle Scienze Motorie vivono un senso di grande disorientamento.

Prima della riforma, chi s'iscriveva all'ISEF aveva certezze sul proprio futuro e soprattutto sugli sbocchi lavorativi che il corso di laurea offriva; oggi, invece, chi intraprende un percorso di studi e di formazione in Scienze Motorie ha difficoltà a capire quali saranno le prospettive future, mentre chi si laurea si scontra con la frustrante realtà di non poter sfruttare il proprio titolo in campo lavorativo nonostante la grande necessità che ci sarebbe in vari settori della società, dalle palestre ai centri fitness, dal mondo sanitario a quello scolastico, dallo sport professionistico a quello dilettantistico.

Considerate tali premesse, è facile pensare come in realtà il passaggio da ISEF a Scienze Motorie non sia mai stato compiuto e sul piano culturale ed innovativo la trasformazione auspicata non è mai avvenuta.

Se da una parte è stato creato un corso di laurea capace di formare professionisti del movimento, dall'altra non sono intervenute le opportune modifiche nel mondo del lavoro, rivelatosi incapace di accogliere i nuovi professionisti in scienze motorie; non si é investito in prevenzione, non si é investito nella scuola, non si é investito in una nuova classe sportiva dirigente e soprattutto non é stata avviata una reale sensibilizzata della popolazione Italiana sull'importanza vitale di questa materia.

Il risultato è che dal 1999 ad oggi i laureati in Scienze Motorie hanno avuto enormi difficoltà a inserirsi nella società: nessun contratto collettivo nazionale, istruttori che hanno acquisito tale status per effetto di brevetti e che sono stati equiparati agli istruttori muniti di titolo accademico (facendo passare il drammatico messaggio che "studiare è inutile e superfluo se puoi comunque fare lo stesso lavoro"), il mondo della scuola è rimasto privo dell'insegnante di educazione fisica, le strutture sanitarie in alcuni casi non poco isolati hanno assunto atteggiamenti di diffidenza nei confronti di questa categoria di professionisti.

Sminuire la problematica riconducendola ad un mera situazione che colpisce una singola categoria é riduttivo e non ci possiamo permettere di commettere questo grave errore. Anzi, dobbiamo aver ben chiaro che il costo di questa situazione lo stanno pagando tutti i cittadini italiani.

Se l'obiettivo dello Stato era, e se lo è attualmente, quello di formare migliaia di esperti del movimento che educhino le persone a corretti stili di vita, a una prevenzione costante delle malattie, a un'alimentazione equilibrata e che sappiano indirizzare le nuove generazioni a una qualità della vita superiore alla nostra, allora sta fallendo il progetto.

Non investire in questa categoria di professionisti, e a volte intralciarla, implica maggiori costi sanitari, maggiore mortalità, maggiore obesità infantile, maggiore dispersione scolastica, maggiore criminalità. Questi sono gli effetti sociali ed economici che pesano attualmente sulla collettività e che peseranno sempre di più se non s'inverte subito la rotta.

Il MoVimento 5 Stelle intende intervenire sul riconoscimento reale del professionista in scienze motorie al fine di perseguire, coadiuvando e supportando il personale sanitario, l’unico interesse generale: la tutela della salute pubblica.

3. Sport, salute e prevenzione

3.1 L’esercizio fisico come strumento di prevenzione e di cura

Secondo le linee guida elaborate dall'Organizzazione mondiale della salute definite «Strategia sull'attività fisica per la regione europea 2016-2020», l'inattività fisica è divenuta uno tra i principali fattori di rischio per la salute in quanto ritenuta responsabile ogni anno di un milione di decessi; a livello collettivo, l'inattività non solo ha un pesante impatto negativo in forma di costi diretti per il sistema sanitario, ma ha anche un elevato costo indiretto in termini di aumento dei congedi per malattia, delle inabilità al lavoro e delle morti precoci. Si calcola che per una popolazione di dieci milioni di persone per metà non sufficientemente attive, il costo dell'inattività sia di 910 milioni di euro l'anno; e il dato ancora più allarmante è che la tendenza verso l’inattività sembra aumentare di anno in anno, specialmente nei ceti meno abbienti.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che negli adulti il 63% non raggiunga i livelli minimi raccomandati di attività fisica; solo il 40% dei cittadini UE dichiara di praticare sport almeno una volta a settimana e chi tende a praticare meno esercizio fisico si localizza perlopiù nei Paesi dell‘Europa mediterranea e centrale.

La comunità scientifica mette in relazione l’inattività fisica con moltissimi problemi di salute tra cui le affezioni coronariche, il diabete di tipo 2, i tumori al seno e al colon e l’obesità. In riferimento a queste patologie, la pratica regolare di attività fisica non solo le previene ma ne costituisce una forma di terapia.

Il Rapporto Annuale Istat del 2017 ci rivela che “l’aumento della popolazione anziana comporta la rapida crescita dei bisogni di cura. In tal senso l’invecchiamento attivo, la lotta alla diffusione di patologie croniche attraverso la prevenzione e l’adozione di stili di vita salutari fin dall’infanzia, rappresenta l’obiettivo da perseguire per garantire la sostenibilità del nostro sistema sanitario”.

La ricerca scientifica degli ultimi anni ha dimostrato come la pratica regolare di esercizio fisico costituisca un fattore decisivo per il mantenimento di un buono stato di salute e per la prevenzione di numerose malattie croniche, con particolare riferimento alle patologie cardiovascolari. Alcune regioni hanno già intrapreso dei percorsi di sensibilizzazione diretti ad educare i cittadini a svolgere esercizio fisico per evitare l'insorgenza di malattie croniche ma solo poche regioni hanno avviato una sperimentazione effettiva che preveda l'attività fisica come farmaco. Si deve entrare nell’ottica secondo cui l’esercizio fisico è un “farmaco” che opportunamente somministrato previene le malattie croniche da inattività e ne impedisce lo sviluppo, garantendo considerevoli vantaggi sia al singolo individuo sia al Sistema sanitario, riducendo i costi ingenti legati alle ospedalizzazioni e all’uso dei farmaci.

Occorre, pertanto, includere la prescrizione dell’attività fisica da parte del Servizio sanitario nazionale come accade già in altre realtà, implementare i programmi avviati sull'attività fisica sia in riferimento alla promozione che alla prevenzione e terapia, in una visione che rinnovi l’attuale impostazione e che conferisca il giusto peso all'esercizio fisico da utilizzare come e spesso al posto di un farmaco.

Più specificamente, è necessario estendere ad ambiti territoriali più ampi l’esperienza già maturata con progetti pilota attuati in alcuni ambiti regionali, riguardanti programmi di prescrizione dell’attività fisica, rivolti a persone che presentano problemi di salute per i quali questo trattamento è di dimostrata efficacia, costruendo a tal fine percorsi assistenziali integrati

Favorire un approccio life-course mirato alla prevenzione e alla sensibilizzazione dei cittadini, agendo precocemente e lungo tutto il corso della vita per ridurre i fattori di rischio come fumo, abuso di alcol, sedentarietà e alimentazione scorretta costituisce senza dubbio una delle migliori soluzioni.

Per questi motivi, muovendo dall’idea che l’invecchiamento attivo dev’essere un obiettivo prioritario del Governo e che a tutte le età va garantito un elevato livello di qualità della vita, il MoVimento 5 stelle propone le seguenti azioni:

· introdurre la possibilità per il personale medico di prescrivere ai pazienti l'esercizio fisico come farmaco e di affidare alla figura di un esperto professionista (quale ad esempio il laureato in scienze motorie) la sua somministrazione in luoghi adeguati e sicuri;

· mettere a regime su base nazionale progetti sperimentali già avviati che nel corso degli ultimi anni si sono rivelati modelli di best practice per la prescrizione dell'attività fisica adattata alle caratteristiche dell’individuo a persone con fattori di rischio o affette da patologie, garantendo la sua somministrazione tutorata grazie ai medici dello sport, agli specialisti di riferimento e ai laureati in scienze motorie;

· avviare a livello nazionale un'implementazione di strutture o palestre della salute che siano adeguatamente funzionali alla somministrazione di attività fisica adattata e che siano concepite per promuovere l'esercizio fisico non soltanto ai fini della prevenzione ma anche per il trattamento di malati cronici;

3.2 Le politiche di contrasto al doping

Il doping rappresenta oggi un tema di assoluta importanza nel panorama sportivo. Negli ultimi anni l’assunzione di farmaci in grado di alterare le prestazioni degli atleti non soltanto a livello professionistico è considerevolmente aumentata, anche grazie alle nuove scoperte mediche relative a sostanze in grado di aggirare i normali controlli antidoping. Purtroppo un numero sempre maggiore di sportivi ricorre all’utilizzo di sostanze proibite e dannose per il nostro organismo, in grado sì di migliorare la performance sportiva o l’efficienza psicofisica, ma capace di comportare danni anche irreversibili al nostro organismo. Come più volte sostenuto il MoVimento ritiene fondamentale concentrarsi sul rafforzamento delle misure di contrasto al doping non soltanto per limitare il ricorso a metodi sleali all’interno delle competizioni sportive, ma per accrescere l’idea che lo sport è soprattutto benessere fisico, il quale non potrà mai essere raggiunto attraverso l’utilizzo non terapeutico di farmaci in grado di alterare le prestazioni del nostro corpo. La normativa internazionale in materia di antidoping prevede che ogni Paese firmatario del Codice mondiale antidoping introdotto dal WADA, World Anti-Doping Agency, debba dotarsi di una propria Organizzazione nazionale antidoping, NADO.

Inizialmente l’organizzazione in materia di antidoping è stata affidata direttamente al CONI, ma a partire dall’anno 2015 si è deciso di istituire un ente denominato NADO ITALIA, di derivazione funzionale della Agenzia Mondiale Antidoping e con responsabilità esclusiva in materia di adozione ed applicazione delle norme nei confronti dei trasgressori, il quale, benché formalmente autonomo, rimane di fatto controllato dal Comitato olimpico. NADO ITALIA si avvale, inoltre, della collaborazione dell’Arma dei Carabinieri, necessaria a rendere capillari i controlli su tutto il territorio nazionale e, quindi, aumentando la loro efficacia. Se molti progressi sono stati fatti in materia, anche grazie all’ausilio delle autorità competenti, il percorso risulta ancora lungo, anche in considerazione di un sistema che spesso si avvale delle complicità di soggetti professionisti in grado di coadiuvare l’atleta nell’aggiramento dei controlli. In altri casi, invece, così come recentemente emerso da alcuni noti fatti di cronaca che hanno riguardato importanti paesi stranieri, il controllo rischia di essere meno efficace se le federazioni nazionali non sono in grado di raggiungere adeguati standard nella lotta al doping.

Il MoVimento 5 Stelle ritiene fondamentale intervenire per migliorare la cultura antidoping, soprattutto tra chi pratica sport a livello amatoriale, anche attraverso la diretta collaborazione del Ministero della Salute, attraverso campagne informative in grado di limitare il fenomeno. A nostro avviso l’attuale sistema delle competenze sull'antidoping, e della responsabilità dei controlli, deve certamente essere migliorato, per superare i possibili conflitti di interesse del CONI che, attraverso NADO ITALIA, assume oggi, di fatto, l'ambivalente funzione di controllore e controllato.

Sul punto anche la WADA ha più volte sottolineato la necessità di affidare i controlli antidoping ad autorità pubbliche e indipendenti dai governi.

La soluzione nostra soluzione prevede la creazione di sistema totalmente indipendente per la vigilanza sull'antidoping, che sia in grado di assicurare la massima terzietà nella lotta ad un fenomeno che tutti abbiamo il dovere di combattere.

4. Impiantistica sportiva in Italia

Le norme statali regolano sia la costruzione che il funzionamento degli impianti sportivi, con particolare riferimento alla loro progettazione, ai vincoli in materia di sicurezza e igiene, alle forme di utilizzo e di gestione. Le norme Coni, invece, individuano i livelli minimi qualitativi e quantitativi da rispettare nella realizzazione di nuovi impianti sportivi, ovvero nella ristrutturazione di quelli esistenti. Al rispetto di tali norme sono soggetti tutti gli impianti sportivi destinati alla pratica di discipline regolamentate dalle Federazioni sportive nazionali e dalle loro affiliate, ovvero ad attività propedeutiche, formative e di mantenimento di tali discipline. Per una migliore definizione della normativa di riferimento risulta necessario, inoltre, individuare la tipologia di impianto, con riferimento alla sua destinazione, alla sua grandezza e alla sua utilità.

Tuttavia un ruolo fondamentale viene ricoperto dagli enti locali e dalle Regioni, ai quali vengono demandati importanti compiti in materia di nuova costruzione e ristrutturazione degli impianti, e chiamati a definire con proprio atto normativo le modalità di utilizzo dei vari impianti sportivi comunali. Non soltanto. Gli enti locali sono chiamati a gestire gli impianti di proprietà, all’interno dei quali viene svolta l’attività sportiva dalla maggior parte dei cittadini. Agli enti locali spetta, ad esempio, la determinazione delle tariffe per la fruizione degli impianti nonché le modalità e i canoni di riferimento per la gestione degli impianti affidati a terzi.

E’ attraverso una buona condizione di tali strutture che sarà concretamente possibile garantire ad ogni persona la possibilità di praticare attività fisica, sia in forma singola che associata. Negli ultimi anni, tuttavia, la condizione generale degli impianti sportivi, siano essi destinati a grandi eventi che alla normale attività sportiva delle associazioni presenti nei vari territori, mostra preoccupanti segni di inefficienza. Gli enti locali non riescono a gestire in maniera adeguata gli impianti, anche a causa delle scarse possibilità economiche, condizione questa che ha determinato, in alcuni casi, un aumento delle tariffe a fronte di un abbassamento della qualità delle strutture. Tra queste, ad esempio, troviamo le palestre scolastiche, che spesso vengono destinati alle associazioni sportive al di fuori dell’orario scolastico. Anche in questo caso, purtroppo, la situazione complessiva di tali strutture appare precaria e richiede un urgente intervento per impedire che la condizione peggiori ulteriormente.

L’ultimo importante riferimento prende in considerazione tutti gli impianti situati nelle periferie delle nostre città e nei paesi più piccoli. E’ evidente come lo sport rappresenti non soltanto un’occasione di divertimento, ma svolga una fondamentale funzione sociale di integrazione e partecipazione da parte dei ragazzi, chiamati a socializzare e a crescere secondo valori di lealtà e partecipazione.

Lo Stato è quindi chiamato ad assicurare che agli enti locali sia assicurata la possibilità di intervenire per assicurare il corretto funzionamento degli impianti, attraverso un piano che consenta la distribuzione di adeguate risorse per le amministrazioni chiamate ad intervenire. Assicurare maggiori risorse allo sport e ai suoi impianti significa investire sull’aggregazione, sulla salute, sulla crescita dei cittadini secondo valori sani e virtuosi, assicurando l’inclusione dei nostri ragazzi all’interno del tessuto sociale, soprattutto per quelli costretti in condizioni di difficoltà e di disagio.

5. Sport e partecipazione

Lo sport oggi è senza dubbio un movimento in grado di coinvolgere un numero vastissimo di persone. Parlando di sport non possiamo certamente limitarci a considerare solamente il mondo degli atleti e dei soggetti che decidono di praticare un’attività sportiva.

L’attività sportiva, infatti, rappresenta un’attrazione per migliaia di individui che decidono di seguire da vicino le imprese e le attività dei propri idoli, sia che questi pratichino uno sport di squadra che di tipo individuale. Com’è noto i principali eventi sportivi moderni riescono a spostare numerose masse di tifosi e appassionati, e, inevitabilmente, grandi quantità di denaro. Essi rappresentano un elemento essenziale di ricchezza per le società e le federazioni di tutto il mondo, ma anche per sponsor e aziende legate al mondo sportivo. Anche grazie ai tifosi, infatti, il sistema sportivo si alimenta, e gli sport diventano più o meno seguiti, determinando indirettamente il loro grado di ricchezza e, in alcuni casi, il livello di diffusione sul territorio nazionale.

Non sempre tuttavia il tifoso viene adeguatamente considerato quale elemento imprescindibile per la crescita di una singola società e, indirettamente, per un’intera disciplina sportiva. Spesso, infatti, ci si limita a definire il tifoso quale mero spettatore, coinvolgendolo con soli fini di mero sfruttamento economico. E’ invece necessario considerare gli appassionati sportivi come una componente in grado di migliorare il sistema fino ad avere un ruolo attivo all’interno delle singole società.

Sono oggi sempre più diffuse le società che hanno deciso di far entrare al loro interno un numero più o meno elevato di tifosi, con la diretta partecipazione popolare attraverso la diffusione di parti rilevanti delle proprie quote azionarie. E’ così che i tifosi, attraverso la detenzione di importanti parti delle società hanno iniziato un graduale passaggio che li ha visti diventare, da semplici spettatori, parte integrante della propria squadra. Ad essi è quindi concesso un reale controllo sulle principali decisioni societarie, attraverso la diretta rappresentazione nei consigli di amministrazioni.

E’ evidente come tali modelli, oggi principalmente diffusi in altri Stati, tra cui Germania e Spagna, contribuiscano ad una elevata responsabilizzazione dei tifosi, e una più equa distribuzione della ricchezza societaria. La distribuzione di parti rilevante di quote societarie assicurano, inoltre, maggiore trasparenza e una gestione più attenta alle reali esigenze sportive del proprio team.

Il MoVimento 5 Stelle intende prevedere forme di incentivazione per la maggior diffusione dell’azionariato popolare anche nel nostro paese, oggi limitato a pochi e sporadici casi. Riteniamo che attraverso il diretto coinvolgimento dei tifosi possa aumentare il livello di responsabilizzazione e un maggior attaccamento del territorio alle squadre di riferimento nelle varie discipline sportive, agevolando un modello che guardi allo sport anche come sistema di crescita culturale delle singole realtà.



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