Formazione o illusione? Il grande inganno dei titoli “equipollenti” in Scienze Motorie
- scienzemotorieital
- 2 giorni fa
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Per anni il settore delle Scienze Motorie ha convissuto con un fenomeno diffuso e tollerato: la proliferazione di scuole e corsi di formazione privati che lasciavano intendere – o dichiaravano apertamente – una presunta equipollenza alla Laurea in Scienze Motorie.
Un fenomeno che ha generato confusione, abbassato gli standard e penalizzato migliaia di professionisti seri. Ma è fondamentale dirlo oggi con chiarezza: quel tempo sta finendo.
Per molto tempo l’assenza di una cornice normativa chiara e di un presidio professionale ha consentito a soggetti privati di inserirsi in uno spazio grigio, sfruttando:
l’assenza di regole certe;
la scarsa informazione dell’utenza;
una comunicazione volutamente ambigua.
In quel contesto si è diffusa l’illusione che fosse possibile “sostituire” l’università con corsi rapidi, spesso privi di selezione, prerequisiti e responsabilità.
È bene ribadirlo:👉 l’equipollenza tra titoli non è mai esistita, nemmeno allora.
In Italia l’equipollenza dei titoli di studio è competenza esclusiva dello Stato.Nessun ente privato, nessuna scuola, nessuna associazione può attribuire valore equivalente a una laurea.
La Laurea in Scienze Motorie (L-22) e le Lauree Magistrali (LM-67 e LM-68) restano:
titoli accademici statali;
fondati su anni di studio, esami e tirocini;
ancorati a basi scientifiche, giuridiche e metodologiche solide.
Ogni tentativo di metterli sullo stesso piano di percorsi formativi privati è, oggi come ieri, privo di fondamento giuridico.
Negli ultimi anni qualcosa è cambiato in modo sostanziale. Il D.Lgs. 36/2021, in particolare gli articoli 41 e 42, ha introdotto un principio chiave:la centralità delle competenze qualificate e del titolo di studio universitario nell’ambito dell’attività motoria, sportiva e preventiva.
La legge ha iniziato a distinguere con maggiore chiarezza:
chi può operare;
con quali competenze;
e con quale responsabilità.
Non è ancora il punto di arrivo, ma è un punto di non ritorno.
Parallelamente alla norma, è cambiata anche l’opinione pubblica.
I cittadini sono oggi:
più informati;
più esigenti;
più attenti alla propria salute.
I mezzi di informazione, di riflesso, iniziano a pretendere curriculum verificabili, a dare valore alla Laurea in Scienze Motorie, a distinguere tra professionisti qualificati e figure improvvisate.
Sempre più spesso, nei contesti sportivi, educativi e preventivi, la laurea non è più un optional, ma un requisito esplicitamente richiesto.
Resta ancora diffuso l’utilizzo strumentale del nome del CONI come presunto marchio di qualità.
Ma anche qui serve chiarezza definitiva:
il CONI non rilascia titoli accademici;
non stabilisce equipollenze universitarie;
non abilita professioni in ambito sanitario o preventivo.
Invocarlo come certificazione equivalente alla laurea è fuorviante e sempre meno credibile.
Sta perdendo forza anche la narrazione secondo cui “ognuno ha il suo metodo”.
Il corpo umano non è un’opinione e la scienza non è un brand.
Oggi è sempre più evidente che:
senza basi scientifiche,
senza formazione accademica,
senza responsabilità professionale,
non si parla di innovazione, ma di marketing.
La combinazione di:
legge,
pressione sociale,
attenzione mediatica,
richiesta di competenze certificate,
sta producendo una selezione naturale:chi non ha solide basi formative fatica sempre di più a legittimarsi.
E questo è un segnale positivo.
Il settore delle Scienze Motorie sta entrando in una fase nuova, più matura e più responsabile.Non si tratta di limitare la formazione, ma di ricondurla a criteri di serietà, trasparenza e tutela dei cittadini.
La laurea in Scienze Motorie non è un ostacolo:è una garanzia.
E oggi, finalmente, sempre più persone iniziano a pretenderla.







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