La rivalutazione dell’Allenamento Vibratorio

Prima il boom, poi il declino, è il momento di riscoprire le pedane vibranti per sport, riabilitazione, prevenzione e benessere.


di Dino Potenza




L’allenamento su pedana vibrante è un potente stimolante che genera diversi benefici nel corpo umano, in particolare sulla salute muscolo-scheletrica e neuro-muscolare.

In sintesi, i principali effetti sono: miglioramento della circolazione, della pressione sanguigna e della rigidità arteriosa, dimagrimento, aumento della forza e della potenza muscolare (senza ipertrofia), aumento della flessibilità, migliore mobilità ed equilibrio negli anziani, riduzione degli ormoni dello stress (cortisolo), stimolo naturale degli ormoni anabolici (testosterone e ormone della crescita), aumento della densità ossea, diminuzione del dolore, benefici sul Sistema nervoso centrale e periferico, ecc.

Ripercorriamo insieme lo sviluppo e il successivo regresso dell’allenamento vibratorio, nel tentativo di promuovere una rivalutazione da parte dei professionisti delle scienze motorie.

I primi studi sull’allenamento vibratorio (Vibration Training o Whole Body Vibration) risalgono al 1965 ma l’applicazione di questo metodo si è diffusa soprattutto dal 1998 in poi, grazie alle ricerche del prof. Carmelo Bosco e alla sua pedana “NEMES Bosco System”, in dotazione alla NASA di Houston e al Centro militare di addestramento e ricerca spaziale Star City di Mosca, al fine di prevenire gli effetti devastanti dell’assenza di gravità sulle condizioni fisiche degli astronauti.

Fu proprio la notizia dell’uso delle pedane vibranti nei centri spaziali ad aprire la strada alla produzione di apparecchi simili in tutto il mondo. Ebbe inizio così il boom commerciale; le vendite al pubblico ebbero un exploit fra il 2005 e il 2008. Si presume che siano più di mezzo milione gli italiani che in quegli anni acquistarono una pedana vibrante per allenarsi in casa. Sempre più aziende iniziarono a produrre pedane vibranti di ogni genere e di varia fattura, a discapito della qualità, suscitando l’interesse del grande pubblico.


Vibrazioni differenti

I meno giovani ricorderanno i vibromassaggiatori a fascia, a sfere o a rulli, che tanto si vedevano e si vendevano nelle televendite degli Anni ’80 e ‘90. Un successo ottenuto anche grazie all’esposizione di glutei ondeggianti di avvenenti modelle in costume. L’effetto era una sorta di “Twerking meccanico”. Sempre di vibrazioni si parla, ma trattasi di stimoli del tutto differenti, anche se piacevoli o rilassanti. Molti prodotti in commercio in quel periodo venivano impropriamente definiti “pedane vibranti”, invece erano vibromassaggiatori. Ulteriore variante è stata l’applicazione delle vibrazioni all’interno di poltrone stilizzate, senza criteri scientifici (vere e proprie poltrone vibranti, da non confondere con le poltrone massaggianti).

Le pedane vibranti, quelle vere, sono apparecchiature affidabili, con determinate caratteristiche, che nascono da studi e ricerche di alto livello scientifico. Fra i tanti modelli in commercio, soltanto pochi sono effettivamente efficaci. La maggioranza sono imitazioni malriuscite.

In cosa consistono le caratteristiche tecniche che differenziano i diversi modelli di pedana vibrante?

La vibrazione per essere efficace deve essere di un certo tipo. Senza entrare nel dettaglio, elenchiamo i fattori che concorrono a realizzare la qualità dello stimolo e la giusta intensità:

  • la frequenza di vibrazione, misurata in Hertz, ovvero il numero delle vibrazioni che si ripetono in un secondo;

  • l’ampiezza della vibrazione, misurata in millimetri, che indica lo spostamento della pedana durante la vibrazione;

  • l’accelerazione, misurata in “g”, che indica la velocità con cui la vibrazione aumenta;

  • la potenza, misurata in Watt, che indica la capacità di prestazione del motore elettrico che genera le vibrazioni.

Inoltre, le pedane possono essere di due tipi:

  • basculanti, dette anche alternate e oscillanti, quando il piatto oscilla verticalmente, alternando gli spostamenti a destra e a sinistra (da un piede all’altro), facendo perno al centro, generando un movimento visibile del corpo;

  • sussultorie e sinusoidali, quando il piatto si muove verticalmente in modo uniforme e poco visibile dall’esterno.

Combinando in vario modo questi fattori si possono ottenere vibrazioni e stimoli diversi, dissimili fra loro. Da qui la necessità di conoscere le caratteristiche tecniche della pedana che si utilizza. Il problema sorge se questi dati tecnici non sono noti o sono poco affidabili. Molte pedane, ad esempio, indicano sul display una frequenza di vibrazione che non corrisponde a quella reale, che spesso è insufficiente. Solo motori ben calibrati, stabili e sufficientemente potenti possono garantire vibrazioni precise e affidabili. Gli altri non produrranno gli effetti desiderati, se non quelli di un semplice massaggio meccanico.

Purtroppo è difficile distinguere una pedana vibrante da un vibromassaggiatore. Le pedane più economiche, che negli anni dell’exploit commerciale erano acquistabili ovunque, anche nei supermercati, certamente non sono né efficaci né affidabili. Persino nei negozi di articoli sportivi si corre il rischio di acquistare una pedana vibrante che tale non è. Prima di giudicare l’efficacia dell’allenamento vibratorio, si dovrebbe fare pertanto una distinzione fra i vari modelli di pedana esistenti. L’utilizzo sbagliato di pedane non professionali scatenò le critiche degli scettici, generando opinioni discordanti e fuorvianti per un lungo periodo.



Un caso eclatante a Rai Tre

La nota trasmissione televisiva Mi Manda Rai Tre, nella puntata del 9 novembre 2007, che allora andava in onda in prima serata, analizzò prima gli aspetti commerciali poi le caratteristiche tecniche di una delle pedane vibranti più pubblicizzate in quel periodo sui canali televisivi nazionali, con testimonial noti al pubblico. Non si parlava dunque di un prodotto venduto a poco prezzo, bensì di una pedana non professionale ma comunque costosa. Ebbene, durante la trasmissione fu mostrato il risultato di prove tecniche fatte in laboratorio, con l’utilizzo di strumenti di valutazione, per misurare esattamente le prestazioni e le caratteristiche della pedana presa in esame. I risultati evidenziarono una discrepanza di qualità tale da mettere in dubbio la reale efficacia di quella pedana. Nel corso della puntata intervenne, in qualità di esperto, anche Calogero Foti, fisiatra dell’Università di Roma Tor Vergata, che conosceva bene il professor Bosco e gli effetti delle vibrazioni sull’organismo. Così fu smascherato uno dei tanti prodotti di scarsa qualità venduti in quel periodo.

Chi ha utilizzato una pedana taroccata ha ottenuto i benefici minimi che può procurare un vibromassaggiatore a livello estetico, stimolando la circolazione. Purtroppo non è questa la peggiore delle ipotesi. Alcune pedane con movimento basculante ampio potrebbero causare problemi alle articolazioni e in particolar modo alla schiena. In ogni caso, anche le pedane vibranti professionali, a causa della loro elevata potenza, implicano seri rischi se si utilizzano in modo non appropriato, senza avvalersi dell’assistenza di professionisti preparati e scrupolosi.


Al contrario, un corretto utilizzo della pedana vibrante, realizzato in considerazione delle evidenze scientifiche, sotto la guida di un professionista qualificato, non comporta rischi per la salute e ha notevoli effetti benefici.


Dall’origine ai giorni nostri

Dopo la iniziale diffusione nel campo della riabilitazione e dello sport per il potenziamento fisico, l’uso delle pedane vibranti si estese nel campo dell’estetica e dell’home gym, causando per un lungo periodo un declino del metodo scientifico originario. Evidentemente, quel boom commerciale implicò un discredito del metodo vibratorio, riducendolo a fenomeno di moda passeggera, tanto da ostacolarne la diffusione e l’utilizzo che avrebbe meritato esclusivamente in campo professionale.

Oggi le pedane vibranti sono in disuso, spesso incomprese e accantonate in cantine, garage, o angoli appartati di palestre e centri estetici. Pochi ne conoscono la valenza scientifica. A distanza di tanti anni, tuttavia, osserviamo che il filone di ricerca scientifica incoraggiato dagli studi di Bosco ha fatto il suo corso in modo continuo e silenzioso: le pubblicazioni scientifiche oggi sono centinaia, anche in ambito preclinico e clinico, difatti le vibrazioni sono sperimentate finanche nel trattamento delle patologie neurodegenerative.

Vale la pena rispolverare l’allenamento vibratorio, rivalutarlo e studiarlo, ripartendo di nuovo dai professionisti delle scienze motorie, in grado di riappropriarsi del metodo in cui tanto credeva il prof. Carmelo Bosco.


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