CISM dal 2014 a oggi: dieci anni di resistenza, visione e responsabilità
- scienzemotorieital
- 6 giorni fa
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Ci sono percorsi che nascono in silenzio, spesso ai margini, alimentati più dalla necessità che dall’opportunità.
Il nostro è uno di questi.
Tutto è iniziato nel 2014, dai social, da confronti accesi, da frustrazioni condivise e da una domanda semplice ma scomoda:
Possibile che una comunità di migliaia di professionisti, formati nelle Università italiane, fosse ancora priva di riconoscimento, tutele, dignità giuridica e prospettiva?
Da quella domanda è nato un movimento.
E da quel movimento, il 1° agosto 2016, è nato il Comitato Italiano Scienze Motorie.
Quel giorno non abbiamo risolto i problemi.
Abbiamo fatto qualcosa di più difficile: ci siamo assunti una responsabilità.
All’inizio eravamo visti come “sognatori”, talvolta come “disturbatori”, spesso come ingenui.
Eppure non abbiamo mai chiesto scorciatoie.
Abbiamo studiato, analizzato norme, smascherato ambiguità, denunciato incoerenze, costruito proposte.
Nel frattempo, una parte – per fortuna minoritaria – della nostra stessa categoria ha scelto l’immobilismo, o addirittura il contrasto, talvolta appoggiata da settori dell’accademia più interessati alla conservazione che al futuro.
Noi no.
Abbiamo trasformato la rabbia in metodo. La delusione in struttura. La protesta in progetto.
Il tempo è passato.
E con il tempo sono arrivati atti, norme, riforme.
Oggi non siamo più invisibili:
esistono profili professionali definiti,
esiste un riferimento normativo,
esiste una tracciabilità amministrativa ed economica,
esiste finalmente una parola chiara: Chinesiologo.
esiste finalmente l'Educazione Motoria alla Scuola Primaria
Il Nuovo Manifesto non è un libro dei sogni.
È una piattaforma di attuazione.
Non chiediamo più “se” riconoscerci.
Chiediamo come, dove e con quali responsabilità.
Con il Nuovo Statuto, il CISM ha fatto un ulteriore passo avanti:
è diventato una struttura nazionale organizzata, con coordinamento territoriale, governance chiara, regole trasparenti.
Questo non significa perdere l’anima originaria. Significa essere all’altezza della fase storica.
Chi confonde l’ordine con il controllo, la professionalità con l’élite, la regolamentazione con la chiusura, non ha compreso la posta in gioco.
Senza regole chiare vincono sempre altri.
E noi lo sappiamo bene.
Comprendiamo la fatica.
Comprendiamo chi ha accumulato anni di promesse mancate, bandi distorti, ruoli negati, concorsi ambigui, lavoro svalutato.
Ma oggi possiamo dirlo con serenità:
non siamo più nella fase dell’attesa sterile.
I tempi sono maturi perché:
il sistema sanitario non può più ignorare la prevenzione e la terapia attraverso l'esercizio fisico strutturato,
la scuola non può più improvvisare,
lo sport non può più vivere di ambiguità, l'improvvisazione non genera campioni
le strutture non possono più eludere responsabilità.
Se nel luglio 2026 celebreremo dieci anni, non sarà una celebrazione nostalgica.
Sarà una presa d’atto.
Del fatto che chi ha resistito ha avuto ragione a non mollare.
Del fatto che la dignità professionale non si mendica: si costruisce.
Del fatto che una comunità consapevole fa paura solo a chi vive di disordine.
Il CISM non appartiene a una persona, né a un gruppo ristretto.
Appartiene a chi ha deciso di non fuggire, di restare, di mettere la faccia.
Abbiamo ancora strada da fare.
Ma oggi camminiamo su terreno più solido.
E come dieci anni fa, possiamo dirlo ancora una volta, senza retorica:
Siamo ancora qui.
E non abbiamo alcuna intenzione di fermarci. - Compila il modulo, rinnova il tuo sostegno al CISM -







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