top of page

Risultati di Ricerca

663 risultati trovati con una ricerca vuota

  • ✅️ 𝑷𝒂𝒍𝒆𝒔𝒕𝒓𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑺𝒂𝒍𝒖𝒕𝒆, 𝒊𝒏 𝑺𝒊𝒄𝒊𝒍𝒊𝒂 𝒇𝒊𝒏𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒏𝒕𝒊

    In data 19 Maggio 2022, una 𝒖𝒏𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒆𝒈𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝑪𝑰𝑺𝑴 𝑺𝒊𝒄𝒊𝒍𝒊𝒂, composta dai colleghi Dario La Quatra e Simone Pluchino ha avuto il piacere di confrontarsi con 𝒍'𝒖𝒏𝒊𝒕𝒂̀ 𝒐𝒑𝒆𝒓𝒂𝒕𝒊𝒗𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍'𝒂𝒔𝒔𝒆𝒔𝒔𝒐𝒓𝒆 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝑺𝒂𝒍𝒖𝒕𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒂 𝒓𝒆𝒂𝒍𝒊𝒛𝒛𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝑷𝒂𝒍𝒆𝒔𝒕𝒓𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑺𝒂𝒍𝒖𝒕𝒆 Per la 𝒔𝒐𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒔𝒕𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝑬𝒔𝒆𝒓𝒄𝒊𝒛𝒊𝒐 𝑭𝒊𝒔𝒊𝒄𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒑𝒓𝒆𝒗𝒆𝒏𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒆 𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒑𝒂𝒕𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒆 𝒄𝒓𝒐𝒏𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒆 𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒊𝒄𝒂𝒏𝒛𝒆 Grazie all'assessore Razza per aver creduto 𝒏𝒆𝒍𝒍'𝒊𝒎𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝑪𝒉𝒊𝒏𝒆𝒔𝒊𝒐𝒍𝒐𝒈𝒐 𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍'𝑬𝒔𝒆𝒓𝒄𝒊𝒛𝒊𝒐 𝑭𝒊𝒔𝒊𝒄𝒐 Scrivici per saperne di più scienzemotorieitalia@gmail.com sicilia.cism@gmail.com .

  • ✅️ 𝑷𝒂𝒍𝒆𝒔𝒕𝒓𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑺𝒂𝒍𝒖𝒕𝒆, 𝒊𝒏 𝑺𝒂𝒓𝒅𝒆𝒈𝒏𝒂 𝒇𝒊𝒏𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒏𝒕i

    In data odierna una abbiamo avuto il piacere di confrontarci con il Dott. Mario Nieddu, Assessore dell'Igiene e Sanità e dell'Assistenza Sociale in Regione Sardegna per la realizzazione della rete 𝑷𝒂𝒍𝒆𝒔𝒕𝒓𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑺𝒂𝒍𝒖𝒕𝒆 Per la 𝒔𝒐𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒔𝒕𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝑬𝒔𝒆𝒓𝒄𝒊𝒛𝒊𝒐 𝑭𝒊𝒔𝒊𝒄𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒑𝒓𝒆𝒗𝒆𝒏𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒆 𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒑𝒂𝒕𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒆 𝒄𝒓𝒐𝒏𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒆 𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒊𝒄𝒂𝒏𝒛𝒆 Tempi tecnici e ci siamo! Ci vediamo ad Oristano l'11 Giugno prossimo ore 11.00 per il primo raduno dei Chinesiologi Sardi Accedi al gruppo Telegram per ulteriori dettagli Contatti: scienzemotorieitalia@gmail.com cism.sardegna@yahoo.com

  • Appuntamento Imperdibile 𝑳’𝑬𝑫𝑼𝑪𝑨𝒁𝑰𝑶𝑵𝑬 𝑴𝑶𝑻𝑶𝑹𝑰𝑨 𝑵𝑬𝑳𝑳𝑨 𝑺𝑪𝑼𝑶𝑳𝑨 𝑷𝑹𝑰𝑴ARIA

    𝑭𝒊𝒏𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒄𝒊 𝒔𝒊𝒂𝒎𝒐 Avremo il piacere di partecipare al Convegno 𝑳’𝑬𝑫𝑼𝑪𝑨𝒁𝑰𝑶𝑵𝑬 𝑴𝑶𝑻𝑶𝑹𝑰𝑨 𝑵𝑬𝑳𝑳𝑨 𝑺𝑪𝑼𝑶𝑳𝑨 𝑷𝑹𝑰𝑴𝑨𝑹𝑰𝑨 𝑰𝒏 𝒄𝒖𝒊 𝒔𝒂𝒓𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒇𝒊𝒏𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒔𝒄𝒊𝒐𝒍𝒕𝒊 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒊 𝒏𝒐𝒅𝒊 𝒊𝒏 𝒔𝒐𝒔𝒑𝒆𝒔𝒐 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒆 𝒐𝒑𝒆𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒊𝒏 𝒄𝒐𝒓𝒔𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒄𝒆𝒅𝒖𝒓𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒄𝒐𝒓𝒔𝒖𝒂𝒍𝒊 Avremo modo di riflettere sul valore del ruolo dell’insegnante specializzato di educazione motoria in questo segmento del sistema scolastico. Ascolteremo esperti dall'estero che già beneficiano del docente specializzato nella scuola primaria, ed analizzeremo insieme la portata di questa figura per l’innovazione didattica della scuola italiana. 𝑽𝒊 𝒔𝒊𝒆𝒕𝒆 𝒈𝒊𝒂̀ 𝒊𝒔𝒄𝒓𝒊𝒕𝒕𝒊 ? Prenota subito il tuo posto 𝑴𝑶𝑫𝑬𝑹𝑨 Massimo Caputi, giornalista 𝑺𝑨𝑳𝑼𝑻𝑰 𝑰𝑺𝑻𝑰𝑻𝑼𝒁𝑰𝑶𝑵𝑨𝑳𝑰 Sottosegretario On. Rossano Sasso Sottosegretario On. Valentina Vezzali Dott. Vito Cozzoli, Presidente Sport e Salute 𝑰𝑵𝑻𝑬𝑹𝑽𝑬𝑵𝑻𝑰 𝑻𝑬𝑪𝑵𝑰𝑪𝑶 𝑺𝑪𝑰𝑬𝑵𝑻𝑰𝑭𝑰𝑪𝑰 Marc Cloes, University of Liège, Belgium, Presidente AIESEP-International Association for Physical Education in Higher Education Arja Sääkslahti, University of Jyväskylä, Finland, consulente per il Ministero 𝑷𝒐𝒔𝒕𝒊 𝒍𝒊𝒎𝒊𝒕𝒂𝒕𝒊 Vi aspettiamo a Fiera Didacta Italia, Firenze 𝑽𝒆𝒏𝒆𝒓𝒅𝒊̀ 20 𝑴𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐 2022 - 𝑺𝒕𝒂𝒓𝒕 𝒐𝒓𝒆 16.30

  • Come scelgo i professionisti da cui farmi seguire?

    Ripetiamolo insieme ancora una volta: “Il movimento è una cosa importante ed è altrettanto importante essere seguiti da un professionista della materia”. Se questo è vero per qualsiasi ambito della nostra vita, perché non deve essere valido anche quando si parla di movimento? Perché ormai lo sanno anche i muri che l’attività fisica ha un ruolo preventivo per centinaia di quadri patologici ma questo è vero SE E SOLO SE viene fatta con senso, competenza e seguendo le evidenze scientifiche. Che poi, se io avessi fatto un corso per parrucchiere di 3 weekend, voi ci verreste a farvi tagliare i capelli da me perché chiedo meno degli altri? Muovetevi tanto, muovetevi forte, muovetevi bene, muovetevi per stare bene. Dott. Stefano Ruffato - Chinesiologo

  • Palestre della Salute - Regione Sardegna

    𝑨 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒊 𝑪𝒉𝒊𝒏𝒆𝒔𝒊𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊 𝑺𝒂𝒓𝒅𝒊 📣 Mercoledì 18 Maggio 2022, ore 10.00 saremo in Regione Sardegna, presso l'Assessorato dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, per conferire con l'assessore Mario Nieddu, per rendere il progetto 𝑷𝒂𝒍𝒆𝒔𝒕𝒓𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑺𝒂𝒍𝒖𝒕𝒆, realtà strutturata a disposizione del cittadini sardi sani e con patologie, che potranno beneficiare finalmente dell'intervento del Chinesiologo e dell'esercizio terapeutico in tutte le province della Regione, anche su prescrizione medica. Ci troveremo dopo l'incontro per un aperitivo da Ellusu Cagliari alle ore 18.00 in centro, 𝒑𝒆𝒓 𝒇𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒏𝒔𝒊𝒆𝒎𝒆 𝒊𝒍 𝒑𝒖𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒊𝒕𝒖𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒆𝒅 𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐𝒓𝒏𝒂𝒓𝒆 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒔𝒖𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒔𝒔𝒊𝒎𝒊 𝒔𝒕𝒆𝒑, ci sarà anche la possibilità per i colleghi lontani ed impossibilitati di collegarsi e partecipare in videoconferenza all'incontro. 𝑽𝒊 𝒂𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒊𝒂𝒎𝒐 ❗️

  • La Meditazione: un viaggio dentro te stesso 🧘🏼

    “Non c’è peggior condanna per un essere umano che vivere all’insaputa di se stesso” Gianluca Gori Nelle Indicazioni Nazionali per il Curricolo del 2012 tra le competenze previste per lo studente liceale ci sono comprensione approfondita della realtà e atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi; acquisizione delle conoscenze, abilità e competenze coerenti con le capacità e le scelte personali adeguate all’inserimento della vita sociale e nel mondo del lavoro. Sembra essere così la meditazione, in base alle ricerche scientifiche in atto sin dagli anni 60, uno degli strumenti chiave, per lo sviluppo delle capacità cognitive, al fine di raggiungere una migliore consapevolezza e capacità di gestione delle emozioni, per il raggiungimento di un benessere psicofisico completo e l’acquisizione delle indispensabili life skills. Dall’esperienza fatta con i ragazzi al Liceo Scientifico Banzi in provincia di Lecce, trattare di come funziona il cervello, praticare meditazione e yoga, ha voluto dire dare un nome alle emozioni e agli stati d’animo che li attraversano. La meditazione è diventata uno strumento di educazione emotiva. Quel tipo di educazione che in via sperimentale potrebbe partire dal prossimo anno in molte scuole italiane. La meditazione è sviluppare l’attenzione e l’intenzione focalizzata, osservare i pensieri che appaiono e scompaiono nella nostra mente, senza lasciare che ci conducano da qualche parte in particolare. Significa sviluppare le capacità metacognitive del nostro cervello. La metacognizione è “la conoscenza della conoscenza”, “il pensiero del pensiero” (dal greco meta, al di là, e dal latino cognitio, conoscere). In pratica la metacognizione è l’auto-monitoraggio e il controllo dei propri processi cognitivi. Gli studenti hanno praticato a scuola e scoperto un modo a loro sinora sconosciuto di migliorare la consapevolezza, alimentare la gratitudine, l’empatia, migliorare i rapporti sociali e comunicare e processare le proprie emozioni. Meditando hanno imparato ad ascoltarsi, a prendere coscienza delle loro tensioni fisiche o emotive. Del resto la meditazione non cerca di cambiare le tue esperienze (che pur cambiano meditando) ma punta a renderti pienamente conto di esse. La Meditazione ci aiuta a comprendere le nostre emozioni, i nostri valori, le nostre convinzioni e i nostri talenti. Con la meditazione impariamo ad ascoltare i pensieri che passano nella nostra mente e che si traducono poi in quelle azioni che determinano il flusso degli eventi della nostra vita. Con lo yoga entriamo in contatto con il nostro corpo che tutto sente e ricorda sin dalla vita intrauterina. Il nostro cervello ha il dono della neuroplasticità: è un sistema flessibile che non smette mai di apprendere. Il cervello e le sue interconnessioni strutturali si modificano durante il corso di tutta la nostra esistenza. La capacità del cervello di modificare la propria struttura in risposta all’esperienza prende il nome di neuroplasticità. Quando meditiamo possiamo attivare, potenziare e incrementare delle altre aree del nostro cervello, che sono quelle che ci permettono di vivere una vita più consapevole e preservare uno stato di benessere soddisfacente. Il cervello funziona come una totalità in cui tutte le sue parti sono interconnesse come una ragnatela di processi. Un cambiamento strutturale può comportare la creazione o il rafforzamento di connessioni tra neuroni già esistenti oppure la crescita di nuovi neuroni producendo effettivi mutamenti. Il cervello è il luogo fisico dove si genera l’informazione e la mente funge da regolatore dei flussi informativi. Una mente ben integrata è sana e resiliente. Se c’è integrazione tra tutte le parti della mente, il sistema risulta armonico e flessibile, se l’integrazione è parziale o assente si manifestano rigidità e caos. Le implicazioni nella nostra vita sono notevoli. Il corpo, attraverso i sensi è il mezzo attraverso cui esperiamo e creiamo la realtà che non è mai oggettiva ma dipendente dall'interpretazione che facciamo delle nostre esperienze; così lo yoga attraverso le asana diventa un viaggio, una rielaborazione del nostro vissuto. La Meditazione influisce quindi sulla neuroplasticità del cervello, migliorando la consapevolezza del Sé e riducendo così la sensazione di stress. Le abilità del cervello che vengono sviluppate nei meditanti sono le abilità di metacognizione, l’attenzione focalizzata, l’introspezione, l’empatia, la gratitudine. Le ricerche hanno dimostrato che meditando per un tempo di almeno 30 minuti ogni giorno, per sei volte la settimana, per tre mesi aree del cervello deputate alla parte istintiva come l’amigdala, diminuiscano di volume a beneficio delle aree della corteccia deputate all’attenzione e alle funzioni esecutive. Nei partecipanti a questi studi si è registrato una modificazione dei loro comportamenti (a patto di una pratica costante e giornaliera). Si riscontrava inoltre una diminuzione dei marker dello stress come il cortisolo. Miglioravano alcune abilità sociali, come le competenze socio-affettive e socio-cognitive. Lo yoga è quella pratica motoria, da sempre medicina per il corpo e lo spirito. In definitiva possiamo dire che le life skills sono abilità emotive, relazionali e cognitive molto importanti per affrontare i cambiamenti che la vita richiede e sopportare il carico psicofisico a cui ogni giorno siamo sottoposti. Attività olistiche come lo yoga e la meditazione, a scuola come nella vita di tutti, aiutano a sviluppare un corpo forte e flessibile, e in un corpo forte e flessibile abita certamente una mente altrettanto forte e flessibile: una mente resiliente capace di elaborare il vissuto e le esperienze in modo costruttivo. Una mente che vede nelle difficoltà opportunità di crescita e miglioramento; una mente capace di guardare la realtà senza farsi sopraffare da essa. Il corpo nella sua parte fisica diventa in questa ottica una rappresentazione, della mente. Un palcoscenico dove i pensieri, le emozioni, i sentimenti, il vissuto della persona trova la sua rappresentazione. Prof.ssa Pamela Galati Bibliografia: Kabat-Zinn, J., (1990). Full Catastrophe Living. Delta Publishing, New York. Kasamatsu, A., Hirai, T., (1966). An electroencephalographic study on the zen meditation (Zazen). Folia Psychiatrica et Neurologica Japonica, 20(4), 315–36. Lazar, S.W., Kerr, C.E., Wasserman, R.H., Gray, J.R., Greve, D.N., Treadway, M.T., McGarvey, M., Quinn, B.T., Dusek, J.A., Benson, H., Rauch, S.L., Moore, C.I., Fischl, B., (2005). Meditation experience is associated with increased cortical thickness. Neuroreport 16, 1893–1897. Lutz, A., Brefczynski-Lewis, J., Johnstone, T., Davidson, R.J., (2008). Regulation of the neural circuitry of emotion by compassion meditation: effects of meditative expertise. Progetto RESOURCE, Max Plank Istitute of Humane cognitive and Brain Science, Germania, 18 ottobre 2017 Alexander Lowen, "La spiritualità del corpo", casa editrice Astrolabio Alexander Lowen, "Il linguaggio del corpo", casa editrice Feltrinelli

  • Rete Professionale per Pazienti Trapiantati

    𝑪𝑶𝑴𝑼𝑵𝑰𝑪𝑨𝒁𝑰𝑶𝑵𝑬 In data odierna si è tenuta la prima seduta di coordinamento con il 𝑪𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝑵𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆 𝑻𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂𝒏𝒕𝒊 per la creazione di una 𝑹𝒆𝒕𝒆 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒊𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂𝒍𝒆 che possa prendere in carico i pazienti trapiantati 𝒑𝒆𝒓 𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂 𝒑𝒐𝒔𝒕-𝒕𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒆 𝒓𝒊𝒕𝒐𝒓𝒏𝒐 𝒂𝒍𝒍'𝒂𝒕𝒕𝒊𝒗𝒊𝒕𝒂̀ 𝒎𝒐𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒆/𝒐 𝒔𝒑𝒐𝒓𝒕𝒊𝒗𝒂. 𝑰𝒏𝒗𝒊𝒂 𝒄𝒂𝒏𝒅𝒊𝒅𝒂𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒑𝒓𝒆𝒏𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒓𝒆𝒕𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒆𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒂 𝒔𝒖𝒑𝒑𝒐𝒓𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒑𝒂𝒛𝒊𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒕𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂𝒏𝒕𝒂𝒕𝒊 𝑻𝒊 𝒓𝒊𝒄𝒐𝒏𝒕𝒂𝒕𝒕𝒆𝒓𝒆𝒎𝒐 𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒊𝒍 𝒎𝒆𝒔𝒆 𝒅𝒊 𝑮𝒊𝒖𝒈𝒏𝒐 𝑪𝒐𝒎𝒑𝒊𝒍𝒂 𝒊𝒍 𝒎𝒐𝒅𝒖𝒍𝒐

  • Firmato Protocollo d'intesa tra CISM e Fiera Didacta Italia

    Il CISM firma Protocollo d'intesa con Fiera Didacta Italia, al centro di tutto la Formazione dei Docenti di Educazione Motoria. Una nuova sinergia che sigla una comunità di intenti e l’impegno a guardare ai docenti, alla qualità degli insegnanti, al futuro dell'educazione motoria in Italia. Daniele Iacò, Presidente del Comitato Italiano Scienze Motorie e Lorenzo Becattini, Presidente di Firenze Fiera, hanno firmato il protocollo d’intesa che vede insieme CISM e Didacta Italia per i prossimi due anni con l’obiettivo comune di promuovere, favorire, sostenere la preparazione, la formazione continua e l'aggiornamento del personale docente di educazione motoria, puntando all'eccellenza. In vista dei futuri concorsi, dell'imminente presa in carico dei bambini, grazie alla legge 234/2021 che ha finalmente introdotto l'insegnamento dell'educazione motoria alla scuola primaria, Didacta Italia, spin off di Didacta International, ha inaugurato nell'ambito di Fiera Didacta Italia, giunta alla sua quinta edizione, una linea interamente dedicata al mondo dell'Educazione Motoria, che sarà implementata da quì alle future edizioni. Tante le iniziative formative innovative presenti all'interno del Programma di Fiera Didacta, dove il 20 Maggio p.v., alla presenza del Sottosegretario all'Istruzione Rossano Sasso, la Sottosegretaria allo Sport Valentina Vezzali ed il Presidente di Sport e Salute Vito Cozzoli, si svolgerà un convegno inaugurale per il riconoscimento dell’educazione motoria come espressione di un diritto personale e strumento di apprendimento cognitivo, promuovendo confronto con altri Paesi dell’Unione Europea, consentendo di comprendere la ricaduta di questa innovazione didattica sulla scuola italiana. Vi aspettiamo in Fortezza da Basso, Firenze, dal 20 al 23 Maggio 2022, per una tre giorni in cui finalmente l'Educazione Fisica è assoluta protagonista. Consulta il calendario per partecipare ai seminari. Come partecipare a Didacta 2022

  • Identificazione e sviluppo del Talento

    Immaginate una società in cui l’insegnamento del movimento avvenisse fin dalla tenera età così come avviene tutt’oggi per l’apprendimento della lettura e della scrittura. Adesso, in un contesto di alta performance sportiva, immaginate un sistema in cui l’ottimizzazione del movimento umano fosse al centro di un programma per crescere talenti sportivi. Un contesto in cui il giovane talento sportivo è cresciuto fin dall’infanzia per far sì che abbia più chances di diventare un buon atleta, alla stregua di uno studente che viene istruito fin da piccolo per avere più possibilità di essere una persona migliore in futuro. Immaginate una società basata su un sistema che investa nella formula “scuola : studente = settore giovanile sportivo : atleta”. Bene, questo è possibile ed è ciò di cui si occupa Francesco Dimundo che, iniziando come studente di scienze motorie all’Università di Foggia, adesso è ricercatore alla Birmingham City University e strength & conditioning coach professionista in Inghilterra. “Il talento sportivo non è innato né collegato a qualcosa di stabile ed immutabile (Schorer et al., 2017) ma è la combinazione di più fattori appartenenti a tre macroaree o “vincoli” legati alla tipologia di: compito, persona, e ambiente (Sarmento et al., 2018; Dimundo et al., 2021a; Dimundo et al., 2022). Ognuna di queste macroaree è composta da diversi fattori, tutti più o meno influenti sul percorso di crescita di un atleta. Tuttavia, come riportato in alcuni studi internazionali (Davids et al., 2012; Dimundo et al., 2021b), ogni sport e ogni relativa fascia d’età (insieme allo stato di maturità) potrebbero avere un fattore più determinante degli altri nella scalata di un atleta verso il professionismo sportivo”. Secondo te, qual è/quali sono? Dott. Francesco Dimundo - Chinesiologo BREVE BIOGRAFIA DELL'AUTORE: Francesco Dimundo, 32enne barese, laureato in scienze motorie all’Università di Foggia, si è specializzato in Strength & Conditioning all’Università di Edimburgo in Scozia dopo aver studiato un anno presso l’Università di Valencia. Oggi consegue il dottorato di ricerca (PhD) presso la Birmingham City University in Inghilterra ed insegna Sport Science e Strength and Conditioning presso la Birmingham City University e la Coventry University. Sul campo vanta l’esperienza pluriennale di preparatore atletico con realtà professionistiche come: Hibernian F.C. (Premier league di calcio Scozzese); Scottish Institute of Sport (Comitato Olimpico Scozzese); Bari calcio; Monopoli calcio; Exprivia Pallavolo Molfetta (A1 maschile); Nike FC Academy; ALTIS Athletics (Centro privato di preparazione Olimpica per l’atletica in USA); Wasps rugby (Premiership Inglese) e Worcester Warriors rugby (Premiership Inglese). Inoltre, in ambito accademico ha insegnato moduli di Scienze Sportive a vari livelli presso: Università di Bari, Coventry College e DeMontfort University of Leicester. Attualmente lavora per migliorare il sistema d’identificazione e crescita dei talenti in Italia, continuando la sua attività di ricerca nel Regno Unito e in Sud America. Contatti: email: dimundo9@hotmail.com Ig: @dimundofrancesco Twitter: @DimundoFran Linkedin: Francesco Dimundo

  • Adattamenti cardiaci e vascolari all’allenamento aerobico: il ruolo del (VEGF)

    L’allenamento aerobico, moderato (superiore al 50%VO2 Max) e regolare, condotto per più di 5h a settimana che include almeno un sesto della massa muscolare corporea, spinge l’organismo a mettere in atto una serie di adattamenti, a lungo termine, a livello anatomo-strutturale che coinvolgono più apparati e sistemi. Il sistema cardio-circolatorio è sicuramente quello più interessato a tali adattamenti che, per comodità, vengono distinti in centrali (cardiaci) e periferici (vascolari). Gli adattamenti centrali riguardano direttamente il cuore (cuore d’atleta) che reagisce alla nuova condizione di aumentato lavoro operando, fondamentalmente, due modificazioni principali: -aumento di volume: tale fenomeno fu descritto per la prima volta nel lontano 1899 nella tesi di laurea del medico Henschen [1] che l’osservò in sciatori di fondo svedesi. Successivi approfondimenti [2] hanno permesso di apprezzare che il volume cardiaco totale può addirittura raddoppiare negli atleti di endurance professionisti, soprattutto maratoneti e ciclisti. Ancora oggi ci si chiede se esiste una sorta di limite [3] oltre il quale considerare “patologico” l’ingrandimento cardiaco, tuttavia i parametri influenzanti sono troppo numerosi (peso, altezza, superficie corporea, genetica). Il termine “cuore d’atleta” si riferisce precisamente all’ ipertrofia eccentrica che si riscontra a livello delle pareti ventricolari che vanno incontro ad un marcato ispessimento senza effetti collaterali di tipo costrittivo o riduttivo nei confronti della stessa camera cardiaca. Dai referti istologici si può notare l’organizzazione in serie delle nuove miofibrille: trattasi di un prezioso accorgimento che consente di aumentare le gittata cardiaca in corso d’esercizio, migliorando di conseguenza le performance grazie al fatto che più sangue può arrivare ai tessuti sotto sforzo, che si traduce in una trasporto più efficiente di nutrienti e ossigeno nonché un’eliminazione più rapida di prodotti di scarto e anidride carbonica che ostacolerebbero il lavoro muscolare. -riduzione della frequenza cardiaca a riposo: tale adattamento è conosciuto sotto il nome di bradicardia d’atleta e definisce l’abbassamento della frequenza cardiaca (FC) rispetto ai canonici 60-100bpm considerati “fisiologici” dalla letteratura scientifica. Già dopo poche settimane di allenamento la FC può ridursi di 8-10bpm fino ad assestarsi ad una media di 35-40bpm negli atleti d’élite. Alcuni studi [4] hanno ricondotto tale modificazione ad una riduzione del tono simpatico con prevalenza del tono vagale a carico del sistema autonomo, le cui fibre nervose controllano l’attività ritmica spontanea del cuore tramite le cosiddette cellule pacemaker del nodo seno-atriale. La bradicardia permette di aumentare il tempo in cui il ventricolo sinistro può riempirsi di sangue influenzando la Gittata sistolica consentendo dunque di far arrivare ancora più sangue in periferia riducendo la spesa energetica a carico del cuore (doppio effetto positivo). Gli adattamenti periferici (vascolari) riguardano la rete circolatoria e furono segnalati per la prima volta negli anni ’60 del secolo scorso da Folco Rossi e Antonio Venerando ritenuti i pionieri della Medicina dello Sport da parte dell’Istituto Coni. I due professori si accorsero, dall’analisi delle radiografie dei corridori delle Olimpiadi di Roma 1960, dell’aumento del calibro vasale rispetto ai sedentari, aumento che correlarono, in primo luogo, alle dimensioni corporee dell’atleta. È possibile paragonare le nostre arterie, vene e capillari ad una gigantesca rete autostradale: le migliorie a carico de vasi di piccolo, medio e grosso calibro equivale a rendere più efficiente il traffico automobilistico evitando rallentamenti di qualsiasi tipo. Tali adattamenti sono riconducibili all’aumento della gittata cardiaca che determina delle condizioni di maggior “traffico ematico” all’interno dei vasi, fattore determinante per il rimodellamento dell’albero vascolare [5]. A loro volta è possibile distinguere tra gli adattamenti periferici quelli che avvengono a carico dei vasi di grosso e medio calibro e quelli a carico del microcircolo. -adattamenti a carico dei vasi di medio e grosso calibro: tali adattamenti riguardano sia le coronariche che le arterie muscolari di tipo non elastico, ad esempio quella femorale e succlavia. Nel mediare il rimodellamento è fondamentale lo shear stress: esso rappresenta la trazione esercitata dalla superficie endoteliale dal sangue che scorre e, può essere paragonato alla lama del rasoio che scorre sulla pelle quando ci si fa la barba. Tale attrito stimola una serie di meccanocettori endoteliali [6] che, sensibili allo stiramento, attivano particolari vie di traduzione del segnale che alla lunga portano a perfezionare la compliance. A questo meccanismo si aggiunge quello spiegato da Patrizio Sarto [7] riguardante le EPC. Trattasi di cellule staminali circolanti che partecipano ai processi di rimodellamento vascolare incorpandosi agli endoteli. La “capacitanza”, che traduce dall’inglese il termine compliance, intende la capacità che hanno i vasi di dilatarsi quando aumenta il volume del sangue nel vaso, stabilizzando la pressione perché il vaso riesce, di conseguenza, anche a distendersi meglio (ciò spiega perché il training aerobico migliora i parametri pressori riducendo il rischio ipertensivo). A ciò va aggiunta anche la capacità delle arterie di aumentare il diametro interno del lume (come aggiungere un’altra corsia in autostrada) riducendo lo spazio occupato dall’endotelio, evento che permette di migliorare ulteriormente l’afflusso di sangue verso i muscoli maggiormente sollecitati [8]. -adattamenti a carico del microcircolo: l’ipossia è il principale induttore di tali adattamenti. In condizioni di scarsa concentrazione di ossigeno sono le stesse cellule muscolari a rilasciare VEGF (Vascular Endotelian Growth Factor) [9] tramite il fattore HIF-1, in modo direttamente proporzionale all’intensità dell’esercizio. Esso rappresenta il più potente fattore neoangiogenetico noto: una volta rilasciato infatti, agisce sulle cellule endoteliali dei capillari pre-esistenti facendole proliferare e migrare fino alla fusione con altri capillari. Il processo termina con la maturazione degli stessi fino alla formazione di un nuovo lume e membrana basale. In conclusione la capillarizzazione a carico del microcircolo riguarda l’aumento del numero (iperplasia), l’aumento della lunghezza (ipertrofia) e il miglioramento funzionale (efficienza). È importante ricordare che la formazione di nuovi vasi in zone prima, poco o nulla irrorate, permette di far arrivare meglio e più velocemente il sistema immunitario in caso di traumi, lesioni o infezioni, permettendo di accelerare il processo di riparazione e/o guarigione. [10-11] Dott. Lorenzo Gennaro - Chinesiologo Bibliografia [1] “Cardiomegaly”, Hina Amin 1, Waqas J. Siddiqui 2 In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2022 Jan. [2] Fiorentini, Anselmi, Mondillo “Left ventricular hypertrophy in athletes: How to differentiate between hypertensive heart disease and athlete's heart” Eur J Prev Cardiol. 2020 Mar 25;2047487320911850. doi: 10.1177/2047487320911850. Online ahead of print. [3] Sportmedizin : “Grundlagen für körperliche Aktivität, Training und Präventivmedizin”, Hollmann, Wildor; Strüder, Heiko Klaus; Hettinger, Theodor, Stuttgart: Schattauer (Verlag), 2009, 756 S., Lit. 5., völlig neu bearb. u. erw. Aufl. [4] Huonker M.et Al “Structural and fuctional adaptations of the cardiovascular system by training, Int J. Sport Med., 17: S164.S172, 1996) [5] Prior B.et al, “Exercise-induce vascular remodeling”, Exerc.Sport Sci. Rev. 31, 26-33, 2003). [6] Schwartz Ma, Hahn C, “Mechanotransduction in vascular physiology and atherogenesis”, Nat Rev Mol Cell Biol. 10, 53-62, 2009) [7] P.Sarto et al. “Effects of Exercise Training on Endothelial Pogenitor Cells in patients with Chronic Heart Failure”, Journal of cardiac failure 13, 701-708, 2007. [8] Green D.J et al. “Vascular adaptation in athletes: i s there an “athlete’s artery?”, Exp Physiol 97, 295-304, 2012. [9] Carmen Stanca Melincovici, Boşca, Şuşman, “Vascular endothelial growth factor (VEGF) - key factor in normal and pathological angiogenesis” Review Rom J Morphol Embryol. 2018;59(2):455-467. [10]“Patologia e Fisiopatologia generale per le Scienze Motorie” di E.Damiani (2014) [11]“Manuale di Medicina dello sport” con elementi di traumatologia e pronto soccorso per gli studenti di Scienze Motorie di P.Zeppilli ristampa 2018

  • Riforma Ordinamento Didattico Scienze Motorie

    Lunedì 9 maggio 2022 una delegazione del Comitato Italiano Scienze Motorie è stata convocata presso il Ministero dell'Università e della Ricerca per confronto con la Direzione generale degli ordinamenti della formazione superiore e del diritto allo studio, rappresentata dal Dott. Gianluca Cerracchio, per discutere, in linea con la Riforma del Chinesiologo in cui già nell'ambito del DL n°36, 28 Febbraio 2021, all'art. 41, comma 7, il si incarica il Ministero di attuare una riforma dell'ordinamento didattico delle Scienze Motorie italiane, di favorire la Revisione ed uniformazione dei piani di Studio dei CdL in Scienze Motorie, basata su uno studio globale del mercato del lavoro nazionale ed internazionale al fine di fornire adeguate competenze agli studenti, nonché definitiva specificità d'insegnamenti teorico - pratici favorendo da quì ai prossimi 10 anni adeguato turn-over per il nostro specifico settore Scientifico Disciplinare, M-EDF-01 (Metodi e didattiche delle attività motorie), M-EDF-02 (Metodi e didattiche delle attività sportive) da parte di personale docente di ruolo, Ordinari, Associati o Ricercatori, che dispongano effettivamente di specifico background in Scienze Motorie con Dottorato di Ricerca, nonché adattare altre discipline di estrazione Medica, biologica, biochimica, pedagogica, ecc.. alle reali esigenze formative del profilo del Chinesiologo, e del futuro docente di Educazione Motoria, finalmente alla scuola primaria grazie alla legge 234/2021. Per questa operazione si è attivato dal 28 Ottobre 2021 il Coordinamento Nazionale Studenti Scienze Motorie, organizzazione nazionale che ha riunito tutti i rappresentanti degli studenti attivi nell'ambito dei Corsi di Laurea in Scienze Motorie d'Italia, che in collaborazione con il CISM ha redatto e firmato la relazione "Quale Futuro per le Lauree in Scienze Motorie", documento dettagliato che fornisce un'analisi chiara ed oggettiva della storia delle Scienze Motorie Italiane, evidenziando le carenze sul piano nazionale grazie ad un sondaggio "Le Scienze Motorie che vorrei" che ha coinvolto oltre 6000 studenti in tutta Italia. L'intervento del CNSSM e del CISM è stato inoltre supportato da un'atto ufficiale del Coordinamento Nazionale degli Studenti Universitari, che ha approvato in data 29 Aprile u.s. la mozione in merito alla richiesta di riordino del Corso di Laurea di Scienze Motorie, che il Dott. Cerracchio avrà cura di condividere con il Consiglio Universitario Nazionale, per innestare un adeguato intervento che possa soddisfare adeguate richieste di cambiamento nell'ambito della riforma in corso delle classi di laurea, che dovrà essere consegnata entro e non oltre il 31 Dicembre 2022. Le Scienze Motorie Meritano il meglio, i cittadini meritano il meglio dalle Scienze Motorie Vi terremo aggiornati

  • CHI FINANZIA BIG PHARMA? LA COLPA NON É DI CHI PENSI

    Mai come in questo periodo si è parlato di Big Pharma: l'insieme delle case farmaceutiche di tutto il mondo che speculano sulla salute delle persone. In Italia nel 2019 la spesa farmaceutica totale, pubblica e privata, è stata pari a 30,8 miliardi di euro, di cui il 76,4% a carico del Servizio Sanitario Nazionale [quindi pagato dai cittadini]. Si è visto un aumento sia della spesa pubblica (+5,3%) che di quella privata (+7,2%) rispetto all'anno precedente. Quello che è importante capire non è a quanto ammonta il guadagno delle case farmaceutiche ma i motivi per i quali, sempre più persone, ricorrono a medicinali vari. Nella foto allegata a questo post è possibile notare la lista dei farmaci maggiormente prescritti in Italia. In linea generale i problemi per i quali vengono utilizzati sono: colesterolo circolazione sanguigna infarto e ictus diabete mellito carenza di vitamina D reflusso gastroesofageo ecc. È incredibile notare come la totalità dei motivi per i quali vengono assunti questi farmaci riguardino uno scorretto stile di vita. Mi spiego meglio: Se le persone avessero una sana alimentazione, praticassero attività fisica e non fossero sedentarie, la quasi totalità dei farmaci, prescritti ed assunti, sarebbe totalmente inutile Il motivo per cui "Big Pharma" rappresenta un colosso è semplicemente dato dal fatto che, in generale, si preferisce scegliere una pillola piuttosto che vivere in maniera più sana. Un altro enorme problema è che sulle ricette non si leggono mai indicazioni riguardo agli specialisti da consultare per migliorare alimentazione e stile di vita: l'unica alternativa proposta è sempre la terapia farmacologica. Purtroppo in Italia NESSUNO fa prevenzione, semplicemente perché non conviene. Se si vogliono contrastare i colossi delle case farmaceutiche occorre scendere in piazza...però bisogna farlo con tuta e tappetino, per allenarsi Fonte: L’uso dei farmaci in Italia - Rapporto Nazionale Anno 2019 Dott. Fabrizio Monticone - Chinesiologo

  • UN GINNASTA È PIÙ INTELLIGENTE DI UN PREMIO NOBEL, MA LA SCUOLA ITALIANA NON LO SA

    Sareste propensi a considerare un professore universitario di matematica una persona intelligente? Direi di si. E un Nobel per la letteratura? Probabilmente rispondereste si anche in questo caso. Eppure il matematico può avere difficoltà a scrivere un testo articolato, così come il letterato può non essere in grado di risolvere un'equazione di secondo grado. Come è possibile? La risposta al quesito è stata data dal professor Howard Gardner, che ha elaborato la teoria delle intelligenze multiple. Secondo questa teoria, aggiornata più volte dallo stesso Gardner, esistono numerose intelligenze. Partiamo innanzitutto con una possibile definizione di intelligenza: secondo il vocabolario Treccani può essere definita come un "complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare, e lo rendono capace sia di adattarsi a situazioni nuove, sia di modificare la situazione stessa quando questa presenta ostacoli all’adattamento". Questa definizione, seppur non in modo specifico, racchiude tutte le tipologie di intelligenza individuate da Gardner: - Linguistica - Logico-Matematica - Spaziale - Musicale - Intrapersonale - Interpersonale - Naturalistica - Esistenziale - Corporeo-Cinestesica Vi rimando ai classici testi disponibili anche in rete per approfondire il tutto. L'ultima dell'elenco, che coinvolge numerose strutture del sistema nervoso, è particolarmente sviluppata in chiunque abbia un'ottima padronanza del proprio corpo, come per esempio i ginnasti. Quindi, se facessimo un test per l'intelligenza corporeo-cinestetica (che non ha nulla a che fare con la forza, la velocità, ecc..), Igor Cassina o Yuri Chechi otterrebbero un punteggio più alto di Albert Einstein. L'uomo va considerato ovviamente nella sua totalità, ma il sistema scolastico italiano sembra ignorare quanto fin qui esposto; anziché aiutare bambini e ragazzi a scoprire quali sono le loro qualità, li obbliga a seguire schemi rigidi e li giudica in base a due o tre tipologie di intelletto. Con una frase a lui attribuita, l'illustre dott. Einstein ci ricorda che "ognuno di noi è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido". Dott. Daicoro Principi - Chinesiologo

  • ATTIVITA' FISICA E CANCRO ➡️ COSA DICE LA SCIENZA

    Ogni volta che abbiamo un problema fisico, di qualsiasi tipo, il primo consiglio che ci viene dato è quello di metterci a riposo. Ma è davvero una soluzione utile? In casi di malattie importante come bisogna comportarsi? L'attività fisica ha una vasta gamma di benefici per tutti i casi di cancro. Questi includono, ma non sono limitati a, esiti fisiologici come fitness cardiopolmonare funzionalità fisica composizione corporea minor affaticamento percepito migliore qualità del sonno Un tumore canceroso fa parte di alcuni tessuti del corpo, ciò significa che a qualunque cosa venga esposto il corpo, espone il tumore allo stesso stimolo Questo è un enorme vantaggio se si sceglie di esporre il corpo a sostanze o ambienti che uccidono il cancro o che lo inibiscono. Quali sono i benefici dell'attività fisica nei malati e nei sopravvissuto al cancro Quando si è fisicamente attivi vengono prodotte molte sostanze diverse che colpiscono le cellule tumorali creando un ambiente sfavorevole per la proliferazione del tumore L'attività fisica rafforza il sistema immunitario, rendendolo più efficiente nell'inibire la crescita del tumore, contrastando gli effetti collaterali e la tossicità dei vari trattamenti a cui ci si sottopone. L'esercizio fisico regolare aumenta il flusso sanguigno e la formazione di vasi sanguigni in tutto il corpo. -> questo può influire sul modo in cui la chemioterapia raggiunge il tumore e promuove l'effetto della radioterapia, aumentando al contempo la tolleranza generale dei farmaci. L'attività fisica svolge un ruolo importante nella prevenzione e nella gestione delle recidive. Come cominciare a muoversi? Per i sopravvissuti al cancro che non hanno esperienza con l'attività fisica, la partecipazione a sessioni di esercizi di gruppo supervisionati può essere più fattibile. È stata osservata una relazione dose-risposta tra attività fisica ed effetti positivi, dove poco è meglio di niente e più è meglio di poco. Le prestazioni fisiche possono anche essere aumentate durante i vari trattamenti, con pochissimi [<%] o nessun evento avverso pericoloso per la vita L'esercizio dovrebbe essere individualizzato, tenendo conto della salute generale e della funzione fisica, della motivazione e degli obiettivi. Per le persone anziane e fragili, può includere alcuni esercizi da seduti a stare in piedi. Per altri può includere una attività a basso impatto, come una passeggiata di 60 minuti. La cosa più importante è creare una sana abitudine che venga mantenuta nel tempo. Il movimento fa sempre bene Non bisogna aver paura di continuare o iniziare a praticare attività fisica anche se in caso di cancro muoversi, in maniera strutturata ed equilibrata, aiuterà a reagire meglio durante questa fase delicata della vita, affrontando questo percorso con una maggiore forza sia fisica che mentale Dott. Fabrizio Monticone Divulgatore scientifico per importanti aziende nazionali ed internazionali | Formatore per varie FSN e EPS | Web Content Editor specializzato nel settore sport e wellness Contatti: www.linkedin.com/in/fabriziomonticone Fonti: [1] Role of Regular Physical Exercise in Tumor Vasculature: Favorable Modulator of Tumor Milieu. Int J Sports Med [2] Molecular Mechanisms Linking Exercise to Cancer Prevention and Treatment. Cell Metabolism [3] Exercise-Dependent Regulation of NK Cells in Cancer Protection. Trends in Molecular Medicine

  • IL MOVIMENTO Un antidolorifico per la fibromialgia

    La Fibromialgia è una forma diffusa con dolore cronico associato a sintomi come fatica, stanchezza e alterazione degli stati d'animo, disordini cognitivi e decondizionamento fisico. Questa problematica risulta ancora difficile da diagnosticare in quanto i criteri di classificazione sono ancora in corso. Nelle attività motorie adattate è prevista la combinazione dell'esercizio fisico e l'educazione del paziente, anche attraverso una terapia cognitiva, comportamentale e con un approccio interdisciplinare. Per poter garantire il miglior approccio educativo e allenante verso il paziente è fondamentale compiere una valutazione dello stato funzionale del paziente e comprendere quanto la FM condiziona la sua quotidianità. Diversi studi hanno constatato che l'esercizio aerobico aumenta la capacità funzionale e la soglia del dolore, oltre che trasferire la sensazione di benessere generale, la cui intensità di applicare è tra il 40%-80% della FC Max. L'allenamento della forza risulta efficace , ma la progressione del carico deve essere ben distribuita nel tempo e in maniera limitata con una range d' intensità tra 9-15 della scala di Borg. L'integrazione di entrambi gli allenamenti permette una riduzione del dolore percepito migliorando di conseguenza la qualità della vita, la funzionalità fisica e psicologica. Altri studi hanno valutato che anche l'esercizio in acqua ha una buona efficacia sulla FM anche se riservato maggiormente per anziani e soggetti che ne soffrono da molto tempo. Un'ultima terapia, complementare, è la meditazione che migliora la qualità del sonno e riduce i livelli di affaticamento. L'integrazione dell'esercizio fisico con la terapia cognitiva è un trattamento efficace per la fibromialgia. Questi metodi devono essere strettamente personalizzati sul paziente, quindi il lavoro del Chinesiologo risulta diventare rilevante all'interno di uno staff di medici per il miglioramento della qualità della vita del paziente, perché come sempre vorrei ricordarvi che il movimento è salute. Dott.ssa Martina Verdi - Chinesiologa Fonti [1] Perrot S, Fibromyalgia:. A misconnection in a multiconnected world? Eur J Pain 2019;23:866–73. [2] Arnold L, Choy E, Clauw D, et al. Fibromyalgia and chronic pain syn- dromes: a white paper detailing current challenges in the field. Clin J Pain 2016;32:737–46.

  • 📈LINEE GUIDA RELATIVE ALL’ESERCIZIO FISICO IN SOGGETTI CON FATTORI DI RISCHIO

    In grafica sono riportati i benefici dell’attività fisica nei soggetti con ciascun fattore di rischio cardiovascolare. Le Linee Guida dell’European Society of Cardiology 2020: Per quanto riguarda i soggetti affetti da OBESITA', è raccomandato un minimo di 150 minuti alla settimana di attività fisica di endurance di moderata intensità abbinato a 3 sessioni a settimana di allenamento di forza. Per gli individui affetti da IPERTENSIONE ARTERIOSA, sono raccomandati 30 minuti, 5-7 giorni a settimana, di attività fisica aerobica moderato-intensa (camminata, jogging, ciclismo, nuoto), possibilmente associati ad allenamento di forza 2-3 giorni alla settimana. È invece sconsigliata l’attività fisica intensa nei soggetti con ipertensione severa (PAS >160mmHg), fino al raggiungimento di un buon controllo pressorio. Per coloro che sono affetti da DISLIPIDEMIA, è consigliata attività fisica moderata per 3.5-7 ore alla settimana o 30-60 minuti quasi tutti i giorni. I soggetti affetti da DIABETE MELLITO dovrebbero compiere attività fisica almeno moderata (ad es. camminata a passo veloce) quotidianamente per almeno 30 minuti, esercizio di forza per 15 minuti quasi tutti i giorni, e attività fisica più leggera (camminare, stare in piedi) ogni mezz’ora. A questo si possono aggiungere esercizi di flessibilità ed equilibrio, soprattutto negli anziani o nei soggetti con complicanze micro-vascolari del diabete. Fonte: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32860412/ Non rimandare, la tua Salute viene prima di tutto Dott. Simone Pluchino - Chinesiologo

  • ⚕️ La PALESTRA DELLA SALUTE

    è una nuova struttura, sia pubblica che privata, dove è possibile svolgere l'Esercizio Fisico Adattato (EFA) che è considerato, uno strumento di prevenzione e terapia in persone affette da patologie croniche non trasmissibili. I programmi di EFA sono specifici per le singole situazioni patologiche, devono essere prescritti da un medico di medicina generale o da un pediatra di libera scelta o da un medico specialista che è chiamato a seguire l'evoluzione e l'esito dell'attività fisica e sono somministrati esclusivamente da operatori in possesso di laurea magistrale in Scienze motorie con indirizzo in attività motorie preventive e adattate (LM-67) o altro titolo equipollente che svolgono la propria attività presso strutture idonee denominate "Palestre della salute". I programmi EFA si prefigurano quali strumenti di prevenzione e terapia in persone affette da patologie croniche non trasmissibili, in condizioni cliniche stabili, o a rischio di patologie per le quali è clinicamente dimostrato il beneficio prodotto dalla pratica dell'esercizio fisico medesimo. Ti piacerebbe aprire la tua Palestra della Salute ? Scrivici per saperne di più, unisciti al network

  • IL NOSTRO CORPO NON È PROGETTATO PER MUOVERSI

    Il corpo umano si muove sostanzialmente grazie ai muscoli che trazionano le ossa che, a loro volta, agiscono sulle varie articolazioni come delle vere e proprie leve. Il problema è che esistono diversi tipi di leve. La cariola ad esempio è una leva vantaggiosa: ti permette di spostare tanti chili facendo uno sforzo piccolissimo. Il nostro corpo funziona esattamente al contrario: generalmente, facciamo molta più fatica di quanto dovremmo nello spostare gli oggetti. Questo vuol dire che, se prendiamo in mano un peso da un chilo, il nostro bicipite o la nostra spalla, lo avvertiranno più pesante di quello che realmente è, poiché il corpo è composto per lo più da leve svantaggiose. Qual è il motivo per cui siamo stati progettati per faticare più del normale?? In realtà i muscoli hanno un enorme vantaggio nell’essere progettati in questo modo: solo in questa esatta configurazione [nella quale la forza che applichiamo si trova in mezzo, fra il perno dell’articolazione, ed il peso da spostare] basterà una minima contrazione della muscolatura per compiere grandi gradi di movimento. In sintesi: contraendo di "pochi centimetri” le fibre del bicipite, si avrà uno spostamento del peso che teniamo in mano, talmente ampio, da compensare quello svantaggio meccanico che è proprio delle nostre articolazioni. È come se per fare ogni mino movimento quotidiano [bere, prendere un oggetto, ecc.] facessimo ogni volta dei sofisticati calcoli di fisica, trovando sempre la soluzione di movimento più “economica”, ad un gesto che nasce per essere faticoso. Siamo dei geni ma non lo sappiamo. Dott. Fabrizio Monticone - Chinesiologo

  • Chinesiologo - Di cosa si occupa?

    SPORTIVO: riguarda la Performance. Conoscendo i principi della chinesiologia possiamo migliorare la forza, la resistenza, la velocità e le capacità coordinative quali abbinamento dei movimenti, orientamento spazio-temporale, differenziare i movimenti, equilibrio, reazione, trasformare un movimento, ritmo. EDUCATIVO/FORMATIVO: permette di acquisire le capacità per aumentare il proprio controllo motorio, di rendere consapevole il movimento e interiorizzarlo. Promuove lo stile di vita sano. PREVENTIVO: il movimento è una medicina per mantenerci in salute, per prevenire infortuni e malattie metaboliche e allontanare i dolori come cervicalgie, lombalgie ecc. RIEDUCATIVO: attraverso il movimento si possono curare e correggere problematiche osteoarticolari e muscolari, correggere la postura e rieducare il movimento nel post-infortunio. Trova il Chinesiologo più vicino.

  • ISS - Formazione Chinesiologo Esercizio Fisico per Trapiantati

    Dopo il grande successo dell'ultima edizione Il Centro Nazionale Trapianti , in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità ha deciso di aprire 𝑵𝑼𝑶𝑽𝑰 𝑷𝑶𝑺𝑻𝑰 per il corso 𝑮𝒓𝒂𝒕𝒖𝒊𝒕𝒐 “𝑳’𝒂𝒕𝒕𝒊𝒗𝒊𝒕𝒂̀ 𝒇𝒊𝒔𝒊𝒄𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒐𝒑𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒆𝒖𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒕𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂𝒏𝒕𝒂𝒕𝒐: 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒄𝒓𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒆 𝒑𝒊𝒂𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂” “𝑳’𝒂𝒕𝒕𝒊𝒗𝒊𝒕𝒂̀ 𝒇𝒊𝒔𝒊𝒄𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒐𝒑𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒆𝒖𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒕𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂𝒏𝒕𝒂𝒕𝒐: 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒄𝒓𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒆 𝒑𝒊𝒂𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂” D𝒆𝒅𝒊𝒄𝒂𝒕𝒐 𝒑𝒓𝒊𝒏𝒄𝒊𝒑𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒂𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒆𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒊𝒔𝒕𝒊 con laurea LM67 o equipollenti (76/S) e studenti frequentanti il corso di laurea magistrale in Scienze e Tecniche dell’Attività Motoria Preventiva e Adattata (LM-67). Una volta data priorità a questi professionisti il corso verrà aperto anche a Diplomati ISEF Laureati in Scienze Motorie Specialisti in Scienze e Tecniche dello Sport (LM-68) Specialisti in Management dello Sport (LM-47) Laurea quadriennale in scienze motorie vecchio ordinamento 𝑰𝒔𝒄𝒓𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒂𝒑𝒆𝒓𝒕𝒆 𝒅𝒂𝒍 20 𝒂𝒑𝒓𝒊𝒍𝒆 𝒂𝒍 10 𝒎𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐 2022 Disponibili al link 𝑰𝒍 𝒄𝒐𝒓𝒔𝒐 𝒔𝒂𝒓𝒂̀ 𝒇𝒓𝒖𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒅𝒂𝒍 17 𝑴𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐 𝒂𝒍 28 𝒈𝒊𝒖𝒈𝒏𝒐 2022 𝒔𝒖 𝒑𝒊𝒂𝒕𝒕𝒂𝒇𝒐𝒓𝒎𝒂 𝒘𝒘𝒘.𝒆𝒅𝒖𝒊𝒔𝒔.𝒊𝒕 𝑵𝑶𝑵 𝑷𝑶𝑻𝑹𝑨𝑵𝑵𝑶 𝑷𝑨𝑹𝑻𝑬𝑪𝑰𝑷𝑨𝑹𝑬 𝑨𝑳 𝑪𝑶𝑹𝑺𝑶 𝑪𝑶𝑳𝑶𝑹𝑶 𝑪𝑯𝑬 𝑯𝑨𝑵𝑵𝑶 𝑷𝑹𝑬𝑺𝑶 𝑷𝑨𝑹𝑻𝑬 𝒆 𝑪𝑶𝑴𝑷𝑳𝑬𝑻𝑨𝑻𝑶 𝑳’𝑬𝑫𝑰𝒁𝑰𝑶𝑵𝑬 𝑷𝑹𝑬𝑪𝑬𝑫𝑬𝑵𝑻𝑬 𝑨 𝒃𝒓𝒆𝒗𝒆, 𝒈𝒓𝒂𝒏𝒅𝒊 𝒏𝒐𝒗𝒊𝒕𝒂̀ Aderisci al CISM, resta in costante aggiornamento www.scienzemotoriecism.org

  • FIBROMIALGIA E DOLORE MIOFASCIALE : IL MOVIMENTO È LA MEDICINA!

    La FIBROMIALGIA è definita come dolore muscolo-scheletrico cronico diffuso (in almeno 11 dei 18 siti specifici) combinata con TENDER POINTS ossia zone specifiche dolenti alla palpazione. Colpisce 5 milioni di persone negli Stati Uniti (circa il 2% della popolazione) e 2 milioni di italiani, specialmente donne e nella mezza età. Ricercatori suggeriscono che abbia una causa neurologica centrale più che periferica (Robinson 2005). Nella pratica c'è un aumento della sensibilità al dolore e un abbassamento della soglia dello stesso (Berglund 2002, Desmeules 2003). Dalla valutazione si evince spesso che i pazienti con FM presentano: Riduzione della forza Riduzione capacità aerobica Deficit di equilibrio Una revisione sistemica suggerisce esercizio aerobico a bassa e moderata intensità 2 volte la settimana (Mannerkorpi, Iversen 2003). Johnes et al. (2002), hanno confermato che dopo un allenamento della forza di 12 settimane minimizzando le contrazioni eccentriche e utilizzando anche tenute statiche i sintomi della FM diminuivano. Hakkinen e colleghi (2001) hanno confermato una migliore elettromiografia dopo 21 settimane di allenamento della forza. Come puoi notare è lampante quanto l'esercizio fisico adattato e prescritto da un #chinesiologo sia la miglior cura o medicina per attenuare i sintomi. In abbinamento a una terapia farmacologica potrebbe aumentare notevolmente i sintomi ma SOLO I FARMACI non ti aiuteranno più di tanto quanto il MOVIMENTO. Articolo a cura del Dott. Elia Ventricini - Chinesiologo

  • 08/09/2020: Incontro con il Dott. Giuseppe Pierro, Capo dell'ufficio Sport e l'avv. Dario Simeoli

    Incontro con il Dott. Giuseppe Pierro, Capo dell'ufficio Sport e l'avv. Dario Simeoli, Consigliere Giuridico presso il Ministero dello Sport in di Testo Unico di Riforma dello Sport ed Inquadramento giuridico professionale delle Scienze Motorie. Presenti all'incontro il Prof. Luca Eid, presidente Capdi - Confederazione delle associazioni provinciali dei diplomati isef e dei laureati in scienze motorie ed il Prof. Antonio Paoli, presidente SISMES (Società Italiana delle Scienze Motorie e Sportive). Si è concluso oggi l'incontro con il Dott. Giuseppe Pierro, Capo dell'ufficio Sport e l'avv. Dario Simeoli, Consigliere Giuridico presso il Ministero dello Sport in di Testo Unico di Riforma dello Sport ed Inquadramento giuridico professionale delle Scienze Motorie. ✅ Presenti all'incontro il Prof. Luca Eid, presidente Capdi - Confederazione delle associazioni provinciali dei diplomati isef e dei laureati in scienze motorie ed il Prof. Antonio Paoli, presidente SISMES (Società Italiana delle Scienze Motorie e Sportive)

  • 11/10/2017: il C.I.S.M. incontra le Dott.sse Daniela Galeone e Giovanna Laurendi

    Il C.I.S.M. incontra le Dott.sse Daniela Galeone e Giovanna Laurendi, alla Direzione dell'Ufficio 8 - Promozione della salute e prevenzione e controllo delle malattie cronico- degenerative, entrambe del Ministero della Salute. [Fatti non Parole] Oggi il C.I.S.M. con una delegazione ha messo per la prima volta il naso all'interno del Ministero della Salute incontrando le Dott.sse Daniela Galeone e Giovanna Laurendi, alla Direzione dell'Ufficio 8 - Promozione della salute e prevenzione e controllo delle malattie cronico-degenerative. Dopo un'asciutta e concisa presentazione del Comitato e gli obiettivi per cui è nato, ci prepariamo per aderire all' Alleanza Italiana per le Malattie Cardio-cerebrovascolari (🌐Link➡️http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2606_allegato.pdf) - coordinata dall'Istituto superiore di sanità ​, per la quale nei prossimi giorni prepareremo una proposta di progetto per la prevenzione dell'intero spettro delle malattie croniche non trasmissibili mediante somministrazione di esercizio fisico. I lavori sono aperti a tutti i colleghi che vorranno partecipare alla stesura di un prospetto tanto ambizioso. Adesso Tenetevi Forte ❗ Alle ore 13.00 abbiamo inoltrato una Lettera per richiesta di incontro ufficiale con l'on Ministro Beatrice Lorenzin per istituzione di un Tavolo Tecnico dedicato Riconoscimento giuridico professionale del Laureato in Scienze Motorie ed inserimento all'interno delle professioni sanitarie. La notizia sensazionale è che non saremo soli, abbiamo chiesto il supporto di tutte le associazioni di categoria presenti su territorio nazionale, ed è arrivata una risposta forte e chiara. Un anno di lavoro costante, serio e coerente ha concesso al C.I.S.M. l'onore di riunire le Scienze Motorie sotto lo stesso tetto. Siederemo insieme a quel tavolo.. Tutti Uniti per Raggiungere l'Obiettivo

  • 15 Luglio 2020 - Incontro Viceministra alla Pubblica Istruzione Anna Ascani

    Incontro con vice ministra all’istruzione Anna Ascani per aggiornamenti ed interventi in materia di DDL 992 e Riforma dello Sport con riferimento alla definitiva introduzione del docente di Educazione Fisica di ruolo alla Scuola Primaria In data odierna abbiamo incontrato la Vice ministra all'Istruzione Anna Ascani per aggiornamenti ed interventi in materia di DDL 992 e Riforma dello Sport con riferimento alla definitiva introduzione del docente di Educazione Fisica di ruolo alla Scuola Primaria. Abbiamo ricevuto disponibilità ed impegno nel portare avanti la tematica in oggetto in coordinamento con il ministro Vincenzo Spadafora e con i ministeri competenti. Presente all'incontro il prof. Luca Eid, Presidente Capdi & LSM-Confederazione Associazioni Laureati in Scienze Motorie e ISEF che ringraziamo per il convinto supporto determinante in questa fase.

  • 06/10/2020: Incontro con viceministro Pierpaolo Sileri

    Incontro con viceministro Pierpaolo Sileri e riunione delle forze di maggioranza con il ministro Vincenzo Spadafora per presentazione di nuova bozza di Articolato Legge 8 agosto 2019, n.86 – Capo II, art. 5, comma 1, lettera i) riconoscimento giuridico della figura del laureato in scienze motorie e dei soggetti forniti di titoli equipollenti di cui al decreto legislativo 8 maggio 1998, n. 178.

  • 1/12/2017: Intervento punti programmatici contratto di governo Giallo Verde

    La Visione del M5S: principi e valori L’obiettivo dello Stato italiano deve esser quello di fornire ai cittadini gli strumenti necessari nonchè le condizioni ideali affinchè sviluppino una cultura sportiva e dell’esercizio fisico in grado di accompagnarli per tutto l’arco della vita. Il fulcro di un Paese in salute è proprio la cultura sportiva intesa come valore in base al quale l’individuo impara ad essere un soggetto fisicamente “attivo” e “autonomo” nel prendersi cura di se stesso e del proprio stato di salute. Questo fine, raggiungibile esclusivamente con una programmazione a lungo termine da parte dello Stato, si persegue investendo nell’educazione alla motricità già a partire dalla prima infanzia in modo da fornire ai nostri bambini un patrimonio ampio e diversificato di esperienze motorie, contrapposto alla specializzazione precoce che al giorno d’oggi è riscontrabile in molte realtà sportive. Così facendo si potranno porre le basi per i futuri cittadini “attivi” del domani e per gli atleti in grado di competere ai massimi livelli. Tale obiettivo è realizzabile attraverso linee guida sulla promozione dell’attività motoria e sportiva comuni a tutti gli organi di governo coinvolti (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Ministero della Salute e l’Ufficio per lo Sport istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri) affinchè trovino applicazione nelle principali realtà italiane che si occupano di esercizio fisico e attività sportiva: scuola, università, Coni, enti di promozione sportiva, centri di ricerca e associazioni e società sportive. Nel rispetto delle proprie competenze e del proprio ruolo, ciascuno deve seguire le indicazioni dettate dallo Stato: solo così si potrà parlare di “sistema sportivo italiano” caratterizzato da una condivisione di valori e di intenti. 1. Lo Sport in Italia: organizzazione, gestione e funzione 1.1 Il ruolo dello Stato nel sistema sportivo italiano Lo sport italiano oggi più che mai soffre l’inadeguatezza di politiche che mettano davvero la pratica sportiva al centro del dibattito e la mancanza di azioni che siano incentrate sui reali bisogni di tutto il settore. Gli ultimi governi hanno mostrato il grave disinteresse verso il mondo sportivo, delegando in maniera pressoché totale ogni iniziativa al Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e limitandosi ad intervenire su questioni spesso marginali e limitate ad aspetti di tipo economico o propagandistico. E’ necessario precisare, tuttavia, come il mondo politico sia diventato estraneo soltanto allo sviluppo e alla promozione dello sport italiano e all’assunzione di iniziative legate alla crescita di tutto il sistema, concentrandosi, invece, in quella che negli ultimi anni si è dimostrata una vera e propria occupazione delle maggiori cariche all’interno di enti e federazioni sportive nazionali. E’ necessario ricordare come oggi il nostro sistema preveda che le funzioni in materia di sport vengano attribuite al Presidente del Consiglio dei Ministri, il quale può comunque decidere di rimettere tale delega ad un altro esponente del suo governo. Nel corso degli ultimi anni l’assenza d’interesse da parte degli esecutivi per la pratica sportiva ha condannato tutto il sistema ad un lento ma inesorabile declino, sia per ciò che riguarda lo sport professionistico, sia con riferimento allo sport di base e dilettantistico. Non bisogna confondere, infatti, lo sport con l’insieme di competizioni a cui partecipano i nostri migliori atleti, perché parlando di attività sportiva dobbiamo riferirci, soprattutto, all’esercizio fisico, all’educazione, alla salute e al benessere. Lo sport non può essere circoscritto alla sola competitività dei nostri migliori atleti, ma deve coinvolgere ogni attività sportiva praticata anche a livello amatoriale. Il nostro Paese, purtroppo, non riesce ancora a guardare allo sport come un fondamentale strumento di educazione e prevenzione, assumendo un ruolo sociale insostituibile e determinando un aumento complessivo dello stato di salute di ogni persona. Questa condizione è oggi determinata proprio dall’assenza di politiche sportive adeguate. Il MoVimento 5 Stelle vuole intervenire per invertire con urgenza questa condizione, attuando politiche efficaci, per ridare allo sport quella dignità che oggi sta perdendo. Per assicurare ciò occorrerà intervenire anche attraverso una profonda revisione della governance di tutto il mondo sportivo, sia a livello governativo che federale. E’ necessario limitare il potere dei vertici del mondo sportivo, rimettendo al centro dell’attenzione gli interessi dell’individuo, sia che esso sia atleta professionista o meno. Troppo spesso negli ultimi anni lo sport è stato al centro delle cronache sportive non per i risultati raggiunti in campo internazionale ma per la cattiva gestione delle amministrazioni dello sport. L’interesse verso il mondo sportivo ed il notevole giro d’affari ha iniziato ad attrarre soggetti del tutto disinteressati dal buon andamento del movimento, adoperandosi, piuttosto, per la copertura di cariche sempre più importanti. E’ del tutto evidente che tali meccanismi si siano resi possibili anche a causa del disinteresse della politica che spesso è risultata addirittura complice di azioni scorrette e, in alcuni casi, illecite. Il MoVimento 5 Stelle intende quindi liberare il mondo dello sport da interessi che nulla hanno a che fare con la crescita del sistema sportivo italiano, adoperandosi affinché i vertici delle più importanti amministrazioni vengano scelti secondo criteri meritocratici adeguati a garantirne il buon andamento. 1.2 Il ruolo del Coni tra attuali assetti e prospettive future Il CONI, Comitato Olimpico Nazionale Italiano, è nato oltre cento anni fa, nel 1914, quale ente privato a cui è stato affidato il compito di preparare al meglio i nostri atleti chiamati alle gare olimpiche. Diversi anni dopo, nel 1942, il CONI fu riconosciuto quale ente di diritto pubblico, con una presenza territoriale garantita dai suoi organi, i comitati provinciali e regionali. Prossimo alla soppressione, dopo il taglio del finanziamento pubblico da parte dello Stato, il CONI riuscì a rilanciare la sua attività anche grazie all’utilizzo dei proventi derivanti dalle scommesse sportive e riuscì nel corso degli anni ad ampliare notevolmente le sue funzioni, le quali vennero progressivamente trasferite dallo Stato al Comitato. Il punto di svolta per il CONI è senz’altro determinato dalla legge 23 luglio 1999, n.242, la c.d. “legge Melandri”, che ha riorganizzato le sue funzioni, disciplinandone il nuovo assetto, mantenuto sostanzialmente invariato nonostante le recenti modifiche intervenute. Oggi il CONI rappresenta il centro di tutti i maggiori interessi sportivi italiani e gestisce direttamente tutto il sistema sport quale confederazione di associazioni private: le federazioni sportive e le discipline sportive associate. Ad esso si affianca il Comitato Italiano Paralimpico che assicura la promozione della pratica sportiva e l’integrazione sociale e culturale in favore dei disabili. Secondo lo Statuto del CONI, ad esso è affidato oggi il compito di curare e potenziare lo sport italiano, mantenendo comunque il compito di garantire la miglior preparazione possibile per i nostri atleti affinché questi siano in grado di partecipare al meglio alle principali competizioni internazionali e, naturalmente, alle Olimpiadi. E’ evidente, pertanto, che il ruolo della politica risulta oggi sempre più marginale. Se è vero che al Presidente del Consiglio dei Ministri vengono attribuite alcune importanti funzioni, è ormai evidente che negli ultimi anni i governi si sono del tutto disinteressati all’introduzione di nuovi provvedimenti in favore del mondo sportivo, arrivando a delegare al CONI anche la promozione stessa della pratica sportiva nel nostro Paese. Il Comitato è infatti l’autorità di disciplina, regolazione e gestione delle attività sportive intese come elemento essenziale della formazione fisica e morale dell'individuo e parte integrante dell'educazione e della cultura nazionale. Non soltanto, il CONI oggi detta anche i principi fondamentali per la disciplina delle attività sportive e per la tutela della salute degli atleti. E’ evidente come l’ente pubblico fondato per assicurare agli atleti un’adeguata preparazione olimpica si sia trasformato nel corso degli anni nel vero centro della gestione dello sport nazionale fino a spingersi alla gestione dell'attività motoria all’interno delle scuole e, più in generale, di ogni pratica sportiva. Se una tale libertà potrebbe essere giustificata da un effettivo controllo o, almeno, una supervisione da parte del governo sullo “stato di salute” dello sport italiano, il CONI è dotato oggi di un’autonomia pressoché incondizionata, assicurando ai suoi vertici un potere politico certamente non proporzionato alla sua indipendenza. Se è auspicabile garantire una certa autonomia al mondo sportivo è altrettanto necessario che la politica faccia la propria parte, indirizzando seriamente le azioni che dovranno eventualmente essere messe in atto dal CONI. Esistono temi su cui non è più pensabile lasciare alla libera iniziativa del Comitato perché soltanto attraverso piani strutturati riusciremo a raggiungere il fondamentale obiettivo di sviluppare la cultura sportiva e dell'esercizio fisico sin dalla giovane età. Il CONI deve tornare ad occuparsi esclusivamente di formazione olimpica, lasciando allo Stato il compito di promuovere su tutto il territorio nazionale con maggior impegno la pratica sportiva. 1.3 Statuto del CONI e delle Federazioni Sportive Nazionali Così come previsto dal suo Statuto il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) è la Confederazione delle Federazioni sportive nazionali (FSN) e delle Discipline sportive associate (DSA). Le Federazioni sportive nazionali sono costituite dalle società, dalle associazioni sportive e, in alcuni casi, anche da singoli tesserati, e sono rette da norme statutarie e regolamentari, nel rispetto dell’ordinamento sportivo nazionale ed internazionale. Alle Federazioni è affidato il compito di svolgere l’attività sportiva e le relative attività di promozione, e per tali ragioni è loro riconosciuta una notevole autonomia, tecnica, organizzativa e gestionale benché sotto il diretto controllo del CONI. E’ chiaro quindi che tali prerogative, sommate ai poteri assegnati al CONI già evidenziati, coprono tutti gli spazi relativi al mondo sportivo e ad ogni attività ad esso connessa, lasciando alcuni compiti in capo al governo. Per tali motivi il MoVimento 5 Stelle ritiene che sia necessario assicurare un altissimo livello di trasparenza nella gestione amministrativa del CONI e delle Federazioni, dal momento che gli interessi in gioco sono senz’altro notevoli. Non soltanto, infatti, occorre considerare l’aspetto direttamente legato al mondo sportivo e alla sua promozione, ma risulta altrettanto importante sottolineare i grandi interessi politici ed economici che lo sport muove nel nostro Paese. E’ a causa di tali interessi che nel corso degli anni gli Enti sportivi hanno visto una progressiva occupazione delle più alte cariche amministrative, divenendo veri e propri centri di potere da gestire senza alcun riguardo verso il mondo dello sport. L’attuale sistema, infatti, non prevede all’interno degli Statuti alcun limite ai mandati dei presidenti delle Federazioni sportive nazionali né delle Discipline sportive associate, nè degli enti di promozione sportiva, se non con il solo riferimento al limite di voti richiesto per la rielezione. E’ così che in alcuni casi le cariche di presidente di Federazione sono state occupate da soggetti che hanno lavorato nel corso degli anni per assicurarsi una larga maggioranza all’interno delle società, non attraverso la promozione della singola disciplina nel panorama sportivo ma attraverso una impropria gestione dei propri poteri e delle proprie prerogative. Tutto questo senza alcun intervento strutturale né da parte del CONI né degli organi politici. Risultano così numerosi i casi di presidenti rieletti per oltre un ventennio, determinando una preoccupante condizione di occupazione delle cariche elettive e un’assoluta mancanza di ricambio all’interno degli enti sportivi. Le criticità all’interno della confederazione, tuttavia, non si limitano a tali abusi. Nel corso degli ultimi anni, infatti, risultano numerosi i casi di illeciti commessi sia all’interno che all’esterno delle società sportive da parte dei dirigenti sportivi. Casi di assoluta gravità che, tuttavia, non hanno mai condotto ad un allontanamento immediato dei responsabili, troppo spesso coperti da chi invece ha il compito di vigilare. All’interno dello Statuto del CONI, inoltre, sono previste limitazioni nei soli casi di sentenze passate in giudicato, e sono numerosi i casi di presidenti indagati o condannati anche in primo grado per reati assolutamente incompatibili con le qualità richieste a chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica, mai realmente rimossi dal proprio incarico. E ancora, non sono pochi i casi di dirigenti in palese conflitto di interessi, chiamati a ricoprire ruoli apicali nonostante le proprie incompatibilità. Dietro la necessaria interdipendenza, oggi si nasconde una gestione spesso spregiudicata della cosa pubblica, mal celata dietro l’assenza di norme stringenti mai adottate da chi dovrebbe, invece, garantire il corretto funzionamento delle attività sportive nazionali. Infine, il MoVimento 5 stelle ha più volte denunciato la presenza di soggetti in possesso di incarichi di tipo politico comunque chiamati a ricoprire ruoli di vertice all’interno delle federazioni. Eppure, ancora oggi, nessun serio provvedimento è mai stato adottato e nessuna misura legislativa in grado di superare questa evidente criticità. Appare quindi urgente prevedere nuove misure che regolino le attività della gestione amministrativa sportiva, improntandole a criteri di trasparenza ed efficienza. Per fare questo sarà necessario introdurre seri provvedimenti che assicurino l’assenza di conflitti di interesse all’interno delle federazioni e l’immediata decadenza per tutti gli organi che non risultano in possesso dei requisiti di indipendenza e onorabilità necessari a presiedere enti così importanti. Per quanto riguarda il limite ai mandati, oggi non previsto dagli Statuti delle Federazioni, il Parlamento è ancora in attesa di vedere se mai sarà approvato il provvedimento che limiterà la rielezione delle cariche federali. Qualora tale provvedimento venisse adottato il MoVimento 5 Stelle sarà comunque chiamato ad intervenire, dal momento che tale misura non sarà applicabile immediatamente, prevedendo al suo interno una fase transitoria anche per quei presidenti che risultano in carica da sei mandati e che sarà necessario eliminare. Allo stesso tempo non riteniamo corretta l’estensione senza limiti prevista per il presidente del CONI, rieleggibile per tre mandati in caso di approvazione del disegno di legge ancora oggi in discussione. Infine riteniamo necessario un intervento che renda più stringenti i controlli relativi alle spese sostenute dal CONI e dalle Federazioni, attraverso un sistema più trasparente e in grado di scongiurare possibili conflitti di interesse tra i controllori e i controllati. In questa direzione sarebbe auspicabile accorpare alcune Federazioni che per disciplina risultano essere sostanzialmente simili, determinando non soltanto un miglior controllo ma un conseguente e considerevole risparmio di denaro e di risorse. 1.4 Il riconoscimento professionale e le tutele giuslavoristiche delle atlete professioniste L'articolo 3 della Costituzione italiana garantisce e tutela il principio di uguaglianza, prevedendo, in primo luogo, che lo Stato e le sue Istituzioni si facciano carico di assicurare l'effettiva rimozione di ogni forma di discriminazione, anche in ambito sportivo, attraverso un' equiparazione di trattamento nelle discipline sportive professionistiche; l'ordinamento italiano, tuttavia, non prevede una disciplina organica adeguatamente strutturata per le attività sportive professionistiche praticate dagli atleti di entrambi i sessi, dal momento che oggi si definisce, di fatto, professionistica esclusivamente l'attività agonistica svolta dagli atleti di sesso maschile, generando in tal modo un evidente squilibrio nella parità di genere. Le federazioni sportive nazionali riconoscono come professionistiche solo sei discipline sportive su sessanta, ed oggi, si sono ridotte solamente a quattro: il calcio, il golf, il basket e il ciclismo. Tutte esclusivamente afferenti al solo settore maschile. La legge 23 marzo 1981, n. 91, concernente «Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti» è l'unico provvedimento che regola attualmente il professionismo sportivo; con tale normativa si interviene per garantire e tutelare i lavoratori in ambito sportivo, la quale, tuttavia, non assicurando direttamente le tutele per tutti gli atleti, ha generato una serie di inevitabili criticità e disparità di trattamento tra uomini e donne anche sul piano retributivo; in particolare, l'articolo 2 della legge ha demandato al Coni e alle federazioni sportive la definizione di professionismo sportivo, distinguendola dall'attività dilettantistica, determinando in questo modo un profondo elemento discriminatorio che nel corso degli anni ha penalizzato le donne che praticano sport in maniera professionistica. Tali discriminazioni di genere sono causate dal conseguente inadempimento del Coni e delle federazioni in relazione alla necessità di definire il settore professionistico per gli atleti di entrambi i sessi. Il quadro che ne deriva è quello per cui le atlete italiane che fanno dello sport il loro lavoro sono penalizzate e costrette a gareggiare da sportive dilettanti, dal momento che, in assenza di un quadro giuridico definito, nessuna federazione permette loro di accedere all'attività professionistica, anche nei casi in cui le stesse federazioni abbiano riconosciuto per i colleghi di sesso maschile la qualifica di atleta professionista. La principale conseguenza della mancata applicazione della qualifica di atleta professionista determina per le donne pesanti ricadute in termini di assenza di tutele fondamentali, tra le quali quelle previdenziali e la mancanza di trattamenti salariali adeguati all'effettiva attività svolta; nello specifico, le atlete donne non percepiscono né il trattamento di fine rapporto, né gli indennizzi o altre tutele per i casi di maternità e sono escluse dalla maggior parte delle forme di tutela presenti nel mondo del lavoro; inoltre, in alcuni casi, al verificarsi di infortuni, le spese di cura e di riabilitazione sono a carico delle stesse. Per ovviare a queste evidenti discriminazioni e per ricevere delle tutele, molte atlete entrano a far parte delle Forze armate o di un corpo di polizia. L'attuale assetto dello sport professionistico in Italia, pertanto, costituisce un'inaccettabile e preoccupante situazione che necessita un'urgente regolamentazione, anche in riferimento alle citate tutele costituzionali che imporrebbero l'urgente rimozione delle condizioni discriminatorie tra i lavoratori di sesso diverso. Per questi motivi, il MoVimento5stelle intende: ∙ proporre un intervento che meglio definisca la qualifica di professionista sportivo, condizione necessaria ai fini dell'applicabilità delle garanzie previste dalla stessa legge; ∙ superare la discriminazione femminile nello sport perseverando nella strada della sensibilizzazione in materia di parità di diritti nello sport, parità di accesso alla pratica sportiva e di cultura sportiva in generale. ∙ predisporre misure volte al superamento del quadro normativo che attualmente registra la non piena attuazione della disciplina in materia di attività sportive professionistiche previo ascolto di tutte le realtà sportive italiane; 2. Lo Sport nella scuola 2.1 La pratica sportiva nel sistema scolastico La pratica sportiva contribuisce in modo significativo al miglioramento della qualità della vita costituendo un'efficace attività di prevenzione delle malattie quali, ad esempio, quelle cardiovascolari, il diabete, l'obesità, i tumori e altro e aiuta a ridurre la spesa pubblica sanitaria. Per tali motivi, è importante improntare sani stili di vita fin dalla tenera età procedendo a un graduale accesso alle attività motorie e sportive. Attualmente l'Italia appare un Paese noncurante della salute e della prevenzione soprattutto in un'età come quella infantile e adolescenziale che risulta così delicata. E’ necessario, pertanto, colmare le lacune allineando l'Italia al resto dell'Europa dove l'educazione motoria e sportiva non solo è obbligatoria durante tutto il percorso scolastico ma è esercitata da personale qualificato e per un monte ore annuale decisamente superiore a quello italiano. Negli istituti di scuola primaria ad oggi non è garantita la presenza di insegnanti specializzati nella pratica sportiva dal momento che negli ultimi anni si è preferito attuare delle politiche non lungimiranti basate su meri progetti annuali e volte solamente a tamponare la necessità di assicurare ai nostri bambini il perseguimento del benessere psicomotorio. Gli ultimi governi hanno preferito delegare al Coni il compito di gestire l’attività sportiva all’interno delle scuole anzichè introdurre politiche strutturali volte a mettere a regime un serio piano di educazione alla pratica sportiva dei nostri bambini. Il potenziamento delle scienze motorie costituisce un obiettivo da perseguire in quanto la pratica sportiva migliora la preparazione generale dei nostri studenti. Per questi motivi, il MoVimento5Stelle intende: ∙ sviluppare politiche scolastiche che conferiscano alla pratica sportiva la giusta dimensione all'interno del sistema educativo grazie alle competenze di personale docente adeguatamente formato; ∙ prevedere l'inserimento dei laureati in scienze motorie già a partire dalla scuola primaria dove l'insegnamento dell'educazione fisica è reso obbligatorio dai curricula didattici ma non è ancora esercitato da personale competente; ∙ perseguire misure di inclusione sociale attraverso la pratica sportiva coinvolgendo i bambini affetti da disabilità; ∙ potenziare il monte ore dedicato all’insegnamento dell’educazione fisica e sportiva che nelle scuole primarie non deve essere inferiore a tre ore settimanali; 2.2 Il riconoscimento dei professionisti dell’attività motoria Era il 1998 quando con una legge, il d.lgs. 178/1998, si trasformò il vecchio ISEF (Istituto Superiore di Educazione Fisica) in "Scienze Motorie" creando un nuovo corso di laurea che aveva l’obiettivo di formare professionisti che avessero adeguate conoscenze nelle aree didattico educative, della prevenzione e dell'educazione motoria adattata, tecnico-sportive e manageriali. Tale trasformazione intendeva offrire continuità al percorso formativo scolastico che aveva generato negli anni precedenti migliaia di insegnanti di educazione fisica. Tralasciando le valutazioni in merito alla opportunità o meno di tale cambiamento, quel che é certo è che arrivati ad oggi gli operatori delle Scienze Motorie vivono un senso di grande disorientamento. Prima della riforma, chi s'iscriveva all'ISEF aveva certezze sul proprio futuro e soprattutto sugli sbocchi lavorativi che il corso di laurea offriva; oggi, invece, chi intraprende un percorso di studi e di formazione in Scienze Motorie ha difficoltà a capire quali saranno le prospettive future, mentre chi si laurea si scontra con la frustrante realtà di non poter sfruttare il proprio titolo in campo lavorativo nonostante la grande necessità che ci sarebbe in vari settori della società, dalle palestre ai centri fitness, dal mondo sanitario a quello scolastico, dallo sport professionistico a quello dilettantistico. Considerate tali premesse, è facile pensare come in realtà il passaggio da ISEF a Scienze Motorie non sia mai stato compiuto e sul piano culturale ed innovativo la trasformazione auspicata non è mai avvenuta. Se da una parte è stato creato un corso di laurea capace di formare professionisti del movimento, dall'altra non sono intervenute le opportune modifiche nel mondo del lavoro, rivelatosi incapace di accogliere i nuovi professionisti in scienze motorie; non si é investito in prevenzione, non si é investito nella scuola, non si é investito in una nuova classe sportiva dirigente e soprattutto non é stata avviata una reale sensibilizzata della popolazione Italiana sull'importanza vitale di questa materia. Il risultato è che dal 1999 ad oggi i laureati in Scienze Motorie hanno avuto enormi difficoltà a inserirsi nella società: nessun contratto collettivo nazionale, istruttori che hanno acquisito tale status per effetto di brevetti e che sono stati equiparati agli istruttori muniti di titolo accademico (facendo passare il drammatico messaggio che "studiare è inutile e superfluo se puoi comunque fare lo stesso lavoro"), il mondo della scuola è rimasto privo dell'insegnante di educazione fisica, le strutture sanitarie in alcuni casi non poco isolati hanno assunto atteggiamenti di diffidenza nei confronti di questa categoria di professionisti. Sminuire la problematica riconducendola ad un mera situazione che colpisce una singola categoria é riduttivo e non ci possiamo permettere di commettere questo grave errore. Anzi, dobbiamo aver ben chiaro che il costo di questa situazione lo stanno pagando tutti i cittadini italiani. Se l'obiettivo dello Stato era, e se lo è attualmente, quello di formare migliaia di esperti del movimento che educhino le persone a corretti stili di vita, a una prevenzione costante delle malattie, a un'alimentazione equilibrata e che sappiano indirizzare le nuove generazioni a una qualità della vita superiore alla nostra, allora sta fallendo il progetto. Non investire in questa categoria di professionisti, e a volte intralciarla, implica maggiori costi sanitari, maggiore mortalità, maggiore obesità infantile, maggiore dispersione scolastica, maggiore criminalità. Questi sono gli effetti sociali ed economici che pesano attualmente sulla collettività e che peseranno sempre di più se non s'inverte subito la rotta. Il MoVimento 5 Stelle intende intervenire sul riconoscimento reale del professionista in scienze motorie al fine di perseguire, coadiuvando e supportando il personale sanitario, l’unico interesse generale: la tutela della salute pubblica. 3. Sport, salute e prevenzione 3.1 L’esercizio fisico come strumento di prevenzione e di cura Secondo le linee guida elaborate dall'Organizzazione mondiale della salute definite «Strategia sull'attività fisica per la regione europea 2016-2020», l'inattività fisica è divenuta uno tra i principali fattori di rischio per la salute in quanto ritenuta responsabile ogni anno di un milione di decessi; a livello collettivo, l'inattività non solo ha un pesante impatto negativo in forma di costi diretti per il sistema sanitario, ma ha anche un elevato costo indiretto in termini di aumento dei congedi per malattia, delle inabilità al lavoro e delle morti precoci. Si calcola che per una popolazione di dieci milioni di persone per metà non sufficientemente attive, il costo dell'inattività sia di 910 milioni di euro l'anno; e il dato ancora più allarmante è che la tendenza verso l’inattività sembra aumentare di anno in anno, specialmente nei ceti meno abbienti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che negli adulti il 63% non raggiunga i livelli minimi raccomandati di attività fisica; solo il 40% dei cittadini UE dichiara di praticare sport almeno una volta a settimana e chi tende a praticare meno esercizio fisico si localizza perlopiù nei Paesi dell‘Europa mediterranea e centrale. La comunità scientifica mette in relazione l’inattività fisica con moltissimi problemi di salute tra cui le affezioni coronariche, il diabete di tipo 2, i tumori al seno e al colon e l’obesità. In riferimento a queste patologie, la pratica regolare di attività fisica non solo le previene ma ne costituisce una forma di terapia. Il Rapporto Annuale Istat del 2017 ci rivela che “l’aumento della popolazione anziana comporta la rapida crescita dei bisogni di cura. In tal senso l’invecchiamento attivo, la lotta alla diffusione di patologie croniche attraverso la prevenzione e l’adozione di stili di vita salutari fin dall’infanzia, rappresenta l’obiettivo da perseguire per garantire la sostenibilità del nostro sistema sanitario”. La ricerca scientifica degli ultimi anni ha dimostrato come la pratica regolare di esercizio fisico costituisca un fattore decisivo per il mantenimento di un buono stato di salute e per la prevenzione di numerose malattie croniche, con particolare riferimento alle patologie cardiovascolari. Alcune regioni hanno già intrapreso dei percorsi di sensibilizzazione diretti ad educare i cittadini a svolgere esercizio fisico per evitare l'insorgenza di malattie croniche ma solo poche regioni hanno avviato una sperimentazione effettiva che preveda l'attività fisica come farmaco. Si deve entrare nell’ottica secondo cui l’esercizio fisico è un “farmaco” che opportunamente somministrato previene le malattie croniche da inattività e ne impedisce lo sviluppo, garantendo considerevoli vantaggi sia al singolo individuo sia al Sistema sanitario, riducendo i costi ingenti legati alle ospedalizzazioni e all’uso dei farmaci. Occorre, pertanto, includere la prescrizione dell’attività fisica da parte del Servizio sanitario nazionale come accade già in altre realtà, implementare i programmi avviati sull'attività fisica sia in riferimento alla promozione che alla prevenzione e terapia, in una visione che rinnovi l’attuale impostazione e che conferisca il giusto peso all'esercizio fisico da utilizzare come e spesso al posto di un farmaco. Più specificamente, è necessario estendere ad ambiti territoriali più ampi l’esperienza già maturata con progetti pilota attuati in alcuni ambiti regionali, riguardanti programmi di prescrizione dell’attività fisica, rivolti a persone che presentano problemi di salute per i quali questo trattamento è di dimostrata efficacia, costruendo a tal fine percorsi assistenziali integrati Favorire un approccio life-course mirato alla prevenzione e alla sensibilizzazione dei cittadini, agendo precocemente e lungo tutto il corso della vita per ridurre i fattori di rischio come fumo, abuso di alcol, sedentarietà e alimentazione scorretta costituisce senza dubbio una delle migliori soluzioni. Per questi motivi, muovendo dall’idea che l’invecchiamento attivo dev’essere un obiettivo prioritario del Governo e che a tutte le età va garantito un elevato livello di qualità della vita, il MoVimento 5 stelle propone le seguenti azioni: · introdurre la possibilità per il personale medico di prescrivere ai pazienti l'esercizio fisico come farmaco e di affidare alla figura di un esperto professionista (quale ad esempio il laureato in scienze motorie) la sua somministrazione in luoghi adeguati e sicuri; · mettere a regime su base nazionale progetti sperimentali già avviati che nel corso degli ultimi anni si sono rivelati modelli di best practice per la prescrizione dell'attività fisica adattata alle caratteristiche dell’individuo a persone con fattori di rischio o affette da patologie, garantendo la sua somministrazione tutorata grazie ai medici dello sport, agli specialisti di riferimento e ai laureati in scienze motorie; · avviare a livello nazionale un'implementazione di strutture o palestre della salute che siano adeguatamente funzionali alla somministrazione di attività fisica adattata e che siano concepite per promuovere l'esercizio fisico non soltanto ai fini della prevenzione ma anche per il trattamento di malati cronici; 3.2 Le politiche di contrasto al doping Il doping rappresenta oggi un tema di assoluta importanza nel panorama sportivo. Negli ultimi anni l’assunzione di farmaci in grado di alterare le prestazioni degli atleti non soltanto a livello professionistico è considerevolmente aumentata, anche grazie alle nuove scoperte mediche relative a sostanze in grado di aggirare i normali controlli antidoping. Purtroppo un numero sempre maggiore di sportivi ricorre all’utilizzo di sostanze proibite e dannose per il nostro organismo, in grado sì di migliorare la performance sportiva o l’efficienza psicofisica, ma capace di comportare danni anche irreversibili al nostro organismo. Come più volte sostenuto il MoVimento ritiene fondamentale concentrarsi sul rafforzamento delle misure di contrasto al doping non soltanto per limitare il ricorso a metodi sleali all’interno delle competizioni sportive, ma per accrescere l’idea che lo sport è soprattutto benessere fisico, il quale non potrà mai essere raggiunto attraverso l’utilizzo non terapeutico di farmaci in grado di alterare le prestazioni del nostro corpo. La normativa internazionale in materia di antidoping prevede che ogni Paese firmatario del Codice mondiale antidoping introdotto dal WADA, World Anti-Doping Agency, debba dotarsi di una propria Organizzazione nazionale antidoping, NADO. Inizialmente l’organizzazione in materia di antidoping è stata affidata direttamente al CONI, ma a partire dall’anno 2015 si è deciso di istituire un ente denominato NADO ITALIA, di derivazione funzionale della Agenzia Mondiale Antidoping e con responsabilità esclusiva in materia di adozione ed applicazione delle norme nei confronti dei trasgressori, il quale, benché formalmente autonomo, rimane di fatto controllato dal Comitato olimpico. NADO ITALIA si avvale, inoltre, della collaborazione dell’Arma dei Carabinieri, necessaria a rendere capillari i controlli su tutto il territorio nazionale e, quindi, aumentando la loro efficacia. Se molti progressi sono stati fatti in materia, anche grazie all’ausilio delle autorità competenti, il percorso risulta ancora lungo, anche in considerazione di un sistema che spesso si avvale delle complicità di soggetti professionisti in grado di coadiuvare l’atleta nell’aggiramento dei controlli. In altri casi, invece, così come recentemente emerso da alcuni noti fatti di cronaca che hanno riguardato importanti paesi stranieri, il controllo rischia di essere meno efficace se le federazioni nazionali non sono in grado di raggiungere adeguati standard nella lotta al doping. Il MoVimento 5 Stelle ritiene fondamentale intervenire per migliorare la cultura antidoping, soprattutto tra chi pratica sport a livello amatoriale, anche attraverso la diretta collaborazione del Ministero della Salute, attraverso campagne informative in grado di limitare il fenomeno. A nostro avviso l’attuale sistema delle competenze sull'antidoping, e della responsabilità dei controlli, deve certamente essere migliorato, per superare i possibili conflitti di interesse del CONI che, attraverso NADO ITALIA, assume oggi, di fatto, l'ambivalente funzione di controllore e controllato. Sul punto anche la WADA ha più volte sottolineato la necessità di affidare i controlli antidoping ad autorità pubbliche e indipendenti dai governi. La soluzione nostra soluzione prevede la creazione di sistema totalmente indipendente per la vigilanza sull'antidoping, che sia in grado di assicurare la massima terzietà nella lotta ad un fenomeno che tutti abbiamo il dovere di combattere. 4. Impiantistica sportiva in Italia Le norme statali regolano sia la costruzione che il funzionamento degli impianti sportivi, con particolare riferimento alla loro progettazione, ai vincoli in materia di sicurezza e igiene, alle forme di utilizzo e di gestione. Le norme Coni, invece, individuano i livelli minimi qualitativi e quantitativi da rispettare nella realizzazione di nuovi impianti sportivi, ovvero nella ristrutturazione di quelli esistenti. Al rispetto di tali norme sono soggetti tutti gli impianti sportivi destinati alla pratica di discipline regolamentate dalle Federazioni sportive nazionali e dalle loro affiliate, ovvero ad attività propedeutiche, formative e di mantenimento di tali discipline. Per una migliore definizione della normativa di riferimento risulta necessario, inoltre, individuare la tipologia di impianto, con riferimento alla sua destinazione, alla sua grandezza e alla sua utilità. Tuttavia un ruolo fondamentale viene ricoperto dagli enti locali e dalle Regioni, ai quali vengono demandati importanti compiti in materia di nuova costruzione e ristrutturazione degli impianti, e chiamati a definire con proprio atto normativo le modalità di utilizzo dei vari impianti sportivi comunali. Non soltanto. Gli enti locali sono chiamati a gestire gli impianti di proprietà, all’interno dei quali viene svolta l’attività sportiva dalla maggior parte dei cittadini. Agli enti locali spetta, ad esempio, la determinazione delle tariffe per la fruizione degli impianti nonché le modalità e i canoni di riferimento per la gestione degli impianti affidati a terzi. E’ attraverso una buona condizione di tali strutture che sarà concretamente possibile garantire ad ogni persona la possibilità di praticare attività fisica, sia in forma singola che associata. Negli ultimi anni, tuttavia, la condizione generale degli impianti sportivi, siano essi destinati a grandi eventi che alla normale attività sportiva delle associazioni presenti nei vari territori, mostra preoccupanti segni di inefficienza. Gli enti locali non riescono a gestire in maniera adeguata gli impianti, anche a causa delle scarse possibilità economiche, condizione questa che ha determinato, in alcuni casi, un aumento delle tariffe a fronte di un abbassamento della qualità delle strutture. Tra queste, ad esempio, troviamo le palestre scolastiche, che spesso vengono destinati alle associazioni sportive al di fuori dell’orario scolastico. Anche in questo caso, purtroppo, la situazione complessiva di tali strutture appare precaria e richiede un urgente intervento per impedire che la condizione peggiori ulteriormente. L’ultimo importante riferimento prende in considerazione tutti gli impianti situati nelle periferie delle nostre città e nei paesi più piccoli. E’ evidente come lo sport rappresenti non soltanto un’occasione di divertimento, ma svolga una fondamentale funzione sociale di integrazione e partecipazione da parte dei ragazzi, chiamati a socializzare e a crescere secondo valori di lealtà e partecipazione. Lo Stato è quindi chiamato ad assicurare che agli enti locali sia assicurata la possibilità di intervenire per assicurare il corretto funzionamento degli impianti, attraverso un piano che consenta la distribuzione di adeguate risorse per le amministrazioni chiamate ad intervenire. Assicurare maggiori risorse allo sport e ai suoi impianti significa investire sull’aggregazione, sulla salute, sulla crescita dei cittadini secondo valori sani e virtuosi, assicurando l’inclusione dei nostri ragazzi all’interno del tessuto sociale, soprattutto per quelli costretti in condizioni di difficoltà e di disagio. 5. Sport e partecipazione Lo sport oggi è senza dubbio un movimento in grado di coinvolgere un numero vastissimo di persone. Parlando di sport non possiamo certamente limitarci a considerare solamente il mondo degli atleti e dei soggetti che decidono di praticare un’attività sportiva. L’attività sportiva, infatti, rappresenta un’attrazione per migliaia di individui che decidono di seguire da vicino le imprese e le attività dei propri idoli, sia che questi pratichino uno sport di squadra che di tipo individuale. Com’è noto i principali eventi sportivi moderni riescono a spostare numerose masse di tifosi e appassionati, e, inevitabilmente, grandi quantità di denaro. Essi rappresentano un elemento essenziale di ricchezza per le società e le federazioni di tutto il mondo, ma anche per sponsor e aziende legate al mondo sportivo. Anche grazie ai tifosi, infatti, il sistema sportivo si alimenta, e gli sport diventano più o meno seguiti, determinando indirettamente il loro grado di ricchezza e, in alcuni casi, il livello di diffusione sul territorio nazionale. Non sempre tuttavia il tifoso viene adeguatamente considerato quale elemento imprescindibile per la crescita di una singola società e, indirettamente, per un’intera disciplina sportiva. Spesso, infatti, ci si limita a definire il tifoso quale mero spettatore, coinvolgendolo con soli fini di mero sfruttamento economico. E’ invece necessario considerare gli appassionati sportivi come una componente in grado di migliorare il sistema fino ad avere un ruolo attivo all’interno delle singole società. Sono oggi sempre più diffuse le società che hanno deciso di far entrare al loro interno un numero più o meno elevato di tifosi, con la diretta partecipazione popolare attraverso la diffusione di parti rilevanti delle proprie quote azionarie. E’ così che i tifosi, attraverso la detenzione di importanti parti delle società hanno iniziato un graduale passaggio che li ha visti diventare, da semplici spettatori, parte integrante della propria squadra. Ad essi è quindi concesso un reale controllo sulle principali decisioni societarie, attraverso la diretta rappresentazione nei consigli di amministrazioni. E’ evidente come tali modelli, oggi principalmente diffusi in altri Stati, tra cui Germania e Spagna, contribuiscano ad una elevata responsabilizzazione dei tifosi, e una più equa distribuzione della ricchezza societaria. La distribuzione di parti rilevante di quote societarie assicurano, inoltre, maggiore trasparenza e una gestione più attenta alle reali esigenze sportive del proprio team. Il MoVimento 5 Stelle intende prevedere forme di incentivazione per la maggior diffusione dell’azionariato popolare anche nel nostro paese, oggi limitato a pochi e sporadici casi. Riteniamo che attraverso il diretto coinvolgimento dei tifosi possa aumentare il livello di responsabilizzazione e un maggior attaccamento del territorio alle squadre di riferimento nelle varie discipline sportive, agevolando un modello che guardi allo sport anche come sistema di crescita culturale delle singole realtà.

  • 2021 6 Novembre Roma - Incontro SIGM

    Oggi siamo stati a Roma per l'inaugurazione dei lavori con la SIGM - Società Italiana Ginnastica Medica 😃 Storica realtà che dal 1952 vede Chinesiologi, Medici e Fisioterapisti per la gestione delle malattie dell'età evolutiva. Più potente di mille proclami, è il concreto impegno sul territorio per ricostruire una rete di professionisti preparati che collabori in stretta sinergia per la uniti per la tutela della salute del cittadino sano e patologico 💯 Vi piacerebbe partecipare ❓ Non conosci la SIGM❓ Visita il sito www.sigm.it

  • Intensità di esercizio: quanto sovrastimiamo i nostri work out?

    https://www.stranieri-fitnesstrainer.it/articoli/allenamento/Intensit-di-esercizio-quanto sovrastimiamo-i-nostri-work-out.html Intensità di esercizio: quanto sovrastimiamo i nostri work out? Il mantenimento di un adeguato profilo di fitness non richiede dosi esagerate di esercizio fisico. Un buon programma settimanale di allenamento dovrebbe prevedere l’integrazione di più attività, facilmente intercambiabili tra loro. In questo caso la frequenza ottimale di allenamento potrebbe essere di 3-4 sessioni di allenamento settimanale, della durata di 40-60 minuti ciascuna. Negli anni Settanta, Kenneth Cooper pensava che l’attività aerobica intensa e prolungata fosse l’unica in grado di apportare benefici tangibili all’apparato cardiovascolare (pensiero che poi modificò negli anni a venire). Si trascuravano, però, gli effetti positivi che si possono ottenere tramite un’attività fisica moderata. In seguito, il Collegio Americano di Medicina dello Sport (ACSM) e il Center for Desease Control and Prevention (CDCP) compilarono delle linee guida per migliorare lo stato di salute e di esercizio fisico dei cittadini americani. Dobbiamo chiarire che i benefici derivati dall’esercizio fisico dipendono, al pari di un farmaco, da un rapporto dose-risposta: tanto minore è il livello di partenza, tanto maggiori saranno i risultati ottenibili e, quindi, diversa sarà la “dose” di esercizio fisico da prescrivere ai vari soggetti. Cercheremo di spiegare questo concetto con un esempio molto semplice: Il campione dei 100 metri, Usain Bolt, detiene il record del mondo con 9’58’’. Per migliorarlo di 1-2 centesimi dovrà, probabilmente, lavorare a livelli estremi per i prossimi anni. In questo caso, essendo il punto di partenza al limite più alto, la dose di attività è molto intensa e la risposta di miglioramento è molto bassa. Al contrario, se riuscissimo a convincere il nostro vicino di casa, che è un perfetto sedentario, a fare una breve corsetta tutti i giorni, con tutta probabilità nell’arco di un paio di mesi assisteremmo a un netto miglioramento delle sue prestazioni sui 100 metri. La dose di attività sarebbe quindi molto bassa, ma la risposta conseguente diventerebbe altissima in breve tempo. FIGURA 1 - La diversa risposta ottenuta, in tre diversi soggetti, per mezzo di una stessa dose (ossia l’interazione tra intensità, durata e frequenza) di esercizio fisico. Il soggetto sedentario presenterà le trasformazioni positive più visibili. La persona attiva invece ha già ottenuto la gran parte dei miglioramenti da quella quantità di esercizio e necessiterebbe di una dose maggiore di allenamento per vedere incrementati i propri parametri. Per questo motivo le indicazioni degli esercizi fisici devono sempre essere personalizzate, per evitare gli “effetti collaterali” prodotti da dosi errate. Pertanto, se lo scopo che ci proponiamo è quello di migliorare il nostro stato di salute, piuttosto che quello di incrementare la nostra prestazione atletica, non avremo alcun bisogno di allenarci tutti i giorni per due ore consecutive. Le linee guida del Collegio Americano di Medicina dello Sport (ACSM) possono darci dei suggerimenti in merito all’intensità e alla durata dell’esercizio finalizzato alla salute: consigliano un’attività fisica di 30 minuti, con intensità moderata e da svolgere preferibilmente tutti i giorni. È possibile raggiungere questo obiettivo anche dividendo la quota di tempo prevista in porzioni da 10 minuti ciascuna, anche intervallate durante la giornata. Sei anni fa, il governo federale americano ha pubblicato le nuove linee guida di allenamento per gli adulti, in cui si consigliano 150 minuti di esercizio aerobico moderato o 75 minuti di esercizio aerobico vigoroso a settimana per prevenire patologie croniche e mantenere un’ottimale forma fisica. Paradossalmente, le modalità di allenamento non sono mai specificate o rimangono sostanzialmente molto generiche: si parla di Jogging, ciclismo, nuoto, cammino, tai chi, giardinaggio o salti con la corda, qualsiasi attività è opportuna, purché si riesca a raggiungere e mantenere l’intensità raccomandata dalle indicazioni internazionali. Queste ultime offrono anche direttive pratiche per determinare l'intensità dell’allenamento. Secondo le istruzioni canadesi, durante l'esercizio fisico moderato, le pulsazioni dovrebbero mantenersi tra il 64% e il 76% della frequenza cardiaca massima (FCmax), mentre nell’esercizio fisico vigoroso, le pulsazioni si dovrebbero mantenere tra il 77% e il 90% della FCmax. Dovendo dare un parametro pratico generico, si potrebbe definire l’esercizio moderato come un’attività fisica durante la quale è possibile parlare, ma non cantare, mentre durante un esercizio vigoroso non è possibile dire più di due parole senza interrompersi per riprendere fiato. La maggior parte di noi sa che l'esercizio fisico moderato è un toccasana per la salute ma, sorprendentemente, pochi sanno cosa significa in termini pratici “esercizio moderato”. Un nuovo studio canadese pubblicato il 16 maggio scorso (2014) ha riscontrato che in generale si tende a sopravalutare l’intensità del proprio allenamento rispetto a quanto indicato dalle linee guida. Ad oggi non esistevano, infatti, studi scientifici in grado di determinare se le persone inesperte, durante i propri work out, riuscissero veramente a capire e mantenere le intensità di training consigliate. Così, i ricercatori della School of Kinesiology della York University di Toronto (Canada) hanno reclutato 129 adulti sedentari di età compresa tra i 18 e i 64 anni (divisi in gruppi frazionati per sesso, peso, età ed etnia) per testarli e vedere ciò che sapevano in merito all'esercizio per la salute. Indipendentemente dalle conoscenze pregresse, i soggetti coinvolti nella sperimentazione hanno ricevuto copie delle linee guida da studiare, in modo da livellare le conoscenze teoriche dei vari gruppi. In seguito, è stato chiesto loro se ritenessero di aver ben compreso le indicazioni e di confermare di essere in grado di rispettarle durante l’esercizio fisico. Sorprendentemente, quasi tutti i volontari risposero di aver ben afferrato le linee guida e di sentirsi sicuri di riuscire ad adottarle durante il proprio esercizio fisico. I partecipanti sono stati istruiti a camminare, o correre, sul tapis roulant a tre diverse intensità indicate come, “leggera”, "moderata" e "vigorosa" in ordine casuale. L'investigatore leggeva le seguenti definizioni d’intensità ai partecipanti: per uno sforzo leggero: "stai cominciando a sentire caldo e hai un leggero aumento nel tasso di respirazione"; per uno sforzo moderato: "sei molto accaldato e hai un maggiore aumento nella frequenza di respirazione"; per uno sforzo vigoroso: "sei abbastanza caldo e sei quasi senza fiato". I soggetti indossavano un cardiofrequenzimetro e utilizzavano una velocità auto-selezionata mantenuta per circa 3 minuti, in modo da raggiungere uno steady state (stato stazionario) utile alla rilevazione dei parametri fisiologici necessari. I partecipanti dovevano poi camminare per 3 minuti ad un ritmo che ritenevano essere il minimo essenziale per ricevere benefici per la salute, secondo quanto appreso dalle linee guida. Frequenza cardiaca e velocità erano registrati per ciascuna delle intensità. La ricerca ha evidenziato che i volontari non sono stati in grado d’interpretare in modo corretto la propria intensità di esercizio. Solo pochi soggetti hanno mantenuto una frequenza cardiaca superiore al 65% della FCmax quando dovevano svolgere un esercizio moderato, mentre altri hanno addirittura raggiunto pulsazioni troppo elevate, superiori al 75% della FCmax, tipiche di un esercizio vigoroso. Anche quando è stato chiesto loro di raggiungere un’intensità di esercizio che rappresentasse l’intensità minima consigliata dalle linee guida per la salute, solo il 25% circa ha raggiunto la corretta frequenza cardiaca; il resto si limitava ad una passeggiata blanda e inefficace. Le implicazioni di tale constatazione potrebbero essere preoccupanti a livello della salute personale e pubblica. Allo stato attuale, solo il 15-25% degli adulti americani e canadesi si esercitano abbastanza intensamente da soddisfare le linee guida nazionali. Questo significa che il problema dell’inattività fisica potrebbe essere più ampio rispetto alle indagini statistiche effettuate fino ad oggi. Ovvero, è possibile supporre che, tra tutti gli americani e canadesi che abbiano risposto in modo positivo alla domanda: “Svolgi un’attività fisica per almeno 3 volte a settimana e per 30 minuti ad un’intensità moderata?” siano in realtà molto pochi quelli che lo fanno veramente! Gli altri, semplicemente, pensano di farlo senza però raggiungere gli standard richiesti! Quindi, per non fraintendere i vostri sforzi, soprattutto se siete dei novizi dell’esercizio fisico, vi consigliamo di monitorare frequentemente la frequenza cardiaca, sia manualmente (attraverso la palpazione dei polsi) o più semplicemente, spendendo 30-50 € per l’acquisto di un cardiofrequenzimetro di livello base, più che sufficiente per interpretare in modo corretto l’intensità dei vostri allenamenti. Riferimenti bibliografici 1. American College of Sports Medicine (2000) Guidelines for Exercise Testing and Prescription. Sixth. Philadelphia: Lippincott Williams & Wilkins. 2. Canadian Physical Activity Guidelines Canadian Sedentary Behaviour Guidelines - Articolo completo 3. Canning K.L., Brown R.E., Jamnik V.K., Salmon A., Ardern C.I., Kuk J.L. - Individuals Underestimate Moderate and Vigorous Intensity Physical - ActivityPlosOne May 2014 | Volume 9 | Issue 5 | e97927 – Articolo completo 4. Health Canada (1998) Canada’s Physical Activity Guide to Healthy Active Living. Ottawa, CA. - Articolo completo 5. Kesaniemi A, Danforth E, Jensen MD, Kopelman PG, Lefebvre P, et al. (2001) Dose-response issues concerning physical activity and health: an evidence-based symposium. Med Sci Sports Exerc S351–S358. - Abstract 6. Public Health Agency of Canada (2007) Benefits of Physical Activity. Accesso del 25 Maggio 2014. – Link alle linee guida 7. Tremblay M.S., Warburton D.E.R., Janssen I., Paterson D.H., Latimer A.E., Rhodes R.E., et al. (2001) - New Canadian Physical Activity Guidelines - Appl. Physiol. Nutr. Metab. 36: 36–46 - Articolo completo 8. UK Government Department of Health. Physical Activity Guidelines for Adults (2011) - Accesso del 29 Maggio 2014. Linee guida

  • La meditazione per la prestazione sportiva e il controllo del peso

    https://www.stranieri-fitnesstrainer.it/articoli/allenamento/La-meditazione-per-la-prestazione sportiva-e-il-controllo-del-peso.html La meditazione per la prestazione sportiva e il controllo del peso Si dice che le gare sportive siano, in molti casi, determinate per il 90% dalla mente e solo per il 10% dal fisico. Una mancanza di attenzione e una momentanea sfiducia può facilmente comportare la perdita del podio. Negli US Open di tennis del 2011, Roger Federer, uno dei tennisti di maggior successo di sempre, perse la semifinale contro Novak Djokovic, sbagliando i due punti match sul servizio dell'ultimo set. Dopo la partita confessò che, prima del match-ball, era molto eccitato perché tutto stava procedendo alla perfezione. Invece, quindici minuti dopo, si rese conto di lasciare il campo da perdente. Questo esempio mostra come un pensiero disfunzionale, seppur di bassa entità, in condizioni particolarmente delicate, come negli sport di elite, (ma anche in un soccorso rischioso da parte di un pompiere o in un audace intervento di polizia), possa fare la differenza tra il successo e la sconfitta. Essere consapevoli e presenti in questi momenti è la chiave del trionfo sportivo, ed ecco perché sempre più atleti professionisti come Kobe Bryant, LeBron James, Michael Jordan e molti altri, si stanno rivolgendo alla meditazione per ridurre lo stress, migliorare la focalizzazione e diminuire l’ansia durante una prestazione atletica. Molti atleti confessano di aver vinto le proprie gare grazie ad una particolare condizione psicologica e fisica che, generalmente, viene definita come “flusso” o “zona”, cioè una sensazione di libertà derivata dall’assenza di pensieri negativi e da una particolare condizione di autocoscienza e di esperienza autotelica.[1] Il fenomeno del flusso è stato teorizzato nel 1975 dallo psicologo americano Mihaly Csikszentmihalyi,[3] il quale riscontrava che, in determinate condizioni pratiche, il soggetto che sviluppa l’azione persiste nel suo lavoro, ignorando stanchezza e disagi, se l'atto produce in lui una soddisfazione connaturata, ottenendone così un’automotivazione intrinseca (autotelica) al proseguo dell’attività, ovvero un godimento nel fare, indipendentemente dal risultato finale ottenuto, per un’esperienza di completa immersione nel compito svolto.[2, 4] Figura n. 1 - Modello del flusso di Csikszentmihalyi – Entrare o meno nello stato di flusso dipende da come il soggetto percepisce le sfide che l’ambiente gli pone e da quali abilità esso dispone per fronteggiarle. L’equilibrio tra queste due componenti porterà all’esperienza di flusso, cioè al coinvolgimento totale (comportamentale, cognitivo ed emotivo) della persona, per un godimento puro e completo, in grado di accrescere la propria autostima e di saggiare nuovi livelli di competenza. I processi cognitivi che coinvolgono l’attenzione e la consapevolezza del presente, sono aspetti fondamentali per produrre un’esperienza di flussonegli atleti.[5] La meditazione, quindi, può creare una base per l'esperienza di flusso[6, 7, 8] in quanto implica consapevolezza e attenzione alle esperienze nel momento in cui si svolgono, in modo non giudicante e accettante.[9, 10, 11] In campo sportivo, la meditazione si è dimostrata particolarmente utile per ridurre lo stress pre-gara che colpisce molti atleti alla vigilia di una competizione. Alcuni sport, in particolare quelli in cui si richiede calma e precisione, risentono in modo particolare della condizione di ansia. Ricerche svolte su golfisti e tiratori[12, 13] hanno appurato che, già dopo 4 settimane, la meditazione è in grado di ridurre lo stress pre-competitivo, evidenziato da minori livelli di cortisolo (ormone dello stress), migliorando al contempo la precisione di tiro degli atleti. Un altro studio, ha constatato che la meditazione porta ad una riduzione della concentrazione di lattato negli atleti (composto coinvolto nei meccanismi energetici), supponendo che tale effetto potrebbe essere conseguente ad una riduzione della produzione di noradrenalina.[14] Altre ricerche hanno voluto verificare se la meditazione potesse influenzare la possibilità di incorrere in un infortunio e modificare i tempi di ritorno alle gare dopo un evento traumatico. Ivarsson e colleghi[16] hanno osservato che un programma incentrato su esercizi di meditazione per il miglioramento dell'attenzione, potrebbe ridurre il rischio di lesioni, mentre Mahony e Hanrahan[15] hanno appurato che la meditazione e la consapevolezza, attuate durante il periodo di guarigione da un incidente, potrebbero portare gli atleti a gareggiare in modo migliore, riducendo la paura di un re-infortuno durante la fasi di gara più concitate. Per concludere, la ricerca ha sperimentato che non tutti i tipi di meditazione sono ugualmente adatti ai diversi tipi di sport. Esistono, infatti, due tipi di meditazione generalmente studiati: la meditazione focalizzata sull’attenzione (FAM – Focused Attention Meditation) in cui si richiede di focalizzare volontariamente l’attenzione su di un elemento scelto (ad esempio la respirazione) e la meditazione a monitoraggio aperto (OMM – Open Monitoring Meditation) utile per valutare le esperienze di momento in momento, senza doversi concentrare verso una condizione particolare.[17, 18] Negli sport di tipo Closed Skills (o ad abilità chiuse) come il tiro con l'arco, il golf, la ginnastica, ecc, l'ambiente di azione rimane relativamente stabile nel tempo. Questi sport richiedono un’attenzione sostenuta su una sequenza predeterminata di azioni e per tale motivo potrebbero beneficiare meglio di una meditazione di tipo FAM. Al contrario gli sport Open Skills (ad abilità aperte), come gli sport di squadra, di combattimento e tutti quegli sport in cui l’ambiente esterno è in continuo cambiamento, vedrebbero meglio un training meditativo rivolto verso la modalità OMM.[18] Meditazione e controllo del peso Mantenere un corretto peso corporeo per un lungo periodo a seguito di un iniziale dimagrimento, è uno dei problemi maggiori nel trattamento dell’obesità. Principali fattori nel riacquisto di peso, dopo il dimagrimento, sono le variabili psicologiche (sintomi depressivi, stress, fame e disinibizione) e quelle comportamentali (diminuzione dell’attività fisica, consumo eccessivo di alimenti grassi, maggior tempo davanti alla TV, riduzione della frequenza di controllo del peso corporeo). [19, 20, 21]Purtroppo, è noto che l’assunzione di cibo non è attuata solo per rifornire il nostro organismo del carburante necessario alla vita. In moltissimi casi accade che, attraverso il cibo, si compensino paure, emozionalità profonde e, soprattutto, stati di stress, da cui possono derivare sia situazioni peggiorative dell’obesità [22] sia episodi bulimici.[23] Il cortisolo, ormone dello stress, gioca un ruolo fondamentale nella regolazione di tali condizioni.[24]Sappiamo, infatti, che i glucocorticoidi (famiglia di ormoni di cui fa parte il cortisolo) quando somministrati, portano ad un particolare appetito per il saccarosio,[25] iperfagia e aumento di peso,[26] tanto che, negli uomini sani, l’assunzione di cibo è aumentata drasticamente dopo 4 giorni di somministrazione di cortisolo[27] e nei pazienti oncologici si è appurato un deciso incremento dell’appetito dopo l’assunzione di un corticosteroide (prednisolone).[28] Allo stesso modo, vi sono prove di come gli steroidi surrenalici aumentino l’appetito, non solo per i carboidrati, ma anche per i grassi e modifichino la durata dei pasti. [29, 30] Analizzando numerose revisioni sistematiche della letteratura, si è evidenziato un effetto positivo della meditazione nei confronti della riduzione dello stress nelle persone sane.[31] Gli interventi di consapevolezza che si concentrano in modo specifico sull’introito di cibo, possono rivelarsi estremamente utili per promuovere comportamenti alimentari migliori e sostenere la perdita di peso.[32] Due revisioni del 2014 mostrano che la meditazione è idonea anche nei confronti del consumo compulsivo ed emotivo di cibo, con risultati non sempre concordi in merito alla perdita di peso,[33]supportando l'efficacia degli interventi basati sulla consapevolezza.[34 Dello stesso parere sembra essere la più recente revisione[35] in cui si afferma che gli interventi di meditazione sono moderatamente efficaci per la perdita di peso, mentre si dimostrano estremamente validi nel ridurre i comportamenti alimentari legati all'obesità. Bibliografia 1. Nakamura J., & Csikszentmihalyi M. The concept of flow.In C.R. Snyder & S.J. Lopez (Eds.), Handbook of positive psychology(pp. 89–105). New York: Oxford University Press 2005. 2. Csikszentmihalyi M. Beyond Boredom and Anxiety. Jossey-Bass:2005; San Francisco, CA. 3. Csikszentmihalyi M. Attention and the holistic approach to behaviour. In K.S. Pope & J.L. Singer (Eds.), The stream of consciousness(pp. 335–385). New York: 1978. Plenum. 4. Csikszentmihalyi, M. Flow: The psychology of optimal experience. 1990; New York: Harper & Row. 5. Swann C., Keegan R.J., Piggott D., & Crust L. A systematic review of the experience, occurrence, and controllability of flow states in elite sport. Psychology of Sport and Exercise, 2012; 13, 807–819. 6. Briegel-Jones R.M., Knowles Z., Eubank M.R., Giannoulatos K., & Elliot D. A preliminary investigation into the effect of yoga practice on mindfulness and flow in elite youth swimmers.Sport Psychologist, 2013; 27, 349–359. 7. Aherne C., Moran A.P. & Lonsdale C. The effects of mindfulness training on athletes’ flow: An initial investigation. Sport Psychologist, 2011; 25, 177–189 8. Kaufman K.A., Glass C.R., & Arnkoff D.B. Evaluation of mindful sport performance enhancement (MSPE): A new approach to promote flow in athletes. Journal of Clinical Sports Psychology, 2009; 4, 334–356. 9. Bishop S.R., Lau M., Shapiro S., Carlson L., Anderson N.D., Carmody J., et al. Mindfulness: A proposed operational definition. Clinical Psychology: Science and Practice, 2004; 11, 230–241. 10. Brown K.W., Ryan R.M., & Creswell J.D. Mindfulness: Theoretical foundations and evidence for its salutary effects. Psychological Inquiry, 2007; 18, 211–237. 11. Kabat-Zinn J. Full catastrophe living: Using the wisdom of your body and mind to face stress, pain, and illness. 2009; New York: Delta. 12. Kabat-Zinn J. Mindfulness-based interventions in context: Past, present, and future.Clinical Psychology: Science and Practice, 2003; 10, 144–156. 13. Shaji J., Verma S.K., Khanna G.L., The Effect of Mindfulness Meditation on HPA-Axis in Pre Competition Stress in Sports Performance of Elite Shooters, NJIRM 2011; Vol. 2(3). 14. Solberg E.E., Ingjer F., Holen A., et al. Stress reactivity to and recovery from a standardized exercise bout: a study of 31 runners practicing relaxation techniques. Br J Sports Med. 2000 34:268–72. 15. Mahony J., Hanrahan S.J. A brief educational intervention using acceptance and commitment therapy: four injured athletes experiences. J Clin Sport Psychol; 2011; 5:252–73. 16. Ivarsson A, Johnson U, Andersen MB, et al. It pays to pay attention: a mindfulness-based program for injury prevention with soccer players. J Appl Sport Psychol; 2015; 27(3):319–34. 17. Lutz A., Slagter, H.A., Dunne J.D., & Davidso R.J.Attention regulation and monitoring in meditation. Trends in Cognitive Sciences, 2008; 12(4), 163–169. 18. Colzato LS & Kibele A, How Different Types of Meditation Can Enhance Athletic Performance Depending on the Specific Sport Skills, J Cogn Enhanc 2017; 1:122–126 19. Butryn M.L., Phelan S., Hill J.O., Wing R.R. Consistent self-monitoring of weight: a key component of successful weight loss maintenance.Obesity (Silver Spring) 2007;15(12):3091–3096 20. McGuire M.T., Wing R.R., Klem M.L., Lang W., Hill J.O. What predicts weight regain in a group of successful weight losers? Journal of Consulting and Clinical Psychology. 1999;67(2):177–185 21. Raynor D.A., Phelan S., Hill J.O., Wing RR. Television viewing and long-term weight maintenance: Results from the National Weight Control Registry. Obesity. 2006;14:1816–1824. 22. Rand C., Stunkard A. Obesity and psychoanalysis. American Journal of Psychiatry 1978; 135, 547– 551 23. Lingswiler V., Crowther J., Stephens M. Affective and cognitive antecedents to eating episodes in bulimia and binge eating.International Journal of Eating Disorders 1989; 8, 533–539 24. Epel E., Lapidus R., McEwen B., Brownell K. Stress may add bite to appetite in women: a laboratory study of stress-induced cortisol and eating behavior. Psychoneuroendocrinology 2001; 26 37–49 25. Bell M., Bhatnagar S., Liang J., Soriano L., Nagy T., Dallman M. Voluntary sucrose ingestion, like corticosterone replacement, prevents the metabolic deficits of adrenalectomy.Journal of Neuroendocrinology, 2000; Vol. 12, 461–470 26. Flatt J.P. Effects of corticosterone on RG, food intake, and energy balance. International Journal of Obesity 1989; 13, 552 27. Tataranni, P.A., Larson, D., Snitker, S., Young, J., Flatt, J., Ravussin, E. Effects of glucocorticoid on energy metabolism and food intake in humans. American Journal of Physiology 1996; 271, E317– E325 28. Willox, J., Corr, J., Shaw, J., Richardson, M., Calman, K. Prednisolone as an appetite stimulant in patients with cancer.British Medical Journal 1984; 288, 27. 29. McEwen, B., Sakai, R., Spencer, R. Adrenal Steroid Effects on the Brain: Versatile Hormones with Good and Bad Effects. Hormonally Induced Changes in Mind and Brain 1993; 157–189 30. Tempel, D., Leibowitz, S., Adrenal steroid receptors: interactions with brain neuropeptide systems in relation to nutrient intake and metabolism. Journal of Neuroendocrinology 1994; 6, 479–501 31. Chiesa A, Serretti A. Mindfulness-based stress reduction for stress management in healthy people: a review and meta-analysis. Journal of Alternative and Complementary Medicine 2009; 15(5): 593- 600 32. Mantzios M& Wilson J.C. Mindfulness, Eating Behaviours, and Obesity: A Review and Reflection on Current FindingsCurrent Obesity Reports 2015, 4, 1, 141–146 33. Katterman S.N., Kleinman B.M., Hood M.M., Nackers L.M., Corsica J.A. Mindfulness meditation as an intervention for binge eating, emotional eating, and weight loss: A systematic reviewEating Behaviors 2014; 15 197–204 34. O’Reilly G.A., Cook L., Spruijt-Metz D. and Black D.S. Mindfulness-Based Interventions for Obesity Related Eating Behaviors: A Literature ReviewObes Rev. 2014 Jun; 15(6): 453–461. 35. Carrière K.,Khoury B., Günak M.M., Knäuper B.Mindfulness‐based interventions for weight loss: a systematic review and meta‐analysisObesity Review 2018; 19, 2, 164-177

  • L'allenamento con i pesi: alcuni errori comuni e falsi miti

    https://www.stranieri-fitnesstrainer.it/articoli/allenamento/Lallenamento-con-i-pesi-alcuni-errori comuni-e-falsi-miti.html L'allenamento con i pesi: alcuni errori comuni e falsi miti Elenchiamo di seguito alcuni tra i più diffusi falsi miti sull’allenamento con i pesi: si tratta di affermazioni scorrette o inesatte a cui è bene prestare attenzione e che spesso confondono i principianti. I pesi rendono mascoline le donne Spesso le donne pensano che allenarsi con i pesi sia controproducente per la loro femminilità: credono, infatti, che l’allenamento con sovraccarichi possa far crescere a dismisura i propri muscoli. Per questo, allora, magari si ostinano a effettuare centinaia di ripetizioni con un carico irrisorio, che non porterà nessun beneficio. In realtà, un uomo, per diventare imponente come un culturista, necessità di anni di allenamento e di alimentazione mirata, oltre che di una notevole predisposizione genetica (e molte volte tutto ciò non è ancora sufficiente!). Quindi se l’uomo, pur avendo aspetti genetici e ormonali che lo facilitano, necessita di tanta fatica per una crescita muscolare, come potrebbe una donna diventare improvvisamente mascolina semplicemente sollevando un carico per 3 serie da 10 ripetizioni? La cosa importante da sapere e da tenere presente è che la crescita muscolare è mediata dal testosterone, un ormone che le donne possiedono in quantità nettamente limitata rispetto agli uomini. Per questo motivo la crescita di un muscolo femminile sarà sempre più difficile e inferiore rispetto a quella di un muscolo maschile. Sono davvero tante le ragazze che si ostinano a fare esercizi per cosce e glutei e non pensano a rinforzare il tronco e gli arti superiori. In questo modo, oltre a non ottenere il risultato sperato, si conseguono un paio di spalle cadenti e una postura decisamente non invidiabile. Da quanto abbiamo detto, invece, è chiaro che per le donne è consigliabile cominciare a considerare l’esercizio con i pesi come il più valido alleato per rimodellare tutto il fisico e per ottenere quei risultati estetici che fanno invidia alle amiche. Fare molte ripetizioni di un esercizio fa dimagrire in modo mirato Questa è un’opinione diffusa tra i frequentatori delle palestre. La maggior parte di questi entra in un centro fitness per eliminare l’odiata “pancetta” e cerca di ottenere i risultati sperati per mezzo di decine di esercizi per gli addominali. Anche le donne cercano di ridurre l’interno coscia con migliaia di ripetizioni di esercizi per gli adduttori. Ma tutto questo non serve a nulla! O meglio, serve a mantenere più in forma i vostri muscoli, ma non a consumare il grasso che vi si è depositato sopra. In realtà, il grasso non è in stretto contatto con il muscolo, perlomeno non così tanto da essere “bruciato” durante l’esercizio. Il modo per metabolizzare il grasso è del tutto diverso e il dimagrimento localizzato, per lo meno quello ricercato in questo insensato modo, non esiste. Un famoso studio ha preso in considerazione i muscoli delle braccia di numerosi tennisti. Si è confrontato il rapporto tra massa muscolare e massa grassa del braccio che utilizzava la racchetta, comparandolo con il braccio inattivo. Il risultato? Il braccio più usato presentava una muscolatura più grande, ma non era più magro, nonostante le centinaia di contrazioni cui era sottoposto. In realtà, esistono alcuni modi per realizzare un dimagrimento localizzato, ma le metodiche sono completamente diverse e teoricamente più complesse, ma questa è un’altra storia. La cosa da ricordare è il fatto che il vostro corpo e l’unico elemento che può stabilire in quale punto e quando dimagrire: noi possiamo solo aiutarlo a decidere, grazie a un corretto stile di vita e a una costante e mirata attività fisica. Per assurdo, potreste dimagrire intorno alla vita esercitandovi con intensi allenamenti per le gambe. È infatti l’insieme delle energie spese a essere importante, da cui dovrà derivare sia un deficit calorico, che uno stimolo che spinga l’organismo a metabolizzare i grassi per produrre energia. Dopo l’allenamento non mangio altrimenti recupero tutto quello che ho bruciato! Questa, oltre a essere una falsa affermazione, è anche una pericolosissima abitudine da evitare. Quando utilizziamo i nostri muscoli, consumiamo energia, sia sotto forma di zuccheri che di grassi, in proporzioni diverse a seconda dell’intensità di esercizio che stiamo facendo. Queste energie devono però essere reintegrate perché tutto l’organismo funzioni correttamente. In sintesi, dopo un allenamento, il muscolo si trova in uno stato di stress dal quale deve recuperare. L’unico metodo possibile per farlo è il riposo e il riappropriarsi delle riserve energetiche che gli sono state tolte: solo in questo modo il tessuto muscolare potrà contrastare lo stato di stanchezza post-esercizio e mettere in moto una lunga serie di reazioni positive, che avranno come esito l’incremento delle qualità muscolari. Inoltre, il non mangiare innescherà un processo che impedirà al corpo di consumare i grassi in eccesso all’opposto di quanto sperato. Il nostro organismo, infatti, interpreta il digiuno come una situazione in cui c’è scarsa disponibilità di cibo e si regola in modo da mantenere adeguate riserve di energia (sotto forma di grassi) per i momenti di eventuale assenza di cibo. Non mangiando dopo un allenamento, quindi, peggiorate la situazione su tre diversi fronti: 1 non permettete al muscolo di recuperare le energie; 2 non facilitate l’organismo nel consumo del grasso in eccesso; 3 date inizio a errate e pericolose abitudini alimentari. La soluzione? Mangiare in modo adeguato dopo l’allenamento, ossia in modo proporzionato alla vostra età, sesso e al vostro dispendio calorico giornaliero. I muscoli si “afflosciano” e si trasformano in grasso se non si allenano In realtà, i muscoli non potranno mai trasformarsi in grasso, semplicemente perché sono un tessuto organico diverso! Le cellule muscolari sono attive, dotate della capacità di contrarsi e quindi con la necessità di consumare energia per attuare i processi di accorciamento volontario tipici del muscolo striato (sui vari tipi di muscolo si veda il quinto capitolo di questo volume). Al contrario, il tessuto adiposo presenta cellule capaci di ingrandirsi in modo passivo, utili per mantenere una scorta di energia e per proteggere termicamente il nostro corpo quando fa più freddo. L’aumento di peso, a seguito di un’interruzione degli allenamenti, dipende esclusivamente dalle abitudini alimentari e dalla interruzione di un forte consumo energetico. Gli atleti, soprattutto quando si allenano per molte ore al giorno, necessitano di notevoli energie e per questo mantengono diete di 4000-5000 kcal giornaliere. Quando si interrompe l’attività fisica, cessano gli alti consumi di energia ma non cambiano le abitudini alimentari, ormai consolidate nel tempo. Il risultato è che l’introito calorico è in eccesso rispetto alle spese energetiche e quindi le cellule adipose tendono a gonfiarsi. Gli atleti, inoltre, hanno elevati volumi muscolari derivati dagli allenamenti con sovraccarichi. Quando cessa la possibilità di fare un esercizio fisico, cessa anche lo stimolo che il muscolo riceve per mantenersi ipertrofico. Questo non significa che il muscolo si affloscerà con il passare del tempo: semplicemente ritornerà alle normali dimensioni, lasciando maggiore spazio alle cellule grasse. In questo modo gli accumuli adiposi sottocutanei si vedranno di più mostrando l’improvvisa mancanza di attività fisica. Bisogna utilizzare la cintura durante i sollevamenti La cintura è un accessorio di cui spesso si abusa nelle sale pesi. Ma serve veramente? Sicuramente no, se l’uso è finalizzato al sollevamento di 15 kg per l’allenamento dei bicipiti o per esercizi che prevedono una posizione orizzontale del corpo, situazione in cui la colonna vertebrale è già quasi totalmente libera dalle compressioni. Lo scopo della cintura di cuoio è piuttosto quello di aumentare la pressione all’interno dell’addome, in modo da mantenere più ferma la colonna vertebrale nel caso di sovraccarichi notevoli. È errato pensare che serva per sollevamenti di media entità. La muscolatura addominale, se correttamente tenuta in esercizio, è perfettamente in grado di ridurre la maggior parte delle sollecitazioni alla colonna vertebrale. Per contro, un utilizzo scorretto della cintura di sostegno non permette di mettere nella giusta contrazione i muscoli dell’addome, che tenderanno a impigrirsi e a non essere più pronti nei momenti di necessità. L’uso della cintura è consigliato soprattutto quando si sollevano pesi molto elevati, in particolare quando questi tendono a comprimere la colonna vertebrale dall’alto verso il basso. È il caso degli atleti che praticano il sollevamento pesi olimpico. I record parlano chiaro: a seconda delle categorie e della tecnica usata per il sollevamento, questi atleti alzano sopra la testa pesi superiori ai 200 kg (i record del mondo sono 214 kg per lo strappo e 263,5 kg per lo slancio). Se non fate parte di questa categoria, o se nei prossimi giorni di allenamento non prevedete sollevamenti dell’ordine di un centinaio di chili, evitate gli infortuni alla colonna vertebrale semplicemente rinforzando il vostro "Core" ed eseguendo tutti gli esercizi con una tecnica il più possibile corretta. Testo di Alessandro Stranieri - Articolo pubblicato sul 2° volume dell’opera “Fitness & Wellness, il tuo personal trainer” Edizioni L’espresso.

  • Posizione seduta e patologie. Quali soluzioni per evitare i danni di uno stile di vita sedentario?

    https://www.stranieri-fitnesstrainer.it/articoli/fisiologia/Posizione-seduta-e-patologie.-Quali soluzioni-per-evitare-i-danni-di-uno-stile-di-vita-sedentario.html Posizione seduta e patologie. Quali soluzioni per evitare i danni di uno stile di vita sedentario? Il mantenimento di una posizione seduta prolungata è il comportamento sedentario più comune dell’uomo, attuato per numerose ore consecutive al giorno, per ogni giorno dell’anno. Vi è oggi un ampio consenso tra medici, scienziati dell’esercizio fisico ed esperti di salute pubblica, sul fatto che l’attività fisica, moderata o vigorosa che sia, abbia un ruolo preventivo fondamentale sulle malattie cardiovascolari, sul diabete di tipo 2, sull’obesità e su alcuni tipi di cancro. Le raccomandazioni aggiornate per l'attività fisica e per la salute dell'American College of Sports Medicine e dell'American Heart Association 1, 2sottolineano la necessità di svolgere giornalmente almeno 30 minuti di attività fisica d’intensità moderata (che può essere accumulata anche in 3 frazioni di tempo di almeno 10 minuti) per 5 giorni alla settimana, oppure un’attività relativamente più intensa, condotta in sessioni di allenamento più brevi (20 minuti per 3 giorni a settimana). Tuttavia, le evidenze scientifiche ed epidemiologiche 3, 5suggeriscono che il tempo trascorso seduti ha effetti cardiovascolari e metabolici negativi, indipendenti dal fatto che si intraprenda un’attività fisica e, pertanto, sono visibili maggiori tassi di malattia e mortalità nelle fasce di popolazione meno attive. Per tale motivo, nel 2004 fu proposto il termine di “fisiologia dell’inattività”, descrivendo il potenziale ruolo causale dei comportamenti sedentari nei confronti dello sviluppo di malattie cardiovascolari e metaboliche. Gli studi sulla fisiologia dell’inattività hanno individuato meccanismi unici della sedentarietà, distinti dalle basi biologiche dell’allenamento. Un rapporto dell’Australian Diabetes, Obesity and Lifestyle Study (AusDiab) ha esaminato la correlazione tra tempo impiegato a guardare la televisione, con il rischio metabolico, in uomini e donne che praticavano almeno 150 minuti a settimana di attività fisica d’intensità da moderata a vigorosa (equivalenti alle raccomandazioni inserite nelle linee guida riferite all’attività fisica per la promozione della salute) e controllato il rapporto esistente tra tempo trascorso in posizione seduta, aumento della circonferenza della vita, pressione sanguigna sistolica, glicemia, trigliceridi e colesterolo HDL. L’osservazione dello studio Australiano è d’importanza rilevante, perché evidenzia che la posizione seduta (ovvero la mancanza di attività muscolare) agisce negativamente sulla nostra salute, in modo indipendente dall’attività fisica praticata nelle restanti porzioni della giornata, anche se questa è svolta nelle dosi raccomandate dalle linee guida internazionali (vedi figura 1). A sostegno della tesi che la posizione seduta protratta per lunghi periodi di tempo ha effetti metabolici potenti ed unici, deleteri per i processi biochimici, sono stati intrapresi alcuni studi sui topi riferiti alla dieta e allo stile di vita. Si è potuto appurare che, quando ai ratti era impedito di stare in piedi o camminare spontaneamente, si evidenziava, già dal primo giorno, una rapida e profonda diminuzione nella concentrazione del colesterolo HDL plasmatico (-22%) osservabile anche molti giorni dopo (Hamilton et al. 2008), cioè proprio di quel colesterolo che generalmente viene definito “buono” perché in grado di catturare il colesterolo in eccesso e di prevenire le patologie cardiovascolari. Risulta, quindi, evidente, che la sedentarietà esercita i propri effetti su una serie di processi organici, diversi da quelli che l'attività fisica occasionale promuove. Sulla base di queste osservazioni, anche le indicazioni delle linee guida internazionali per la promozione della salute possono apparire, quindi, “incomplete" e i classici 30 minuti di attività fisica giornaliera insufficienti alla salvaguardia delle malattie, soprattutto se le persone spendono le rimanenti ore della giornata in modo statico. Figura 1 – Analisi della LipoProteinLipasi (LPL) nei muscoli posturali. Utilizzando traccianti radioattivi dei trigliceridi per esaminare gli effetti metabolici dei muscoli posturali profondi, si è potuto appurare che questi perdevano più del 75% della loro capacità di instradare il grasso circolante nel flusso sanguigno alle lipoproteine, quando si riduceva l'attività contrattile spontanea. Ciò era correlato ad una perdita del 90-95% dell'attività della LPL muscolare. La lipasi lipoproteica (LPL) è un enzima chiave nel metabolismo delle lipoproteine ricche in trigliceridi, quali chilomicroni di origine intestinale e VLDL di origine epatica. L’espressione e l’attività della LPL sono correlate allo stato metabolico e nutrizionale dei tessuti, cioè variano in accordo al fabbisogno e all’utilizzazione di acidi grassi da parte dei tessuti stessi. Si è inoltre appurato che 4 ore di corsa intermittente al tapis roulant, oltre all'attività spontanea, non hanno avuto assolutamente alcun effetto sui livelli di LPL, tanto da poter affermare che l'inattività fisica causata dalla riduzione dell'attività spontanea produce effetti metabolici profondi (Fonte: Hamilton MT et al., 2004 - Modificato da A. Stranieri). Consumiamo energia anche durante le piccole attività quotidiane Anche nel caso di attività a bassa e bassissima intensità vi è comunque una cospicua differenza nel grado di dispendio energetico da parte delle fibre muscolari rispetto ad una situazione di completa inattività. L’osservazione e l’analisi dell’attività elettrica dei muscoli scheletrici, (ad esempio quelli degli arti inferiori), evidenzia notevoli differenze di contrazione (e quindi di spesa energetica) rispetto alla posizione seduta, anche quando sono impiegati per il solo mantenimento della postura in piedi statica (vedi figura 2). Figura 2 – analisi elettromiografica (EMG) dell’attività elettrica dei muscoli delle gambe, mostra il reclutamento muscolare intermittente durante differenti posizioni attuate nel tempo di 1 minuto. La persona era in piedi, ha fatto 4 passi e si è seduto. E’ evidente l’interruzione completa del segnale quando si siede, mentre riprende rapidamente quando si alza per salutare un conoscente. Tutta l’attività elettrica muscolare generata in questo minuto non può essere classificata come esercizio fisico, ma richiede, comunque, un dispendio energetico e una relativa produzione di calore. Per tale motivo si è deciso di classificarla come “Termogenesi da attività fisica non catalogabile come esercizio” che generalmente viene semplificato con l’acronimo anglosassone NEAT, Non-Exercise Activity Thermogenesis (Fonte: Hamilton MT et al., 2007)4 Alcuni ricercatori hanno, quindi, coniato l’acronimo “NEAT” (Non-Exercise Activity Thermogenesis) per sottolineare e distinguere il dispendio energetico (termogenesi) derivato da tutte quelle attività diverse dagli esercizi fisici o sportivi programmati, cioè tutti i movimenti e i gesti quotidiani, come quelli tipici di ciascun lavoro, fare giardinaggio, pulire la casa, giocare, ballare e anche il semplice stare in piedi, cioè azioni e comportamenti quotidiani che richiedono una spesa energetica anche minima. Figura 3 - TDEE - Total Daily Energy Expenditure, è la quantità di calorie che il corpo brucia in un periodo di 24 ore. Concorrono al consumo calorico, fattori come le normali attività quotidiane, l’esercizio fisico, il sonno e il dispendio energetico derivato dalla digestione e trasformazione del cibo. Il calcolo del TDEE aiuta la maggior parte delle persone, a conteggiare le calorie giornaliere ai fini del raggiungimento dei propri obiettivi, siano essi di dimagrimento o sportivi; Modificato da A. Stranieri. L’importanza di mantenere una leggera attività per tutta la giornata In tutto il mondo migliaia d’impiegati e studenti rimangono seduti per 6-8 ore, o più, durante la propria giornata lavorativa e tale condizione d’immobilità influenza negativamente il nostro stato di salute, sfavorendo anche la concentrazione lavorativa e il rendimento professionale. Le ricerche scientifiche hanno mostrato che, quando una persona resta seduta per 6 ore consecutive, la funzione vascolare e quella circolatoria risultano fortemente compromesse.5Le arterie principali degli arti inferiori mostrano una diminuzione del 50% della funzionalità e del flusso sanguigno già dopo un’ora in posizione seduta.6 Addirittura, un recente studio pubblicato sul Journal of Preventive Medicine, ha rilevato che il 3,8% dei morti per tutte le cause (circa 433.000 morti l’anno), può essere attribuito al restare seduti per più di 3 ore al giorno. Gli investigatori stimano anche che, la riduzione del tempo in posizione seduta a meno di 3 ore al giorno, potrebbe aumentare l'aspettativa di vita, in media, di 0,2 anni.7 Figura 4 - Prevalenza del tempo di seduta nel mondo (> 3 h/gg) - Dati di 54 paesi dal 2002 al 2011 Una ricerca condotta dal Dott. Marquis Hawkins della School of Public Health and Health Sciences dell’Università americana di Amherst, nel Massachusetts, ha esaminato i dati riferiti ad un campione di 3.075 persone sane reclutate nello studio Health, Aging and Body composition (ABC Study), mostrando come i soggetti che guardavano la televisione seduti per 3 o più ore al giorno, avevano un rischio di rapido declino della funzione renale a 10 anni, che risultava essere del 26% più elevato rispetto ai soggetti che dichiaravano di guardare la TV per 2 ore o meno.8 Allo stesso modo, un'altra recentissima ricerca 9pubblicata a febbraio del 2018 da Yasuhiko Kubota della University of Minnesota, negli Stati Uniti, riporta che la seduta prolungata può in alcuni casi portare a coaguli di sangue perché la normale circolazione delle gambe e dei piedi è compromessa. Kubota ei suoi colleghi hanno analizzato i dati di 15.158 americani di età compresa tra i 45 e 64 anni, coinvolti nell'Atherosclerosis Risk in Communities Study (ARIC) le cui osservazioni sono iniziate nel 1987. La conclusione del lavoro di Kubota è che chi guarda molto spesso la televisione ha un rischio maggiore di 1,7 volte di soffrire di un Trombo Embolismo Venoso (TEV) rispetto a coloro che non la guardano mai o lo fanno di rado. Il rischio rimane comunque alto, anche in considerazione di fattori come peso corporeo o livelli di esercizio fisico svolto dalle singole persone, tanto che, pure gli individui che mantenevato una quantità di attività fisica appropriata, tale da rispettare le raccomandazioni internazionali, mantenevano un rischio maggiore del 1,8 se passavano troppo tempo di fronte alla TV. Alla luce di quanto visto, condurre una vita maggiormente attiva, anche sul posto di lavoro, potrebbe essere una soluzione efficace anche se, nella realtà dei fatti, la quantità di esercizi e il tempo a disposizione per muoversi in un ambiente lavorativo e di studio risultano particolarmente limitati. Nei fatti, la maggior parte delle persone non riesce a raggiungere gli obiettivi minimi di attività fisica consigliati. Ma le evidenze scientifiche suggeriscono che pure i piccoli cambiamenti nella sedentarietà, possono avere un grande impatto nel migliorare la nostra salute e soprattutto prevenire le patologie. Nel 2015 un gruppo ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università dello Utah 10 hanno analizzato i dati raccolti nel National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), un programma del governo americano che cerca di monitorare le abitudini alimentari e lo stato di salute di adulti e bambini statunitensi. I dati hanno mostrato che i partecipanti trascorrevano più della metà del loro tempo in attività sedentarie. Lo studio si è, però, dimostrato particolarmente interessante perché ha evidenziato che effettuare un cammino di 2 minuti, dopo ogni ora di completa inattività, può essere associato ad un rischio di mortalità più basso. In effetti, 2 minuti di cammino ogni ora (considerando 8 ore di ufficio) aumenterebbero l’attività fisica giornaliera di 16 minuti, diminuendo il tempo totale di sedentarietà. In termini calorici, una passeggiata di un paio di minuti ripetuta più volte nell'arco della giornata (tenendo conto di 16 ore di veglia) comporterebbe un consumo di circa 400 chilocalorie alla settimana, un valore che non si discosta di molto dalle 600 chilocalorie che dovrebbero, in teoria, essere consumate ogni sette giorni per rimanere in salute, svolgendo un’attività fisica leggera. Seppur molto brevi e leggere, interruzioni ripetute di soli 2-3 minuti della sedentarietà, si sono rivelate sufficienti per controllare anche particolari condizioni patologiche già in atto, come dimostrato in ricerche che arruolavano solo soggetti diabetici. Una di queste 11 ha sperimentato su 24 soggetti maschi adulti, sedentari, (tutti in sovrappeso, o obesi e con diabete di tipo 2) due differenti tipi di interruzione della posizione seduta. I soggetti spezzavano, ogni 30 minuti, 8 ore di completa sedentarietà, per mezzo di 3 minuti di cammino a velocità modesta (3,2 km/h), oppure con 3 minuti di esercizi per gli arti inferiori (sollevamenti sulla punta dei piedi, sollevamenti delle ginocchia, piegamenti parziali delle gambe e contrazioni volontarie dei glutei) eseguiti ciascuno per 20 secondi e ripetuti a circuito. Entrambe le modalità di attività fisica, negli adulti con diabete di tipo 2, si sono dimostrate approcci efficaci nell’attenuare la risposta postprandiale del glucosio, dell'insulina, dei trigliceridi e del peptide C, una proteina utile a rilevare un cattivo controllo metabolico dei diabetici e sempre più spesso correlata al rischio di complicanze croniche. Figura 5 - Glicemia a digiuno e post-prandiale - Glicemia a digiuno e postprandiale e insulinemia misurate durante la normale seduta (SIT ???) la seduta interrotta da 3 min di cammino (LW ???) o dal circuito di esercizi con le gambe (SRA ???). Le linee verticali tratteggiate indicano i tempi della prima colazione (0 h) e del pranzo (3,5 h). I dati sono presentati come media ± SEM. Fonte: Dempsey PC et al.; 2016. Alle stesse conclusioni è arrivato anche un altro studio sui diabetici di tipo 2, finalizzato a valutare il controllo glicemico e lipidico post-prandiale e a una riduzione dello stress ossidativo e dell’infiammazione. Anche in questo caso si è provveduto a valutare l’interruzione di 7 ore di seduta con brevi attività di cammino, oppure con esercizi contro resistenza della stessa durata. Si è constatato che i soggetti hanno ridotto molti dei lipidi associati all’infiammazione e all’ossidazione, mentre sono parallelamente aumentati quelli con maggiori capacità antiossidanti.12 Va evidenziato che l’interruzione della sedentarietà può essere attuata anche con semplici esercizi per gli arti superiori mentre si rimane in posizione seduta. A questa conclusione è arrivato un team di ricercatori dell’Università inglese di Leicester, i quali hanno esaminato i livelli di zuccheri in seguito ad una seduta prolungata di 7,5 ore interrotta da 5 minuti di esercizi con le braccia all’armoergometro (una pedivella da tavolo da muovere con le mani) ogni 30 minuti e confrontati con una seduta senza interruzioni. Gli autori hanno scoperto che i livelli di zucchero nel sangue dopo i pasti sono diminuiti di circa il 57% nei soggetti obesi che interrompevano la sedentarietà con gli esercizi dati, nonostante mantenessero una posizione seduta 13. Questo potrebbe essere di estrema importanza per il controllo metabolico di tutte quelle persone che hanno una mobilità limitata o che non possono intraprendere attività di cammino. Purtroppo le conseguenze negative della sedentarietà non colpiscono solamente gli adulti, ma anche bambini e adolescenti. Durante la giornata scolastica, i momenti passati in posizione seduta possono arrivare anche a 6 ore, interrotti dal solo intervallo per la merenda di metà mattina. In questi casi, oltre alle possibili ripercussioni sulla salute dei giovanissimi, si ipotizzano anche delle conseguenze cognitive, evidenziate da un rallentamento dell’apprendimento e dell’attenzione durante le lezioni. Un gruppo di studio dell’Università australiana di Wollongong 14, ha quindi deciso di esaminare i possibili effetti negativi di una giornata di studio, simulando il comportamento scolastico in 18 studenti adolescenti per mezzo di due protocolli che prevedevano tempi di seduta tipici e tempi di sedentarietà ridotti rispetto al normale. Nel protocollo ridotto, il tempo di seduta era del 50% inferiore rispetto ad una comune sessione di lezione. Questo era realizzato per mezzo di banchi regolabili che permettevano di seguire gli insegnamenti in piedi e intermezzando le fasi di didattica con brevi esercizi di stretching e di leggera attività fisica della durata di 2-4 minuti, in modo tale da non restare seduti per più di 20 minuti consecutivi. Rispetto alla tipica giornata scolastica, quella con tempi di seduta ridotta, ha mostrato rilevanti effetti positivi nei confronti di alcuni biomarcatori (colesterolo totale, HDL, rapporto apoB/apoA-1 e rapporto colesterolo totale/HDL). Ma la cosa che ha destato particolare curiosità, è stato che anche la funzione cognitiva manifestava un miglioramento anticipato di 6 mesi della capacità mentale e attentiva degli studenti. E’ quindi possibile che, semplici modifiche all'ambiente scolastico, possano avere effetti sia in acuto, che a più lungo termine, sui fenomeni cognitivi e sulla prevenzione della salute dei più giovani. L’interruzione o la riduzione del tempo di sedentarietà è associata anche ad un rischio d’insorgenza minore di alcuni tipi di cancro. In una recente meta-analisi di 88 studi, che hanno coinvolto un totale di 47.84.339 soggetti, la visione prolungata della TV e il tempo di seduta lavorativa sono stati associati ad un aumento dei rischi, negli adulti, del cancro del colon-retto, la neoplasia più comune dopo i tumori al seno, alla prostata e al polmonare. Questo studio 15, ha riportato un importante effetto dose-risposta, suggerendo che entrambi i tempi di seduta, prolungati per un tempo maggiore di 2 ore, sono associabili ad un rischio significativamente più grande d’insorgenza del cancro del colon-retto, rispettivamente del 4% per la visione televisiva e del 2% per la seduta lavorativa prolungata. In conclusione Nella popolazione adulta, così come in quella adolescente, le evidenze scientifiche mostrano il ruolo fondamentale dell’attività fisica nel ridurre il rischio d’insorgenza di diverse forme morbose. Tuttavia, quando parliamo di sedentarietà non possiamo limitarci a descriverla come mera assenza di attività fisica, ma dobbiamo anche attribuirle il significato di sfruttamento eccessivo della posizione seduta. La distinzione è importante, in quanto, questi due comportamenti contribuiscono al rischio di sviluppare alcune patologie in maniera indipendente, modificando processi fisiologici diversi. I messaggi riguardo la salute diretti al pubblico devono, non solo incoraggiare la pratica regolare di attività fisica, ma anche consigliare la riduzione del tempo speso in posizione seduta, attuando attività che richiedano contrazioni muscolari di 2-3 minuti, ogni ora di tempo passato seduti. Queste attività, hanno la caratteristica di essere di bassissima intensità, tuttavia, se ripetute numerose nella giornata, possono svolgere un moderato ruolo nel bilancio energetico, ma che risulta di fondamentale importanza nella prevenzione della salute di un individuo. Tale approccio potrebbe essere potenzialmente vantaggioso e pratico soprattutto quando l’adesione all'esercizio fisico strutturato sia scarsa o totalmente assente. Bibliografia 1. Hamilton MT, Healy GN, Dunstan DW, Zderic TW, Owen N; Too Little Exercise and Too Much Sitting: Inactivity Physiology and the Need for New Recommendations on Sedentary Behavior. In “Curr Cardiovasc Risk Rep”, 2008 July; 2(4), pp: 292–298. 2. Garber CE et al. - Quantity and Quality of Exercise for Developing and Maintaining Cardiorespiratory, Musculoskeletal, and Neuromotor Fitness in Apparently Healthy Adults – Guidance for prescribing exercise – Med. Sci. Spors Exerc. 2001;43(7);1334-1359 3. Hamilton MT, Hamilton DG., Zderic TW; Exercise Physiology versus Inactivity Physiology: An Essential Concept for Understanding Lipoprotein Lipase Regulation. In “Exerc Sport Sci Rev”, 2004 October ; 32(4), pp: 161–166. 4. Hamilton MT, Hamilton DG, Zderic TW - The Role of Low Energy Expenditure and Sitting on Obesity, Metabolic Syndrome, Type 2 Diabetes, and Cardiovascular Disease - Diabetes (2007) 56, 2655-2667 5. Restaino RM, Holwerda SW, Credeur DP, Fadel PJ, Padilla J - Impact of prolonged sitting on lower and upper limb micro- and macrovascular dilator function - Experimental Physiology , 2015, 100 (7):829 6. Thosar SS, Bielko SL, Mather KJ, Johnston JD, Wallace JP - Effect of Prolonged Sitting and Breaks in Sitting Time on Endothelial Function, Medicine & Science in Sports & Exercise , 2014; 7. de Rezende LFM, de Sá TH, Mielke GI - All-Cause Mortality Attributable to Sitting Time - Analysis of 54 Countries Worldwide - American Journal of Preventive Medicine, 2016 8. Kubota Y, Cushman M, Zakai N, Rosamond WD, Folsom AR - TV viewing and incident venous thromboembolism: the Atherosclerotic Risk in Communities Study - Journal of Thrombosis and Thrombolysis , 2018. 9. Hawkins M, Newman AB, Madero M, Patel KV, Shlipak MG, Cooper J, Johansen KL, Navaneethan SD, Fried LF - The associations of physical activity and television watching with change in kidney function in older adults - J Phys Act Health. 2015 April; 12(4): 561–568. 10. Beddhu S, Wei G, Marcus RL, Michel M, and Greene T - Light-Intensity Physical Activities and Mortality in the United States General Population and CKD Subpopulation - Clin J Am Soc Nephrol. 2015 Jul 7; 10(7): 1145–1153. 11. Dempsey PC, Larsen RN, Sethi P, et al. - Benefits for Type 2 Diabetes of Interrupting Prolonged Sitting with Brief Bouts of Light Walking or Simple Resistance Activities - Diabetes Care. 2016 Jun;39(6):964-72 12. Grace MS, Dempsey PC, Sethi P, et al. - Breaking Up Prolonged Sitting Alters the Postprandial Plasma Lipidomic Profile of Adults With Type 2 Diabetes - J Clin Endocrinol Metab. 2017 Jun 1;102(6):1991-1999. 13. McCarthy M, Edwardson CL, Davies MJ, Henson J, Rowlands A, King JA, Bodicoat DH, Khunti K, Yates T - Breaking up sedentary time with seated upper body activity can regulate metabolic health in obese high-risk adults: A randomized crossover trial - Diabetes Obes Metab. 2017 May 14. Penning A, Okely AD, Trost SG, Salmon J, Cliff DP, Batterham M, Howard S, Parrish AM - Acute effects of reducing sitting time in adolescents: a randomized cross-over study - BMC Public Health. 2017 Aug 15;17(1):657. 15. Ma P, Yao Y, Sun W, Dai S, Zhou C: Daily sedentary time and its association with risk for colorectal cancer in adults: A dose-response meta-analysis of prospective cohort studies. Medicine (Baltimore) 2017;96:e7049.

  • Attività fisica per l'età pediatrica

    https://www.stranieri-fitnesstrainer.it/articoli/fisiologia/attivita-fisica-per-leta-pediatrica.html Attività fisica per l'età pediatrica La sedentarietà e l'obesità sono un problema molto diffuso tra i bambini della nostra società. Circa il 4% di tutti i bambini d'Europa è affetto da obesità e il 25-50% di questi mantiene l'eccesso ponderale anche in età adulta, sviluppando precoci situazioni patologiche. E' ormai comprovato che l'esercizio fisico può risolvere buona parte di questi problemi. Purtroppo, non sempre il movimento che viene proposto durante l'età pediatrica rispetta i canoni di maturazione psico-fisiologici. Per molto tempo, infatti, i bambini sono stati considerati come degli adulti in formato ristretto. Le loro caratteristiche fisiche, invece, sono diverse da quelle dei loro genitori ed è bene, quindi, analizzare i requisiti fisiologici prima di avvicinarli ad una particolare disciplina sportiva o ad un programma di esercizio fisico. Proponiamo, quindi, di seguito, una serie di evidenze scaturite da numerosi studi scientifici, con le quali speriamo di poter far riflettere allenatori e tecnici dell'attività motoria. Apparato cardiovascolare I bambini, essendo più piccoli degli adulti, presentano anche dimensioni ridotte degli organi interni e tra questi il cuore. Risulta quindi diminuita anche la Gittata Sistolica, cioè la quantità di sangue espulsa con 1 singolo battito (70 ml circa per l'adulto). Per compensare la minore gittata sistolica il cuore mantiene un battito più veloce e una più alta Frequenza Cardiaca Massima (FCM). Infatti, a differenza dei 195-200 batt./min di un ventenne, un bambino puo arrivare anche ad una FCM di 215 batt./min. (Sharp, 1995). La Frequenza Cardiaca Massima rimane comunque costante durante gli anni della pre-pubertà e quindi non sembra svolgere alcun ruolo nei miglioramenti dell'attività aerobica. Va comunque tenuto presente che, nonostante la FCM sia più alta, quest'ultima non riesce a compensare totalmente il più basso volume sistolico, dimostrabile dal fatto che il volume in l/min di sangue arterioso è più basso se confrontato con individui adulti. A differenza di questi ultimi, però, i bambini ricevono un maggior volume di sangue arterioso ai muscoli durante l'esercizio fisico, derivato da una maggiore differenza di concentrazione di O2 tra sangue arterioso e venoso (DAV - Differenza Artero Venosa). I valori calcolati della DAV sembrano essere comunque più bassi (tra il 12 e il 20%) nei bambini pre-pubere rispetto ai giovani di età puberale, anche se rimane ancora incerto se la differenza di O2 segua lo stesso sviluppo del bambino. Apparato respiratorio Durante l'infanzia la funzione cardio-respiratoria inizia il suo sviluppo per poi concludersi a maturazione avvenuta. Nel corso di questo lungo cammino si produrranno importanti variazioni della funzionalità polmonare, con un progressivo aumento dei volumi ventilatori a riposo e durante esercizio fisico. I valori di ventilazione massima passeranno da 40-45 l/min all'età di 5-6 anni fino ai 140-150 l/min nel maschio adulto.I fanciulli possiedono, inoltre, una minor profondità di respiro e necessitano, quindi, di un aumento del numero degli atti respiratori. Sharp (1995) ha riscontrato circa 60 respiraz./min nel bambino contro le circa 40 respiraz./min dell'adulto. Questo produrrà, soprattutto dopo esercizio fisico intenso, una respirazione più affannata dell'adulto, condizione conosciuta come Tachipnea (dal greco Tachi, veloce e Pneuma, aria) che potrebbe impensierire genitori ed allenatori, ma che deve essere invece considerata come normale reazione dell'attività di gioco vivace. Capacità Aerobica In conseguenza di quanto accade con gli organi più direttamente collegati a questa qualità, quali cuore e polmoni, anche la capacità aerobica aumenta con l'età. Gli studi in merito (Krahenbuhl, Skinner, and Kort, 1985. e Bar-Or, 1983) riportano che la progressione di miglioramento di questa qualità è abbastanza simile sia per i maschi che per le femmine, con variazioni minime per tutto il periodo pre-pubere, nel quale il VO2max (massimo consumo di ossigeno) può riportare incrementi dell'ordine di circa 200 ml/min l'anno. E' stato inoltre riscontrato che il VO2max di alcuni bambini è aumentato da 1.42 a 2.12 l/min in un periodo compreso fra le età di 8 e 12 anni, cioè un aumento del 49% rispetto ai valori di partenza (Bailey, Ross, Mirwald and Weese, 1978). Esistono, ovviamente, anche discrepanze nei due sessi, le quali si fanno più nette nel periodo puberale. Le ragazze, infatti, raggiungono un plateau del picco di miglioramento per la capacità aerobica, intorno ai 12-14 anni, mantenendo valori minori del 15% circa, rispetto ai ragazzi, i quali, invece, migliorano fino all'età di 17-18 anni (Cerretelli, 1985). A dire il vero, nelle femmine, un primo declino graduale nei valori si apprezza già dopo gli 8 anni. Le bambine di questa età, difatti, hanno un valore medio di VO2max di 50 ml/kg/min che scende a quasi 40 ml/kg/min all'età di 16 anni. Queste differenze nei due sessi, sono di sovente interpretate per mezzo di variazioni di composizione corporea, vale a dire, causati dall'aumento della massa grassa delle fanciulle, come diretta conseguenza della maturazione (anche se, secondo altri autori, alcuni fattori socio-culturali potrebbero influenzare una diminuzione dell'attività motoria nelle femmine). Alcune ricerche riportano, però, che se colleghiamo i valori di VO2max con il volume muscolare degli arti inferiori, le differenze tendono ad annullarsi. Tale dato è confermato da alcuni lavori in merito al comportamento del VO2max/Kg, (rapporto tra max consumo di O2 e il peso corporeo), utilizzato quale indice della potenza lavoro. Possibilità di Allenamento del VO2max in soggetti pre-pubere In generale, la ricerca indica che se i bambini seguono un allenamento aerobico 3-5 volte a settimana, con un'attività continua di almeno 20 minuti per 12 settimane, sono possibili miglioramenti del VO2max dal 7 al 26%. In media, però, un bambino può prevedere un miglioramento pari ad un 10% circa del VO2max dopo un programma di allenamento cardiovascolare. I bambini in età pre-pubere, sottoposti ad allenamento sistematico, riescono a migliorare il loro VO2max, ma non tanto efficacemente quanto gli adulti fanno dopo un programma di esercitazioni di resistenza aerobica. Si è visto, in ogni modo, che, allenamenti finalizzati a questo scopo non manifestano nessun effetto particolare se non dopo gli 11-12 anni, tanto da suggerire che la capacità aerobica sia allenabile in prossimità della fase puberale, soprattutto dei soggetti maschi. Molti contestano il valore dell'allenamento aerobico in quanto, i miglioramenti di VO2max riferiti, non dovrebbero essere collegati all'allenamento, quanto ad un'affinata efficienza meccanico coordinativa. Durante il periodo pre-puberale si assiste, effettivamente, ad un continuo e veloce aggiustamento della coordinazione motoria, dovuto, per lo più, a variazioni delle dimensioni corporee. Inoltre, proprio durante l'infanzia, le fibre nervose migliorano il loro rivestimento mielinico (mielinizzazione) il quale permette una più veloce conduzione dell'impulso nervoso, con conseguente incremento della trasmissione delle informazioni sensoriali e motorie ed una migliore economia del dispendio energetico, che si tradurrà, positivamente, nei confronti della fatica fisica e del consumo di ossigeno. Metabolismo anaerobico Correre, saltare, lanciare, oltre ad essere di fondamentale importanza per la maturazione degli schemi motori di base del bambino, rappresentano gesti che ci potrebbero far intuire una predilezione del bambino per le attività di tipo anaerobico. Alcuni spiegano che questo tipo di attività risulta essere più un comportamento psicologico piuttosto che una predilezione per l'attività anaerobica. Del resto, se paragonati con il contesto generale delle attività dei bambini, gli sforzi di breve durata risultano, probabilmente, più limitati di quanto non sembri a prima vista. Fino ad oggi la comprensione del metabolismo muscolare del bambino si è basata su un numero limitato di studi, in particolar modo su quelli effettuati durante i primi anni '70 da Eriksson, Saltin, Karlson Saltin e Gollnick, i quali furono i primi ad usare tecniche di biopsia muscolare nei bambini. All'epoca le conclusioni suggerirono l'esistenza di un potenziale rapporto tra il metabolismo anaerobico muscolare e la maturazione fisica, che però ai giorni nostri non trova sempre conferma. In generale i bambini hanno limitate capacità di Glicolisi Anaerobica fino ad un'età post-pubertà, in quanto presentano attività notevolmente più basse degli enzimi glicolitici. Eriksson ed al. (1973) ha indicato che i ragazzi di 11-13 anni hanno circa la metà dell'enzima PFK (PhosfoFruttoKinasi) rispetto agli adulti, con la conseguenza che i bambini non possono produrre molta energia per mezzo del metabolismo anaerobico e devono contare molto di più su quello aerobico. Per tale motivo i bambini presentano un'attività degli enzimi collegati al metabolismo aerobico molto più alti rispetto agli adulti che, di conseguenza, permette loro anche una migliore ossidazione dei grassi durante l'attività aerobica. Alcuni studi (Kaczor-Ziolkowski-Popinigis Tarnopolsky e Macek,-Mackova) hanno confermato che i bambini presentano bassa attività della LDH (LattatoDeIdrogenasi) enzima deputato al metabolismo dell'acido lattico. Concludendo Come abbiamo visto, gli organi e i sistemi metabolici dei più piccoli presentano alcune sostanziali differenze rispetto a quelli degli adulti. Seppur ancor oggi incomplete, le ricerche in merito al metabolismo anaerobico ed aerobico hanno dimostrato come questi due sistemi non siano due entità separate ma, piuttosto, due sistemi metabolici che spesso interagiscono l'uno con l'altro, non solo in età adulta ma anche durante gli anni che precedono la pubertà. La realtà scientifica sembra inoltre suggerire, come l'attività fisica di tipo aerobico sia quella maggiormente idonea all'attività fisica dei bambini pre-pubere. Non esistono esercitazioni specifiche da segnalare, piuttosto è fondamentale proporre esercizi e giochi che stimolino, oltre all'apprendimento, i giusti sub-strati energetici, tenendo sempre presente le peculiarità anatomo-fisiologiche dei bambini. Una volta che il tecnico abbia preso coscienza di queste caratteristiche, dovrà provvedere a creare una base motoria ricca e di qualità, che favorisca apprendimenti tecnici complessi e il più variegati possibile (sottoforma di multidisciplinarietà) per stimolare un'ottimale strutturazione degli schemi motori. E' quindi inutile cercare precoci specializzazioni in età pediatrica, soprattutto quando l'evidenza scientifica ci informa che fino ai 12-13 anni le capacità di amministrare attività intense e gesti motori complessi sono decisamente limitate.

  • Esercizio fisico: cibo per la mente e prevenzione per demenze, Parkinson e depressione

    https://www.google.com/url?sa=D&q=https://www.stranieri-fitnesstrainer.it/articoli/fisiologia/Esercizio-fisico-cibo-per-la-mente-e-prevenzione-per-demenze-Parkinson-e-depressione..html&ust=1638892380000000&usg=AOvVaw2zzY89uIf1kgpPffmYxhp3&hl=it Esercizio fisico: cibo per la mente e prevenzione per demenze, Parkinson e depressione. Diversi approcci per mantenere o migliorare le prestazioni cognitive negli anziani hanno mostrato risultati promettenti. È noto da tempo che gli anziani particolarmente esperti in specifici settori lavorativi, possono mantenere alti livelli di prestazione anche a 70 anni. Si è, inoltre, dimostrato che gli adulti più avanti negli anni, traggono beneficio, anche più dei giovani, dall'allenamento formale di diverse abilità cognitive. Tuttavia, tranne poche eccezioni, gli effetti benefici di questi interventi tendono ad essere limitati agli esclusivi compiti utilizzati nella formazione, tanto che, una particolare esperienza in un compito di digitazione ha un effetto scarso o nullo sulla capacità di guidare un’automobile. Al contrario, da numerosi anni vi sono prove crescenti di come l'esercizio fisico abbia esiti positivi sulle funzioni cognitive degli anziani, anche se fino ad oggi poco si sapeva dei meccanismi neurometabolici e molecolari alla base di questi effetti. Quello che sappiamo Già nel 1961 si indicava la combinazione tra attività mentale ed esercizio fisico come il miglior metodo per preservare il più a lungo possibile l'attività e la funzione delle cellule cerebrali.1 Ma fu probabilmente dopo lo studio di Waneen Wyrick Spiriduso del 1975, incentrato sull'invecchiamento di alcuni praticanti di tennis, che vi fu un crescente interesse nell'utilità dell'esercizio fisico come regolatore del declino cognitivo legato all'età.2I risultati di questo studio indicarono che, uno stile di vita attivo, insieme ad un corretto esercizio fisico o sport (nel caso specifico, tennis e pallamano), possono giocare un ruolo dominante nel determinare un diverso decadimento della velocità del tempo di reazione e di movimento, rispetto all'età cronologica. Il decremento medio di questi parametri era solo dell'8% nel gruppo di anziani attivo, rispetto a giovani non allenati, mentre i soggetti senili non attivi erano in media del 22,5% più lenti. L’osservazione ha dimostrato che le prestazioni delle persone anziane, in tutte le variabili delle prove effettuate, erano molto più simili alle prestazioni di un gruppo di giovani fisicamente attiviti, piuttosto che a soggetti vecchi e sedentari. L'attività fisica sembra, quindi, avere un netto potere benefico nella prevenzione del danno cognitivo e della demenza negli anziani. 3I meccanismi potenziali, che sono dietro agli effetti protettivi dell'attività fisica sulla funzione cognitiva, sono multidimensionali. Ad esempio, l'esercizio aerobico rende il cervello più efficiente, plastico e adattabile, il che porta a migliorare la memoria e la funzione esecutiva per mezzo di meccanismi che comprendono cambiamenti positivi nell'attività emodinamica, nella plasticità sinaptica, nella neurogenesi e nella proliferazione delle cellule neurali, con formazione di nuovi neuroni che si integrano nelle reti neurali esistenti.4 L'influenza dell'attività fisica sulla plasticità neurale è strettamente legata, o addirittura dipendente, ai vari aspetti del metabolismo del cervello. In effetti, l'esercizio aumenta alcune proteine dell'ippocampo (un’area cerebrale situata nella parte centrale inferiore del cervello nota come lobo temporale) che hanno un ruolo specifico nel metabolismo energetico, quali gli enzimi coinvolti nel catabolismo del glucosio, la produzione di adenosina-tri-fosfato (ATP) e il turnover del glutammato.5 Gli effetti dell'attività fisica sul metabolismo e sulla struttura cerebrale sono anche associati ad un aumento del fattore neurotrofico derivato dal cervello meglio noto come BDNF (Brain Derived Neutrofic Factor). 6Il BDNF è una neurotrofina che agisce su determinati neuroni del sistema nervoso centrale e del sistema nervoso periferico, contribuendo a sostenere la sopravvivenza dei neuroni già esistenti, e favorendo la crescita e la differenziazione di nuovi neuroni e sinapsi. Se questi fattori neurotrofici scendono al di sotto di un certo livello, si ritiene che i neuroni siano più vulnerabili ai danni e, viceversa, quando i livelli sono mantenuti o potenziati, questo riesce a fornire ai neuroni un buon margine di protezione. Inoltre, è stato dimostrato che il BDNF protegge contro la degenerazione neuronale dovuta all'ischemia e ad altri disturbi neurodegenerativi.7 Nel cervello, il BDNF è attivo nell'ippocampo, nella corteccia cerebrale e nel proencefalo (ovvero, telencefalo, più diencefalo) aree vitali per l'apprendimento, la memoria, e il pensiero. Poiché gli effetti delle neurotrofine possono produrre cambiamenti rapidi e duraturi nell'efficacia delle sinapsi, sono anche implicati nel potenziamento dell'apprendimento e della memoria a lungo termine,8tanto che, quando l'espressione del BDNF è bloccata all'interno del cervello del ratto, gli animali mostrano alterazioni nella memoria e nell'apprendimento. Cosa osservano gli studi sul cervello Attraverso la spettroscopia a risonanza magnetica (MRS - una tecnica di risonanza magnetica sensibile ai cambiamenti metabolici nel cervello) si possono rilevare diverse biomolecole fondamentali per il metabolismo energetico cerebrale, per la plasticità neuronale e l'invecchiamento cerebrale come, ad esempio il mio-inositolo (Mi), il glutammato, la colina totale (tCho), la creatina (Cr), la fosfocreatina (PCr), l’denosintrifosfato (ATP) e il N-AcetilAspartato (NAA). La colina totale (ovvero, somma di fosfocolina e glicerofosfocolina) è stata spesso proposta come marcatore dell'infiammazione patologica della membrana, visto che la neuro-degenerazione e la demielinizzazione sono comunemente associati ad elevati livelli di colina totale (con diminuiti livelli di glutammato). 9 Anche il rapporto tra colina totale e creatina (tCho/Cr) sono spesso analizzati, in quanto, elevati valori di tCho/Cr sono comunemente rilevabili in pazienti affetti da demenze, soprattutto da Alzheimer.10 Il NAA, in particolare, è stato proposto come marker di vitalità, salute e densità neuronale, dell'integrità funzionale, della perdita delle sinapsi.11,12 Diversi studi hanno dimostrato che, sia i livelli di NAA, che il rapporto NAA/Cr sono più bassi nella malattia di Alzheimer rispetto all'invecchiamento in buona salute e che, la presenza di ridotti livelli nel rapporto NAA/Cr possono predire una futura trasformazione del decadimento cognitivo, da lieve, in Alzheimer.13 Un altro marker ampiamente utilizzato per lo studio dell'invecchiamento cerebrale, è la conservazione, o l'aumento, del volume di materia grigia regionale (ad esempio il volume ippocampale) e per tale motivo spesso viene usato come misura degli esiti dell’esercizio fisico nei soggetti anziani. Cosa c’è di nuovo Sappiamo che la salute cerebrale diminuisce con l'età e che il cervello tende a contrarsi di circa il 5% ogni decennio dopo i 40 anni, ma sappiamo anche che l’esercizio fisico può rallentare di molto tale involuzione. Al fine di progredire ulteriormente l’attuale stato delle conoscenze sull'influenza positiva dell’attività fisica sul cervello, gerontologi, medici dello sport, biologi e neurologi sono alla continua ricerca di nuove dimostrazioni e conferme riferite all’esercizio fisico. Nel 2017 sono stati fatti alcuni passi avanti nella conoscenza della materia per mezzo di una serie di ricerche dedicate a questo argomento. Ad esempio, presso l’Università Goethe di Francoforte sono stati esaminati gli effetti di un regolare esercizio fisico sul metabolismo cerebrale e la memoria di 60 soggetti, di età compresa tra i 65 e gli 85 anni, partecipanti allo studio SMART (Sport and Metabolism in Older Persons, an MRT Study) uno studio randomizzato controllato con uso della Tomografia a Risonanza Magnetica (MRT) e della Spettroscopia di Risonanza Magnetica (MRS) per misurare il metabolismo e la struttura cerebrale. La ricerca 14 è stata condotta dal Dipartimento di Gerontologia dell'Istituto di Medicina Generale (guidato dal professor Johannes Pantel) e dal Dipartimento di Medicina dello Sport (guidato dal professor Winfried Banzer) e pubblicato a luglio del 2017 sulla rivista medica Translational Psychiatry. Gli esami di tomografia e spettroscopia sono stati effettuati sia prima, che dopo un periodo di training in cui i partecipanti si allenavano pedalando su una cyclette 3 volte alla settimana per un periodo totale di 12 settimane. Ciascuna sessione di training durava 30 minuti ed era adattata al livello prestativo di ogni soggetto, con un’intensità di livello moderato-vigorosa. Alla fine del programma, si sono analizzati gli effetti dell’attività fisica sul metabolismo cerebrale, sulle prestazioni cognitive e sulla struttura del cervello I risultati dello studio, dimostrano che l'attività fisica influenza il metabolismo del cervello, impedendo un aumento di colina totale (tCho) nei soggetti sottoposti a training aerobico. La concentrazione di questo metabolita spesso aumenta a causa della maggiore perdita di cellule nervose, che tipicamente si verifica nel caso della malattia di Alzheimer. L'esercizio fisico ha portato a concentrazioni cerebrali di colina stabili nel gruppo allenato, mentre i livelli di colina sono aumentati nel gruppo di controllo. E’ anche migliorata l’efficienza fisica dei soggetti, visto che hanno evidenziato un aumento di efficienza cardiaca senza, però, mostrare un incremento del consumo di ossigeno massimo (VO2max), probabilmente dovuto ad un training non sufficientemente lungo. Al contrario di altri studi, non si sono appurati incrementi del volume della materia grigia totale, né aumenti dei volumi dell'ippocampo di destra o sinistra, né un significativo incremento del BDNF. Figura 1: Effetto Pre-Post esercizio aerobico sulle concentrazioni di NAA/Cho e Cho/Cr cerebrali. La figura mostra i grafici con il massimo, il minimo e la mediana. I due grafici mostrano come i livelli del rapporto NAA/tCho siano rimasti quasi invariati nel gruppo che svolgeva esercizio fisico, mentre i non allenati hanno riportato un peggioramento di tali livelli, segno di una minore salute neuronale. Nel secondo grafico (tCho/Cr) il gruppo di controllo riporta un maggior aumento dei livelli di colina, rispetto a quanto evidenziato dai soggetti allenati, interpretabile come segno di una maggiore neurodegenerazione e possibile infiammazione. Fonte: Matura S. et al.; 2017. Modificato da A. Stranieri Nel complesso, questi risultati suggeriscono che l'esercizio fisico non solo migliora la forma fisica e l’efficienza cardiovascolare, ma protegge anche le cellule da un decadimento fisiologico per effetto di un impatto positivo sul metabolismo cerebrale. E’ la prima ricerca a dimostrare che un esercizio aerobico regolare di 3 mesi conduce ad aumento delle concentrazioni cerebrali di NAA/tCho rispetto a soggetti non allenati, tanto che il valore di tCho cerebrale potrebbe costituire un valido indicatore per verificare gli effetti dell'esercizio aerobico sull'invecchiamento del cervello. Figura 2: l’immagine mostra la regione target presa in considerazione nello studio e gli spettri rappresentativi della Colina Totale (tCho), della Creatina Totale (tCr) e del N-AcetilAspartato (NAA). Sono ben visibili come l’esercizio abbia portato a livelli di Colina stabili e più alti di NAA, quest’ultimo segno di salute e vitalità neuronale. Fonte: Matura S, Fleckenstein J, Deichmann R et al.; 2017. Un recentissimo studio internazionale,15 primo nel suo genere, in collaborazione con i ricercatori dell'Istituto australiano Nazionale di Medicina Complementare della Western Sydney University e la Divisione di Psicologia e Salute Mentale dell'Università di Manchester nel Regno Unito, ha esaminato gli effetti dell’esercizio aerobico sull’ippocampo, regione del cervello fondamentale per la memoria e non solo. Gli studi condotti sui topi hanno sempre dimostrato che l'esercizio fisico aumenta la dimensione dell'ippocampo, ma fino ad ora le prove sugli esseri umani erano state piuttosto scarse. I ricercatori hanno attuato una revisione sistematica di 14 studi clinici, esaminando le scansioni cerebrali di 737 persone, prima e dopo un programma di esercizio aerobico, confrontandole con soggetti in condizioni di controllo. Le persone analizzate avevano un’età tra i 24 e i 76 anni (età media di 66 anni) e comprendevano adulti sani, persone con decadimento cognitivo lieve e persone con diagnosi clinica di malattia mentale, tra cui depressione e schizofrenia. Si sono, quindi, esaminati gli effetti dell’esercizio aerobico attuato per mezzo del cammino, della pedalata alla bicicletta stazionaria e della corsa al tapis roulant. La durata degli interventi previsti dai diversi studi variava da 3 a 24 mesi, con un intervallo di sedute compreso tra 2 e 5 a settimana. I risultati pubblicati il 1 febbraio 2018 sulla rivista NeuroImage, hanno mostrato che l'esercizio fisico non ha avuto alcun effetto sul volume totale, ma ha fatto aumentare notevolmente la dimensione della regione sinistra dell'ippocampo nell'uomo. La ricerca fornisce, quindi, prove più concrete, rispetto a quanto conoscevamo, sui vantaggi reali dell’esercizio per la salute del cervello. In particolare, l’esercizio aerobico può essere visto come un programma di manutenzione, che rallenta il deterioramento delle dimensioni cerebrali, rappresentando uno dei pochissimi metodi collaudati per mantenere il volume e le funzioni del cervello anche in età avanzata. Un’altra recentissima ricerca internazionale16 pubblicata sull’American Journal of Psychiatry ad ottobre del 2017, evidenzia che anche piccole quantità di esercizio fisico sono in grado di proteggere contro la depressione, con evidenti benefici per la salute, indipendentemente dall'età o dal sesso. I ricercatori hanno utilizzato i dati dell’Health Study of Nord-Trøndelag County (studio HUNT), uno dei più grandi e più completi studi basati sulle indagini sanitarie della popolazione mai intrapresi, che è stato condotto tra il gennaio 1984 e giugno 1997. L'analisi ha coinvolto 33.908 adulti norvegesi che da più di 11 anni vedevano monitorati i loro livelli di esercizio e i sintomi di depressione e ansia. I risultati hanno mostrato che le persone che dichiaravano di non fare esercizio avevano una probabilità maggiore del 44% di sviluppare la depressione rispetto a coloro che effettuavano un training di 1-2 ore a settimana. Tali benefici sembra non siano, però, estendibili ad una protezione anche contro l’ansia. Tuttavia, il team di ricerca ha scoperto che almeno il 12% dei casi di depressione potrebbero essere evitati se i soggetti riuscissero ad impegnarsi in almeno 1 ora di attività fisica a settimana. Un’indagine17 pubblicata su JAMA Neurology l’11 dicembre 2017 si è posta il problema di quale sia la corretta intensità con cui far svolgere l’esercizio fisico ai i soggetti affetti da morbo di Parkinson, ovvero la seconda malattia neurodegenerativa più comune al mondo che, solo negli Stati Uniti, colpisce più di un milione di persone. Va evidenziato, che questa è la prima volta che gli scienziati testano gli effetti di un esercizio ad alta intensità (80-85% di FCmax) su pazienti con malattia di Parkinson, visto che in precedenza questo tipo di esercizio è sempre stato ritenuto troppo stressante per persone con tale patologia a causa del loro particolare rallentamento motorio. In effetti, i sintomi del Parkinson includono una progressiva perdita del controllo muscolare, tremori, rigidità articolari, lentezza e disturbi dell'equilibrio, tanto che, con il progredire della malattia, può diventare difficile camminare, parlare e completare anche le più semplici attività quotidiane. La ricerca si è svolta come trial clinico randomizzato in collaborazione tra la Northwestern University, la Rush University Medical Center, l'Università del Colorado e l'Università di Pittsburgh. I 128 partecipanti, di età compresa tra 40 a 80 anni, erano stati arruolati nello Study in Parkinson Disease of Exercise (SPARX) in una fase precoce della malattia in cui non assumevano farmaci, cosa che garantiva che i risultati dello studio fossero realmente connessi con l’esercizio fisico svolto e non influenzati dalle terapie. I 128 soggetti sono stati assegnati a caso a 3 diversi gruppi; i primi due svolgevano l’esercizio fisico 3 volte alla settimana per 6 mesi, il primo con protocollo ad alta intensità, (80-85% della frequenza cardiaca massima), e il secondo ad intensità moderata, (60-65% della FCmax). Il terzo gruppo era quello che non svolgeva nessun esercizio fisico e serviva come confronto (controllo) per gli altri due gruppi.Dopo 6 mesi, i soggetti sono stati valutati con la scala di punteggio UPDRS (Unified Parkinson’s Disease Rating Scale) per il morbo di Parkinson, la quale prende in considerazione valori che vanno da 0 a 108. Più alto è il numero, più gravi sono i sintomi. Tutti i partecipanti allo studio partivano con un punteggio UPDRS di circa 20 prima dell’inizio del protocollo di esercizio. I risultati a 6 mesi dall’inizio della sperimentazione hanno mostrato che, i soggetti che svolgevano il protocollo ad alta intensità, sono rimasti con un punteggio simile a quando sono partiti (20). Al contrario, il gruppo che svolgeva l'esercizio fisico moderato ha visto peggiorato di 1,5 punti lo score su scala UPDRS e, addirittura, il gruppo che non ha svolto nessun esercizio fisico ha aggravato il proprio risultato di 3 punti rispetto a quello di partenza. Da notare che, 3 punti su un punteggio di 20, significa un peggioramento del 15% nei segni primari della malattia e deve essere considerata clinicamente importante, visto che potrebbe fare una grande differenza nella futura qualità di vita dei pazienti. In definitiva, questo significa che, per mezzo dell’esercizio ad alta intensità, si è riusciti a ritardare di 6 mesi l’insorgenza del Parkinsons, segno che prima si interviene sulla patologia, maggiori sono le probabilità di ritardare la progressione delle disabilità motorie. Figura 3: il grafico mostra la variazione del punteggio, rispetto alla situazione di partenza (punto 0), dopo 6 mesi di esercizio ad alta intensità, a media intensità e nessun esercizio fisico. Ogni rettangolo colorato (boxplot) riproduce la mediana (riga orizzontale nella casella), il quartile superiore (75 ° percentile, parte superiore della casella), il quartile inferiore (25 ° percentile, parte inferiore della casella). E’ evidente come la mediana del gruppo che si è allenato ad alta intensità sia rimasta praticamente sovrapposta alla linea del valore 0 del grafico (punto di partenza) mentre i soggetti che non hanno svolto esercizio fisico si sono spostati di 3 punti dalla linea di base, peggiorando di circa il 15% il loro punteggio UPDRS. Fonte: Schenkman M, Moore CG, Kohrt WM, et al., 2017 - Modificato da A. Stranieri. Concludendo Gli studi sulla popolazione anziana, mostrano che l'esercizio di endurance (aerobico) è protettivo contro il declino cognitivo, favorisce un mantenimento della memoria e protegge dalle demenze. Ci sono almeno quattro ipotesi che spiegano scientificamente perché l'esercizio fisico influisce in modo così favorevole sul cervello umano. La prima ipotesi è che l’esercizio fisico è in grado di aumentare il numero di vasi sanguigni per angiogenesi (cioè un processo di formazione di vasi sanguigni partendo da quelli già esistenti) e quindi incrementare, di conseguenza, l’afflusso di ossigeno in alcune aree cerebrali cruciali. Tale effetto non deve essere assolutamente trascurato, visto che in alcuni casi i problemi cerebrali degli anziani possono dipendere da patologie cerebro vascolari (ad esempio la malattia dei piccoli vasi) in cui si hanno maggiori rischi di futuri ictus, decadimento cognitivo e disturbi dell’andatura. La seconda ipotesi suggerisce che l'esercizio favorisce l’aumento di alcuni i neurotrasmettitori cerebrali, come la serotonina e la norepinefrina, facilitando l'elaborazione delle informazioni. La terza ipotesi, probabilmente la più studiata, propone l’esercizio fisico come sistema di compenso di alcune importanti neurotrofine, come il fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF), in grado di aumentare la sopravvivenza e la plasticità dei neuroni e incrementare la ramificazione dendritica e la funzionalità delle sinapsi nel cervello. Un’ulteriore tesi, porta a pensare che il miglioramento della plasticità neuronale dopo l'esercizio aerobico possa essere associato, oltre che ad un aumentato livello sierico di BDNF, anche ad un accrescimento dei livelli di N-AcetilAspartato (NAA), diminuzione della Colina e ad un ingrandimento del volume di alcune zone cerebrali come, ad esempio, la parte sinistra dell’ippocampo. Pertanto, l'esercizio fisico aerobico continuo a intensità moderata (60-65% della FCmax), insieme a brevi variazioni ad alta intensità (80-85% della FCmax) dovrebbe essere considerato come una prescrizione fondamentale per gli anziani, al fine di rallentare il declino cognitivo, ridurre i rischi di demenze e ictus e, ovviamente, mantenere alto il livello di fitness cardiovascolare, respiratorio e muscolare. Fonti bibliografiche 1. Colcombe SJ, Kramer AF, Erickson KI et al. - Cardiovascular fitness, cortical plasticity, and aging. - Proc Natl Acad Sci USA 2004; 101: 3316–3321. 2. Mateef, D. - Morphological and physiological factors of aging and longevity. In Health and fitness in the modern world. - Athletic Inst., Chicago, 1961 3. Spiriduso, W. W. - Reaction and Movement Time as a Function of age and Physical Activity Level - Journal of Gerontology, 1975 Volume 30, Issue 4, 1, Pages 435–440 4. Eadie BD, Redila VA, Christie BR. Voluntary exercise alters the cytoarchitecture of the adult dentate gyrus by increasing cellular proliferation, dendritic complexity, and spine density. J Comp Neurol 2005; 486: 39–47. 5. Ding Q, Vaynman S, Souda P, Whitelegge JP, Gomez-Pinilla F. Exercise affects energy metabolism and neural plasticity-related proteins in the hippocampus as revealed by proteomic analysis. Eur J Neurosci 2006; 24: 1265–1276 6. Oz G, Alger JR, Barker PB, Bartha R, Bizzi A, Boesch C et al. Clinical proton MR spectroscopy in central nervous system disorders. Radiology 2014; 270: 658–679 7. Kantarci K,Petersen RC, Boeve BF, Knopman DS, Tang-Wai DF, O'Brien PC et al. 1 H MR spectroscopy in common dementias. Neurology 2004; 63: 1393-1398. 8. Metastasio A, Rinaldi P, Tarducci R, Mariani E, Feliziani FT, Cherubini A et al. Conversion of MCI to dementia: Role of proton magnetic resonance spectroscopy. Neurobiol Aging 2006; 27: 926–932 9. Moffett JR, Ross B, Arun P, Madhavarao CN, Namboodiri AM. N-Acetylaspartate in the CNS: from neurodiagnostics to neurobiology. Prog Neurobiol 2007; 81: 89–131 10. Calderon-Garciduenas L, Mora-Tiscareno A, Melo-Sanchez G, Rodriguez-Diaz J, Torres Jardon R, Styner M et al. A critical proton MR spectroscopy marker of Alzheimer's disease early neurodegenerative change: low hippocampal NAA/Cr ratio impacts APOE 4 Mexico city children and their parents. - J Alzheimers Dis 2015; 48: 1065–1075 11. Vaynman SS, Ying Z, Yin D, Gomez-Pinilla F. - Exercise differentially regulates synaptic proteins associated to the function of BDNF. - Brain Res 2006; 1070: 124–130. 12. Lindholm D, Dechant G, Heisenberg CP, Thoenen H - Brain-derived neurotrophic factor is a survival factor for cultured rat cerebellar granule neurons and protects them against glutamate-induced neurotoxicity, Eur. J. Neurosci. 5 (1993) 1455-1464 13. Patterson SL, Abel T, Deuel TAS. et al. - Recombinant BDNF rescues deficits in basal synaptic trans- mission and hippocampal LTP in BDNF knockout mice, Neuron 16 1996. 1137–1145 14. Matura S, Fleckenstein J, Deichmann R et al. - Effects of aerobic exercise on brain metabolism and grey matter volume in older adults: results of the randomised controlled SMART trial- Translational Psychiatry, 2017; 7 (7): e1172 15. Firth J, Stubbs B, Vancampfort D et al. - Effect of aerobic exercise on hippocampal volume in humans: A systematic review and meta-analysis. NeuroImage, 2017; 166: 230 16. Harvey SB, Øverland S, Hatch SL et al.- Exercise and the Prevention of Depression: Results of the HUNT Cohort Study. - American Journal of Psychiatry, 2017 17. Schenkman M, Moore CG, Kohrt WM, et al.- Effect of High-Intensity Treadmill Exercise on Motor Symptoms in Patients With De Novo Parkinson Disease. JAMA Neurology, 2017

  • Incrementare l'attività cardiovascolare per mantenere le capacità cognitive in tarda età

    https://www.stranieri-fitnesstrainer.it/articoli/fisiologia/Incrementare-lattivit-cardiovascolare-per mantenere-le-capacit-cognitive-in-tarda-et.html Incrementare l'attività cardiovascolare per mantenere le capacità cognitive in tarda età Avete tra i 40-45 anni e incominciate ad accorgervi che sempre più spesso dimenticate dove avete messo le chiavi? Nell’ultimo periodo vi siete mai scordati, più di una volta, che cosa volevate dire al vostro interlocutore durante un discorso? Bene, tutto normale, sono i primi barlumi della mancanza di memoria e di un pensiero confuso. Niente di grave, è solo il tempo che passa. Questi lievi segnali d’invecchiamento, tipici della mezza età, non sono per tutti uguali e soprattutto insorgono precocemente in alcune persone e più tardivamente in altre. Certamente la genetica riveste un ruolo importante, ma lo stile di vita quanto pesa sul declino cognitivo? L’esercizio fisico e, in particolare, il fitness cardiovascolare, quanto incide in termini di prevenzione? Siamo rimasti per molto tempo in attesa di risposte concrete a tali domande, anche se, empiricamente, molti di noi conoscevamo già la soluzione a tali quesiti. Mancava solo la prova scientifica. Per questo, i ricercatori Na Zhu, David Jacobs e Pamela Schreiner, insieme a molti altri colleghi, hanno deciso di indagare più a fondo il problema sfruttando l’immensa mole di dati raccolta dallo studio CARDIA (Coronary Artery Risk Development in Young Adults Study), uno studio di coorte che alla metà degli anni ’80 reclutò migliaia di americani tra i 18 e i 30 anni per determinarne i parametri vitali legati alla salute, tra cui i livelli di colesterolo, pressione sanguigna ed efficienza cardiorespiratoria (testata con valutazioni massimali al tapis roulant). A distanza di circa venticinque anni, gli studiosi hanno invitato circa 2.750 degli originali partecipanti dello studio CARDIA, ora quasi tutti cinquantenni (tra i 43 e i 54 anni), di sottoporsi nuovamente ad alcuni esami specifici per l’efficienza cardiovascolare e il declino cognitivo. In primis è stato chiesto loro di ripetere il test massimale al tapis roulant che è durato in media solo 6-7 minuti, decisamente meno performante del già non edificante tempo ottenuto venticinque anni prima (che era al massimo di 10 minuti all’esaurimento). Poi i soggetti sono stati invitati ad eseguire una batteria di test destinata a misurare la memoria e la capacità cognitiva, soprattutto in occasioni in cui si devono prendere velocemente delle decisioni e produrre risposte accurate. Nei risultati, pubblicati lo scorso aprile sulla rivista scientifica “Neurology”, è stato sorprendente vedere che, tutti i soggetti che venticinque anni prima avevano ottenuto un tempo significativamente più lungo al tapis roulant, erano proprio quelli che ricordavano meglio le lunghe liste di nomi e parole dei test cognitivi. Ogni minuto in più passato sul treadmill, si è tradotto in 1-2 parole ricordate in più e in meno errori nei riconoscimenti. Sembrerebbe poco, ma i ricercatori concordano sul fatto che, essendo estremamente lento il declino cerebrale, il ricordare due parole in più equivarrebbe ad avere circa un anno di invecchiamento cerebrale in meno. Ma come può l’allenamento cardiovascolare avere un impatto sulla funzione cerebrale? Con il termine “cardiofitness” (o efficienza cardiovascolare) ci riferiamo alla buona capacità dei sistemi cardiorespiratori del corpo (cuore, polmoni, vasi sanguigni) di fornire ossigeno durante l'attività fisica sostenuta. Il livello di efficienza cardiorespiratoria è determinato sia da fattori modificabili (livello di attività fisica, fumo, obesità e stato di salute) che da fattori non modificabili (età, sesso, razza, ereditarietà). L'attività fisica è, tra i fattori modificabili, uno degli elementi decisivi del miglioramento generale della nostra salute, tanto che un basso livello di efficienza cardiovascolare è associato con un più alto rischio di malattie e di eventi fatali cardiaci e aumento di mortalità per tutte le cause. Una migliore comprensione dei fattori relativi alla conservazione e compromissione della funzione cognitiva potrebbe essere fondamentale per prevenire l'ictus e la demenza e il deterioramento di quella che gli americani chiamano HRQOL (Health-Related Quality Of Life) ovvero “la qualità di vita correlata con la salute”, soprattutto negli anziani. Non possiamo ancora dirlo con certezza, ma è evidente che il cervello, come molte altre parti del nostro corpo, richiede grandi quantità di ossigeno per poter funzionare bene. Tale gas, è trasportato nel sangue all’interno dei vasi arteriosi, ed è spinto in circolo sia dal cuore che dalle cosiddette pompe muscolari. Perciò, l’attività fisica che si rivela salutare per i muscoli scheletrici e per il cuore, è anche ottimale per i vasi sanguigni del cervello. Inoltre, l’esercizio fisico migliora anche il numero e la funzionalità dei mitocondri, organuli cellulari coinvolti in prima persona con il mantenimento dei livelli di energia nel nostro corpo. In definitiva, qualunque sia il meccanismo scatenato dall’attività fisica, lo studio in questione ha dimostrato che le abilità di pensiero sono più elevate nelle persone che hanno avuto un ottimo livello di fitness nella loro prima età adulta e che, negli anni a seguire, hanno mantenuto la loro efficienza fisica e cardiovascolare. Ancora una volta la lezione principale è che per invecchiare meglio e più lentamente, l’unico sistema è muoversi e tenersi in esercizio per tutta la vita! Riferimento bibliografico Na Zhu, MD, MPH, David R. Jacobs Jr, PhD, Pamela J. Schreiner, et al. Cardiorespiratory fitness and cognitive function in middle age (The CARDIA Study) Neurology April 15, 2014 vol. 82 no. 15 1339-1346 Il link all’abstract dell’articolo pubblicato su Neurology http://www.neurology.org/content/early/2014/04/02/WNL.0000000000000310.abstract Il link all’articolo in versione full http://www.neurology.org/content/82/15/1339.long Il link all’articolo completo in PDF http://www.neurology.org/content/early/2014/04/02/WNL.0000000000000310.full.pdf+html

  • Allena il tuo Microbiota

    https://www.stranieri-fitnesstrainer.it/articoli/fisiologia/Allena-il-tuo-Microbiota.html Allena il tuo Microbiota Per microbiota s’intende l’insieme di batteri, virus e microbi che risiedono all’interno (e all’esterno) dei nostri corpi i cui due terzi sono unici per ogni individuo, tanto da poterla paragonare ad un’impronta digitale del nostro organismo. Ogni giorno trasportiamo circa 2 kg di microbi nel nostro intestino, pari a decine di miliardi di microrganismi, di cui conosciamo almeno 1.000 specie di batteri, comprensivi di oltre 3 milioni di geni. Visto che per ogni cellula ci sono circa 10 batteri, potremmo quasi dire che l’uomo è in realtà un super organismo, inteso come l’unione di cellule umane a quelle microbiotiche.[1] Il microbiota non va confuso, come spesso accade, con il microbioma, termine con il quale si indica la totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota, cioè i geni che quest’ultimo esprime. FIGURA 1 – Batteri intestinali e meccanismi di segnalazione in grado di modulare la salute dell’ospite Molte malattie, come l'allergia e le malattie infiammatorie intestinali (IBD), sono associate a una risposta immunitaria squilibrata o incontrollata. Un segnale non identificato, prodotto da un membro del microbiota carente nei pazienti con IBD, ha mostrato risultati promettenti nel mantenimento di questo equilibrio. Inoltre, molti altri peptidi e proteine microbiche hanno dimostrato proprietà antinfiammatorie. Il Saccharomyces boulardii ha un potenziale terapeutico per il trattamento delle malattie infiammatorie poiché produce e secerne un fattore solubile in acqua, che blocca il segnale di reclutamento dei neutrofili derivato dalla IL-8. Acune ricerche hanno anche dimostrato che la somministrazione orale di un ceppo probiotico specifico (Lactobacillus johnsonii) migliora la tolleranza al glucosio per mezzo di un’alterazione del sistema nervoso autonomo. Fonte: Willing BP, 2001; [17] Modificato da A. Stranieri PhD. Questi microbi hanno un enorme impatto sulla nostra fisiologia, sia nella promozione della salute che nell’insorgenza delle malattie,[2][3] contribuendo al metabolismo corporeo, alla protezione contro gli agenti patogeni, all’efficienza del sistema immunitario e, attraverso queste funzioni di base influenzando, direttamente o indirettamente, la maggior parte delle nostre funzioni fisiologiche. Insomma, una moltitudine di studi conferma che il microbiota colpisce quasi ogni aspetto della nostra salute e la sua composizione microbica, che varia da individuo a individuo, sembra detenere la chiave di numerosi cambiamenti correlati alla salute e al rischio di ammalarsi durante tutta la vita. FIGURA 2 – Grafico del numero di ricerche pubblicate su microbioma e microbiota dal 2000 al 2016 Quello che ad oggi non era ancora molto chiaro, era cosa, in particolare, potesse modificare, in meglio o in peggio, le condizioni di vitalità e differenziazione della flora batterica intestinale. In effetti, l’ipotesi di molti lavori scientifici proponeva la genetica individuale come principale fattore della variazione del microbiota nelle persone, una visione in cui si ammette che sono i geni di ciascun individuo a determinare l’ambiente interno in cui prospera il microbiota e che permette ad alcuni ceppi batterici di svilupparsi meglio di altri. Tuttavia, uno studio[4] condotto presso il Weizmann Institute of Science in Israele e pubblicato nel 2018 sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, sfida questa ipotesi e fornisce la prova che la connessione tra ambiente, microbiota e salute può essere molto più importante di quanto generalmente si pensi. In effetti, i ricercatori sono rimasti sorpresi nello scoprire che la genetica dell’ospite gioca un ruolo addirittura secondario nel determinare la composizione del microbiota, responsabile del solo 2% delle variazioni tra le popolazioni di microrganismi. Si è, quindi, avuta la conferma, che la mutevole composizione del microbiota è fortemente legata all’ambiente e ai cambiamenti del comportamento umano.[5] Molti degli elementi di uno stile di vita moderno, in particolare nella prima infanzia, influenzano la composizione del microbiota.[6] Negli anziani, la diversità e la composizione del microbiota sono state collegate a vari parametri di salute, tra cui i livelli di citochine infiammatorie.[7] Il microbiota può anche essere un fattore di rischio in relazione ai disturbi immuno-allergici e metabolici, tanto che è ormai evidente l’esistenza di una rete di segnalazione tra la flora batterica, l'immunità e il metabolismo dell’ospite, dove la dieta influenza ciascun componente di questa triade.[8][9][10] Nonostante gli studi sul microbiota siano di anno in anno sempre più numerosi, la relazione tra la flora batterica e l'esercizio fisico, o lo stile di vita sedentario, ha finora ricevuto meno attenzione rispetto ad altre connessioni ritenute, forse, più importanti per la salute. Sono, però, ormai molto forti e inconfutabili le prove che propongono l'esercizio fisico come un elemento importante per la salute del microbiota, sia in modelli animali che umani. Claesson[11] già nel 2012 aveva dimostrato che la scarsa capacità di esercizio nei pazienti anziani, insieme a condizioni di fragilità, è legata ad una bassa diversità microbica fecale, quest’ultima a sua volta correlata a una scarsa diversificazione della dieta. Due anni dopo, lo stesso gruppo di ricercatori ha portato avanti uno studio[12] su atleti d'elite, scelti sulla base del fatto che condizioni estreme di esercizio sono spesso associate con richieste e comportamenti dietetici estremi. Quindi, per valutare la qualità del microbiota intestinale, sono stati analizzati i campioni di feci e di sangue di 40 giocatori di rugby professionisti durante un periodo in cui erano impegnati in un rigoroso programma di training. I campioni sono stati confrontati con analisi di feci prelevate da 46 uomini sani, non atleti, con la stessa età e corporatura fisica dei giocatori di rugby. Pur avendo livelli significativamente più elevati di creatina chinasi, (CK), un enzima che indica danno muscolare/tissutale, spesso presente in atleti che fanno esercizio strenuo, i rugbisti avevano livelli più bassi di marcatori infiammatori rispetto a qualsiasi altro degli uomini del gruppo di controllo, presentando anche un miglior profilo metabolico quando confrontati a uomini con un elevato indice di massa corporea. In particolare, avevano proporzioni molto elevate di Akkermansiaceae, una specie di batteri nota per essere correlata a bassi tassi di obesità e disturbi metabolici, nonostante l’analisi della dieta di questi atleti riportasse un elevato introito calorico, con alte percentuali di proteine (22% del totale calorico contro il 16-18% del gruppo di controllo). FIGURA 3 - Panoramica delle potenziali interazioni tra gli adattamenti biologici all'esercizio fisico e il microbiota. L'attività fisica è legata a una varietà di risposte biologiche che includono influenze in grado di modificare l'asse cervello-intestino-microbo, le interazioni metaboliche dieta microbo-ospite e le interazioni neuro-endocrine e neuro-immuni. Ad esempio, l'esercizio fisico ha poteri antinfiammatori e immunomodulatori e, attraverso questi ultimi, potrebbe rappresentare un mezzo indiretto con cui esercitare modificazioni della composizione del microbiota intestinale. Inoltre, l’esercizio fisico è in grado di aumentare l’attività del nervo vago, fortemente presente tra le innervazioni dell'intestino. Lo schema qui raffigurato è solo una rappresentazione schematica e non una esauriente riproduzione di tutte le complicate interazioni possibili tra esercizio fisico e organismo umano. Fonte: O’Sullivan O, 2015 [16] - Modificato da A. Stranieri La curiosità verso l’esercizio fisico come regolatore del microbiota, si sta spingendo verso la comprensione di come poter modulare la plasticità della flora batterica e in quali momenti. L’università del Colorado Boulder nel 2015 ha effettuato uno studio[15] utilizzando giovani ratti che ogni giorno si esercitavano volontariamente. Grazie all’esercizio fisico, questi hanno sviluppato una struttura microbica più vantaggiosa, con ampliamento di alcune specie batteriche probiotiche intestinali. Ma la cosa più interessante osservata durante la sperimentazione, è stato che, rispetto ai gruppi di ratti sedentari, adulti e adulti regolarmente attivi, i ratti giovani presentavano: - modifiche della struttura microbica intestinale favorente una composizione corporea magra; - abbondanza di specie microbiche benefiche; - aumento di butirrato, un acido grasso a catena corta implicato nel metabolismo e nei processi epigenetici. Tutti questi effetti erano maggiori quando l’esercizio fisico iniziava nell'adolescenza rispetto all'età adulta. Pertanto, pur non avendo ancora individuato un range di età esatta, lo studio indica l’esistenza di una finestra di migliore opportunità durante le prime fasi dello sviluppo, utile ad ottimizzare le probabilità di sviluppare una flora batterica più sana, aumentando le probabilità di una salute ottimale per tutta la vita. Un altro recentissimo studio[13] pubblicato lo scorso aprile (2018) sulla rivista scientifica ufficiale dell’American College of Sport Medicine, ha esplorato l'impatto di 6 settimane di esercizio di endurance sulla composizione e sulla funzionalità metabolica del microbiota intestinale di 32 soggetti adulti (19 magri e 18 obesi) precedentemente sedentari. Questi hanno svolto per 3 giorni a settimana un esercizio supervisionato basato sulla resistenza cardiovascolare, attuato con un progressivo aumento di durata (da 30 a 60 min al giorno) e di intensità (dal 60% al 75% della frequenza cardiaca di riserva - HRR). Successivamente, i partecipanti sono tornati al proprio stile di vita sedentario per un periodo di 6 settimane. L'analisi della diversità del microbiota, ottenuta attraverso le analisi fecali, ha rivelato che le alterazioni indotte dall'esercizio fisico nei confronti della flora batterica, dipendevano soprattutto dallo stato di obesità dei soggetti. Lo studio ha messo in luce come l’esercizio fisico aumenti le concentrazioni fecali di SCFA (acidi grassi a catena corta, prodotti dalla fermentazione delle fibre operata dai batteri del colon e utili come antinfiammatori, per la prevenzione del cancro e di altre patologie) nei soggetti magri, ma non in quelli obesi. Inoltre, i cambiamenti osservati nel microbiota, sono stati in gran parte invertiti una volta cessato l'allenamento. Ciò suggerisce che l'esercizio fisico, per indurre effettivi cambiamenti positivi nel microbiota intestinale umano, deve essere praticato in modo continuativo e che tali miglioramenti non dipendono in modo particolare dalla qualità della dieta, né dallo stato di allenamento iniziale del soggetto quanto, piuttosto, dallo stato di obesità di questo. Gli aumenti di SCFA fecali indotti dall'esercizio fisico confermano i dati visti in precedenti studi con i roditori. I meccanismi di tale incremento non sono ancora chiari, ma potrebbero coinvolgere l'input metabolico endogeno (es. produzione di Lattato), variazioni del pH, o una riduzione dell'utilizzo e dell'assorbimento intestinale di SCFA.[14] L’importanza di un esercizio ben somministrato e condotto Come per tutte le cose, la moderazione è la miglior soluzione. Una revisione[15] degli studi pubblicati ha scoperto che le persone che si allenano eccessivamente possono essere soggette a problemi intestinali acuti o cronici. Si è infatti riscontrato che, ad intensità e durate crescenti di esercizio, vi è un rischio proporzionale di danni alla funzione intestinale, in cui le cellule enteriche sembrano divenire maggiormente permeabili, permettendo ad endotossine e ad agenti patogeni di passare nel flusso sanguigno. Un esercizio fisico al 60% del VO2max protratto per circa 2 ore sembra rappresentare lo stress soglia in grado di innescare l’insorgenza dei disturbi intestinali, i quali tendono ad aggravarsi durante allenamenti in ambienti con temperature elevate. La revisione ha anche riscontrato che, per i soggetti che soffrono di sindrome del colon irritabile, o malattia infiammatoria intestinale, un’attività fisica da bassa a moderata può essere utile e benefica, mentre le implicazioni per la salute riferite ad esercizi più duri ed intensi non sono ancora state ben studiate, ma è fortemente probabile che possano essere dannosi per persone con problemi intestinali. Concludendo Poter modulare la flora intestinale dei soggetti sedentari attraverso l’esercizio fisico, per farla somigliare al microbiota di un atleta di elite, rappresenta una prospettiva futura veramente interessante per la promozione della salute e la prevenzione delle malattie. Allo stesso tempo, visto l’impatto che il microbiota realizza sulla totalità del nostro organismo, gli scienziati dello sport sono allo studio di ceppi batterici che possano migliorare le prestazioni atletiche, ridurre i tempi di recupero post-esercizio e convertire, in modo più efficiente, i nutrienti della dieta in energia. In effetti, sono già stati individuati alcuni particolari batteri che potrebbero aiutare le prestazioni atletiche. In particolare, le ultime ricerche hanno individuato negli atleti di maratona e ultra maratona alcuni tipi di batteri che aiutano a ridurre l’acido lattico e altri che contribuiscono a scindere carboidrati e fibre. Tali batteri si sono riscontrati solo nei maratoneti e non nei vogatori, suggerendo che ciascuno sport possa favorire la crescite di un microbiota ad hoc. In buona sostanza, in un giorno nemmeno troppo futuro, si potranno trapiantare dai soggetti più in forma, i batteri necessari ad aiutare tutte le persone con stati di benessere inferiori. Per il momento abbiamo la conoscenza necessaria per sapere che siamo in grado di influenzare e perfino rimodellare la composizione del microbiota che ospitiamo e i risultati della scienza ci suggeriscono che questo potrebbe essere un mezzo potente per migliorare la nostra salute. Ancora una volta, la corretta alimentazione e l’esercizio fisico, si rivelano i due pilastri principali dello stile di vita, in grado di cambiare in modo estremamente potente le nostre condizioni di vita presenti e future. BIBLIOGRAFIA 1. Gill SR, Mihai Pop M,DeBoy RT et al.- Metagenomic Analysis of the Human Distal Gut Microbiome - Science. 2006 June 2; 312(5778): 1355–1359. 2. Sommer F, Bäckhed F. - The gut microbiota-masters of host development and physiology- Nat Rev Microbiol 2013;11:227–38. 3. Sekirov I, Russell SL, Antunes LCM, et al. - Gut microbiota in health and disease- Physiol Rev 2010;90:859–904. 4. Rothschild D, Weissbrod O, Barkan E, et al. - Environment dominates over host genetics in shaping human gut microbiota- Nature , 2018; DOI: 10.1038/nature25973 5. Shanahan F. - The gut microbiota—a clinical perspective on lessons learned- Nat Rev Gastroenterol Hepatol 2012;9:609–14. 6. O’Toole PW, Claesson MJ. - Gut microbiota: changes throughout the lifespan from infancy to elderly - Int Dairy J 2010;20:281–91. 7. Claesson MJ, Jeffery IB, Conde S, et al. - Gut microbiota composition correlates with diet and health in the elderly- Nature 2012;488:178–84. 8. Kau AL, Ahern PP, Griffin NW, et al. - Human nutrition, the gut microbiome and the immune system - Nature 2011 Jun 15; 474(7351): 327–336. 9. Cotillard A, Kennedy SP, Kong LC, et al. - Dietary intervention impact on gut microbial gene richness. Nature 2013;500:585–8. 10. Jeffery IB, O’Toole PW. - Diet-microbiota interactions and their implications for healthy living. Nutrients 2013;5:234–52. 11. Claesson MJ , Jeffery IB , Conde S et al. - Gut microbiota composition correlates with diet and health in the elderly- Nature2012 ; 488: 178 - 84 12. SF Clarke, EF Murphy, O. O'Sullivan, et al. - Exercise and associated dietary extremes impact on gut microbial diversity - Gut, 2014;DOI: 10.1136/gutjnl-2013-306541 13. Allen JM, Mailing LJ, Niemiro GM et al. - Exercise Alters Gut Microbiota Composition and Function in Lean and Obese Humans - Med Sci Sports Exerc.2018 Apr; 50(4):747-757. 14. Turnbaugh PJ, Gordon JI. - The core gut microbiome, energy balance and obesity- J Physiol. 2009;587(Pt 17):4153–8. 15. Mika A, Fleshner M- Early life exercise may promote lasting brain and metabolic health through gut bacterial metabolites -Immunology and Cell Biology , 2015; DOI: 10.1038/icb.2015.11 16. O’Sullivan O, Cronin O, Clarke SF et al. - Exercise and the microbiota- Gut Microbes 6:2, 131--136; 2015; 17. Willing BP, Antunes LCM, Keeney KM et al. - Harvesting the biological potential of the human gut microbiome- Bioessays 33: 414–418,ß 2011

  • 2017 18 Luglio 2017 - Milano, CISM Vittoria Assicurazioni

    Oggi la storia delle Scienze Motorie si arricchisce di un nuovo capitolo📑 Dopo 8 Mesi di lavoro costante , in seguito ad incessante ed attenta valutazione delle condizioni tariffarie e contrattuali, rilevando le migliori in risposta ai principi di trasparenza e competitività finalmente ce l'abbiamo fatta❗ Abbiamo selezionato e strutturato con Vittoria Assicurazioni una Polizza Esclusiva disponibile per i membri appartenenti al C.I.S.M. , Professionisti dell’Esercizio Fisico, ovvero i laureati in scienze motorie/diplomati I.S.E.F. , nonché i laureandi in corso che iniziano la loro carriera lavorativa da studenti tirocinanti. Progetto dinamico ed esclusivo su misura per il Dottore in Scienze Motorie quale unico professionista qualificato (con esclusivo riferimento ai Decreti Ministeriali preposti ) di riferimento per la somministrazione di esercizio fisico ad ogni livello. Il 29 Luglio ad un anno dalla nostra nascita, presenteremo ufficialmente a Bologna (anche in Diretta Streaming 🎙) il progetto in occasione dell'Assemblea Generale del C.I.S.M. Si preannuncia un Anno Straordinario❗📆

  • Roma, Senato della Repubblica 18 Ottobre 2016 - Aggiornamenti con il Senatore Maurizio Romani

    In data 18 Ottobre 2016, una delegazione CISM incontra a palazzo Madama il Senatore Maurizio Romani per ulteriori aggiornamenti ed integrazioni al DDL 2475 già depositato ed assegnato a letture parlamentari.

  • La palestra a casa tua. Con il tuo chinesiologo di fiducia

    Con RaiSport abbiamo approfondito la Riforma del Chinesiologo, ed abbiamo lanciato il progetto 🏡 " Pat di Fair Play - Palestra a casa tua" 🤸‍♂️ che mette a disposizione della cittadinanza una piattaforma di oltre 3000 Professionisti qualificati disponibili per la pianificazione e programmazione di Esercizio Fisico adatto a qualsiasi esigenza, dal Gioco Motorio, alla Ginnastica Posturale, all'attività motoria per Patologie Croniche Esercizio sensibili. ISCRIVITI ✅ www.patdifairplay.it Grazie al Comitato Nazionale Italiano Fairplay, al CONI e a Sport e Salute per aver scelto di affidarsi alle Scienze Motorie 🤗 Per tutti i Chinesiologi ✅ Chiedete accesso gratuito al registro dei Professionisti Per tutti i cittadini 🔎 Cercate sul registro il vostro Chinesiologo di zona Ecco delle realtà che hanno accolto con entusiasmo ufficiale collaborazione con i Chinesiologi nell'ambito del progetto Pat di Fair Play 📌 Società Italiana di Diabetologia 📌 SIR - Società Italiana di Reumatologia 📌 Sic Società Italiana Cardiologia 📌 Siprec - Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare 📌 SIMDO - Società Italiana Metabolismo, Diabete, Obesità 📌 ACOI - Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani 📌 ADOI - Associazione Dermatologi-Venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica Istruzioni di partecipazione al progetto PAT, la palestra a casa tua PAT la palestra a casa tua, è il progetto di Fairplay, in collaborazione con CISM e l’agenzia di comunicazione You Emergency, il cui obiettivo è permettere di praticare attività fisica sia per persone sane, sia per persone affette da patologie croniche non trasmissibili. Sul sito web dedicato, gli utenti, iscrivendosi gratuitamente al progetto, potranno usufruire di 9 video corsi per praticare fitness e di 9 video lezioni dedicate a patologie specifiche. I 9 corsi di fitness saranno composti da 24 video lezioni ciascuno e ogni lezione avrà una durata di 30 – 45 minuti circa. I 9 corsi per patologie, anch’essi caratterizzati da 24 video ciascuno, non avranno vere e proprie lezioni, ma suggerimenti di pochi minuti sulle migliori pratiche fisiche in caso di patologie, con suggerimenti sulle pratiche da evitare. Chi potrà realizzare i 18 corsi? Il giorno martedì 19 gennaio invio e-mail a tutti coloro che hanno aderito al progetto PAT, con l’invito a girare un breve video di presentazione dell’allenamento che vorrebbero proporre, nell’ambito in cui si reputano più specializzati. Verranno fornite le linee guida sui contenuti e le istruzioni tecniche per ottenere un filmato ottimale. I chinesiologi potranno inviare il loro elaborato entro il 25 gennaio all’indirizzo scienzemotorieitalia@gmail.com Sono esclusi dalle selezioni le persone non ancora in possesso di laurea. Nel sito web PAT, sarà presente anche la sezione Chinesiologi, ovvero un elenco di tutti gli istruttori presenti sul territorio italiano che hanno aderito al progetto entro i termini. L’utente potrà effettuare una ricerca del chinesiologo in base alla geolocalizzazione o relativamente all’area di competenza. Di ogni istruttore l’utente potrà consultare la scheda personale comprensiva di nome, cognome, specializzazione, filosofia di allenamento, e pacchetti di lezioni. Successivamente verrà pubblicato il calendario delle lezioni sul portale web PAT. Cosa sono i pacchetti? Ogni chinesiologo, riceve un form per mettere a disposizione degli utenti le opzioni di allenamento, per il fitness o specifico per patologie, che reputa più idonee e in cui è specializzato. I pacchetti possono essere acquistati dagli utenti in modo da fare: • lezioni di gruppo online o in presenza • lezioni per singole persone, online o in presenza, solo in caso di patologie L’utente potrà prenotare il pacchetto, oppure, se non ha trovato quello che cercava, o se necessità di una consulenza, potrà contattare il chinesiologo, a titolo gratuito per il primo consulto, per ricevere suggerimenti per le sue necessità. You Emergency svolgerà il servizio di segreteria per mettere in contatto chinesiologo e utente. In quale altro modo il chinesiologo può partecipare al progetto? Il sito web PAT, mette a disposizione dell’utente anche una News Letter per comunicare informazioni e notizie utili. La News Letter non ha solamente una funzione promozionale, ma vuole fornire approfondimenti utili nell’ambito dello sport, della salute, dell’alimentazione, ecc... I criteri per la realizzazione sono pochi e semplici: • Fare riferimento a fonti accreditate, come riviste scientifiche, statistiche, ecc.. • Nell’elaborato segnalare sempre le fonti da cui sono state tratte le informazioni • Trattare temi inerenti al benessere fisico e mentale attraverso l’attività fisica e l’alimentazione. • Firma e qualifica I chinesiologi che hanno aderito al progetto e che vogliono contribuire a fornire un’informazione di qualità, possono inviare i loro contenuti alla redazione scrivendo all’indirizzo segreteria@youemergency.com. Remunerazioni La remunerazione, stabilita dal CISM, per tutti i chinesiologi che svolgono lezioni tramite il progetto PAT è di 40,00 € l’ora. In base alla durata delle lezioni verrà effettuato il calcolo del compenso (per es. 30’ di lezione corrispondono a 20,00€ netti). Per il calcolo dei costi dei pacchetti di lezioni messi a disposizione sul portale, il chinesiologo dovrà fare riferimento alla tariffa oraria di 40,00 €. La remunerazione dei video corsi gratuiti è subordinata al recupero fondi attraverso sponsorizzazioni. Il pagamento delle lezioni è subordinato all’iscrizione dei partecipanti in considerazione dei numeri minimi stabiliti per attivare i corsi a pagamento. Chi ha diritto alle remunerazioni? • I chinesiologi che sono stati selezionati e che hanno realizzato una o più video lezioni pubblicate su portale PAT a esposizione di notula/ fattura; • I chinesiologi che realizzeranno i corsi a pagamento, alla fine del corso Modalità di pagamento • I pagamenti verranno effettuati da You Emergency esclusivamente tramite bonifico su conto corrente bancario, alla fine del corso, dietro presentazione di notula/ fattura. Partita iva e ritenute d’acconto I chinesiologi che presteranno la loro opera per il progetto PAT riceveranno una lettera di incarico da parte dell’amministrazione di You Emergency. La lettera di incarico verrà firmata da You Emergency e dal chinesiologo, indipendentemente dal regime fiscale del chinesiologo (con o senza partita iva, regime ordinario o forfettario). Per informazioni scrivere a segreteria@youemergency.com

  • Progetto ONC - ORDINE NAZIONALE CHINESIOLOGI

    CODICE DEONTOLOGICO DEI CHINESIOLOGI TITOLO I PRINCIPI GENERALI ART. 1. Codice deontologico Il Codice deontologico dei Chinesiologi identifica le regole, i principi e i valori che ispirano, orientano e disciplinano l’esercizio professionale del Chinesiologo di base, del Chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate, del Chinesiologo sportivo e del Manager dello Sport, come previsti dall’art. 41, D. Lgs. 28 febbraio 2021, n. 36, e iscritti ai rispettivi Albi professionali, definendone la responsabilità professionale etica ed eventualmente giuridica. Il Chinesiologo, all’atto della sua iscrizione a …., si riconosce nelle presenti indicazioni deontologiche e si impegna, attivamente e responsabilmente, a rispettarle ed a promuoverle nella pratica professionale, nei rapporti intra ed inter-professionali, in quelli con le istituzioni del settore e, in generale, anche nei comportamenti della vita privata in grado di compromettere la reputazione personale, ovvero l’immagine, il decoro e la dignità della professione. Il Chinesiologo deve conoscere e rispettare le norme del presente Codice e gli indirizzi applicativi allegati, non potendo addurne l’ignoranza per evitare la responsabilità disciplinare, e ha l’obbligo di applicarle in qualsiasi circostanza o occasione di prestazione, totale o parziale, anche a distanza, in via telematica o tramite qualsiasi altro mezzo elettronico. Le norme deontologiche sono essenziali per la realizzazione e la tutela dell'affidamento della collettività e della clientela, della correttezza dei comportamenti, della qualità ed efficacia della prestazione professionale, di cui mira a garantire competenza, dignità e indipendenza, nell’ottica prioritaria di tutelare e promuovere la salute, lo sport e il benessere in generale, e di consentire l’accesso universale all’attività motoria, all’esercizio fisico e alla pratica sportiva a tutti i livelli. Responsabile del Comitato Sede Legale: Via Giuseppe Orsi n°50 – 80128 ,Napoli (NA) 081-5562182 / 331-4331789 C.F. 95234330637 E-mail: scienzemotorieitalia@gmail.com / scienzemotoriecism@pec.it Pagina Facebook: Scienze Motorie Italia CISM (https://www.facebook.com/ScienzeMotorieItalia/) ORDINE NAZIONALE CHINESIOLOGI – ASPETTI GENERALI ART. 2. Responsabilità disciplinare La responsabilità disciplinare, che integra e comunque prescinde dalle eventuali ulteriori sanzioni previste dalle norme giuridiche e dai contratti di lavoro, discende dall’inosservanza dei doveri e delle regole di condotta dettati dalla legge e dalla deontologia, nonché da ogni azione od omissione comunque contrarie al decoro, alla dignità ed al corretto esercizio della professione e della pratica sportiva. Il Chinesiologo, al quale sia ascritto o anche soltanto imputabile un comportamento non colposo in violazione della legge penale, è sottoposto a procedimento disciplinare obbligatorio, salva in tale sede ogni autonoma valutazione sul fatto commesso. TITOLO II DOVERI E COMPETENZE DEL CHINESIOLOGO ART. 3. Dovere di rettitudine e diligenza Senza alcun tipo di discriminazione, e rispettando i diritti fondamentali, la libertà, la dignità e la centralità della persona, il Chinesiologo promuove, programma e somministra l’esercizio fisico e l’attività motoria nell’obiettivo di tutelare la salute nella sua dimensione bio-psico-fisica, di coadiuvare l’acquisizione e il consolidamento di abitudini salubri, e di migliorare la qualità della vita, la socializzazione e il benessere personale, sia negli individui sani che in quelli affetti da patologie. Considera l’esercizio fisico e lo sport quali strumenti primari di prevenzione e intervento a tutela della salute, del singoli e della collettività, promuovendo pertanto stili di vita particolarmente attenti a queste dimensioni e perseguendo la responsabilizzazione delle persone attraverso l’educazione motoria e il contrasto all’inattività fisica, in tutte le età della vita. A tale scopo individua, anche in collaborazione con gli altri professionisti della salute, i contesti nei quali sia possibile attuare attività di promozione e di educazione alla salute e allo sport; collabora con le famiglie, le istituzioni socio-sanitarie e sportive, pubbliche o private, per l’attuazione di idonee politiche educative e sociali, di prevenzione e di contrasto alle disuguaglianze alla salute, informando sui principali fattori di rischio. In particolare, promuove in ogni sede, come principi applicabili nella vita, i valori morali dello sport, quali, ad esempio: rispettare le regole e l’avversario; adottare disciplina e costanza nel perseguimento di un obiettivo; competere con onore e lealtà; superare ogni pregiudizio, discriminazione e forma di esclusione; rifiutare condotte insane, fraudolenti e pericolose; acquisire autocontrollo e coltivare l’autostima e la forza di volontà; collaborare con i compagni di squadra; vincere senza umiliare e accettare la sconfitta con dignità e senza rassegnazione o risentimento, ma come normale componente del tragitto necessario per diventare atleti e persone migliori. ORDINE NAZIONALE CHINESIOLOGI – ASPETTI GENERALI Coerentemente a quanto previsto dalle leggi vigenti, e in considerazione del ruolo rivestito in campo educativo, sanitario, civile e sociale, il Chinesiologo esercita la professione con titolarità, lealtà, probità, dignità, decoro, diligenza e competenza, rispettando i principi della corretta e leale concorrenza. Anche al di fuori dell’attività professionale, deve osservare i doveri di probità, dignità e decoro, e farsi ambasciatore dei valori etici dello sport, nella salvaguardia della propria reputazione e della immagine della professione e della categoria. ART. 4 Indipendenza e conflitto di interessi La libertà, l’indipendenza e l’autonomia sono presupposti inalienabili all’esercizio della professione. Nell’esercizio professionale, il Chinesiologo ispira la propria attività ai principi e alle regole della scienza e della deontologia, salvaguarda la sua autonomia nella scelta dei metodi e delle tecniche da utilizzare, ed è pertanto responsabile della loro applicazione ed uso, dei risultati e delle valutazioni ed interpretazioni che ne ricava. Non deve soggiacere a interessi di parte, imposizioni, pressioni, condizionamenti e suggestioni, prevenendo, in particolare, ogni possibile rischio di conflitto di interessi, di qualsiasi tipo, che subordini il comportamento professionale a indebiti vantaggi economici o di altra natura. Nei casi in cui, per qualunque ragione, nell'esplicare la sua professione si verifichi una situazione di conflitto di interessi, il Chinesiologo dovrà darne comunicazione ai soggetti interessati e, ove il conflitto non sia rimovibile o altrimenti risolvibile, si asterrà dal compiere l'atto o gli atti professionali, adoperandosi per far salvo ogni diritto del cliente o dell’assistito all’urgenza o alla prosecuzione del trattamento. ART. 5 Aggiornamento e formazione professionale permanente Il Chinesiologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione e di competenza tecnico-professionale, fondando l’esercizio della professione sui principi di efficacia e di pertinenza, e sul rigore scientifico, metodologico ed etico-deontologico. Nel corso di tutta la sua vita professionale, nell’obiettivo di fornire sistematicamente la più adeguata prestazione garantendone la migliore professionalità, assolve pertanto ai doveri e oneri formativi, perseguendo l’aggiornamento costante e la continua formazione, basandosi in particolare sulle conoscenze disponibili e le evidenze scientifiche inerenti il campo di competenza, nonché sulla costante verifica, valutazione e revisione dei propri interventi, favorendone altresì la divulgazione ai colleghi, ai collaboratori, ai discenti e ai tirocinanti. ART. 6 Principio di precauzione e gestione del rischio Il Chinesiologo informa la propria attività professionale al principio di precauzione, osservando ogni ragionevole cautela per tutelare la salute e la sicurezza dell’utente, promuovendo a tale scopo l’adeguamento delle attività, degli strumenti e dei comportamenti ORDINE NAZIONALE CHINESIOLOGI – ASPETTI GENERALI professionali, e contribuendo alla gestione del rischio attraverso l’identificazione, la prevenzione e il contenimento dei rischi potenziali, nonché la rilevazione, la segnalazione e la valutazione di eventi sentinella, errori ed effetti indesiderati o sospetti, avvalendosi, se necessario, del supporto di altre figure professionali. Considerando la volontà espressa dal cliente o assistito, o dal suo rappresentante legale, e dei principi di efficacia e di pertinenza dei protocolli adottabili, non intraprende né insiste in procedure, somministrazioni e trattamenti clinicamente inappropriati ed eticamente non proporzionati, dai quali non ci si possa fondatamente attendere alcun beneficio prestazionale, ovvero un effetto positivo per la salute o la qualità della vita. ART. 7 Trattamento dei dati sensibili e segreto professionale Il Chinesiologo acquisisce la titolarità del trattamento dei dati personali previo consenso informato dell’assistito o del suo rappresentante legale ed è obbligato al rispetto della riservatezza, in particolare dei dati inerenti alla salute e alla vita sessuale. Può trattare i dati sensibili idonei a rivelare lo stato di salute o altre circostanze riservate della persona solo con il consenso informato della stessa o del suo rappresentante legale, e solo nelle specifiche condizioni previste dall’ordinamento. Nell’interesse del cliente e della parte assistita, è parimenti tenuto alla rigorosa osservanza del segreto professionale e al massimo riserbo su fatti e circostanze in qualsiasi modo appresi nell’esercizio professionale, nonché sulle prestazioni professionali effettuate se in grado di violare la riservatezza dell’assistito, a meno che non sussista il consenso validamente prestato dal cliente, l’adempimento di un obbligo di legge o di terapia, o per ordine dell’Autorità Giudiziaria, sempre e comunque nei limiti di quanto strettamente necessario. La violazione del segreto professionale assume maggiore gravità quando ne possa derivare profitto proprio o altrui, ovvero nocumento per la persona assistita o per terzi. Il Chinesiologo deve adoperarsi affinché il rispetto del segreto professionale e del massimo riserbo siano osservati anche da collaboratori, tirocinanti e consulenti, pure occasionali, in relazione a fatti e circostanze apprese nella loro qualità o per effetto dell’attività svolta. Il segreto professionale va inoltre protetto avendo cura di custodire diligentemente e adeguatamente appunti, note scritte, immagini, file video o audio, cartelle cliniche o informazioni di qualsiasi genere che riguardino il cliente o l’assistito. Il Chinesiologo assicura l’anonimato e la non identificabilità dei soggetti coinvolti nelle pubblicazioni, ricerche o divulgazioni scientifiche e, inoltre, non collabora alla costituzione, alla gestione o all’utilizzo di banche di dati relativi a persone assistite in assenza di garanzie sulla preliminare acquisizione del loro consenso informato e sulla tutela della riservatezza e della sicurezza dei dati stessi. ART. 8 Astensione da pratiche non di competenza Il Chinesiologo garantisce titolarità, impegno e competenze nelle attività riservate alla professione di appartenenza, non assumendo compiti che non sia in grado di soddisfare o che ORDINE NAZIONALE CHINESIOLOGI – ASPETTI GENERALI non sia legittimato a svolgere, astenendosi dall'esprimere valutazioni o condurre somministrazioni, pratiche e interventi che siano di competenza di altre figure professionali. Impregiudicate le responsabilità scaturenti dalle vigenti leggi, costituisce grave illecito disciplinare l'uso di un titolo professionale non conseguito, ovvero lo svolgimento di attività in mancanza di specifico titolo o in periodo di interdizione. Costituisce altresì illecito disciplinare il comportamento del professionista che agevoli o, in qualsiasi altro modo, diretto o indiretto, renda possibile a soggetti non abilitati o sospesi l'esercizio abusivo di un’attività professionale nei confronti del cliente o dell’assistito, o comunque consenta di ricavarne indebiti profitti. ART. 9 Divieto di diffamazione e procacciamento di clientela I rapporti tra i Chinesiologi iscritti agli Albi devono ispirarsi al principio del reciproco rispetto, della comprensione, della lealtà e della solidarietà, secondo quanto previsto dall’art. 25. Se il Chinesiologo si rende conto che la prestazione richiesta esige una particolare specializzazione, ne informa il cliente e non gli impedisce di ricorrere ad altro collega professionista che possieda la specializzazione necessaria, salvaguardando sempre ed in ogni caso l’interesse della persona assistita. A prescindere dalle conseguenze di legge, costituisce grave illecito disciplinare l’inosservanza dell’obbligo di rispettare la dignità, la competenza e la reputazione dei colleghi, esprimendo ed enfatizzando critiche e giudizi negativi inerenti alla formazione, alla competenza e all’attività professionale. Tale comportamento andrà valutato con particolare severità se teso a sottrarre clientela ai colleghi. In caso di errore professionale di un collega, pur sussistendone la responsabilità, il Chinesiologo dovrà evitare di indugiare in accuse pretestuosamente denigratorie e colpevolizzanti. TITOLO III RAPPORTI CON L’ASSISTITO ART. 10 Rapporto fiduciario Il rapporto con il cliente e con la parte assistita è fondato sulla reciproca fiducia e sul mutuo rispetto; è contraddistinto dalla libertà di scelta, dall’individuazione e condivisione delle rispettive autonomie e responsabilità. Il Chinesiologo modula i suoi rapporti con l'utenza e ne persegue l'interesse ispirandosi costantemente a criteri di lealtà, di professionalità e di diligenza, nonché ai valori, ai doveri e ai principi espressi nel presente codice deontologico. ORDINE NAZIONALE CHINESIOLOGI – ASPETTI GENERALI Costituisce illecito disciplinare utilizzare o strumentalizzare il rapporto professionale per assicurare a sé o ad altri indebiti vantaggi personali. ART. 11 Consenso informato Il Chinesiologo non intraprende né prosegue la somministrazione dell’esercizio fisico e/o interventi riabilitativi senza la preliminare acquisizione del consenso dell’avente diritto, successivo al processo informativo. Tale consenso può anche essere espresso tramite atti non specifici che lo presuppongono, come la richiesta di iscrizione al corso o il conferimento dell’incarico, ovvero attraverso comportamenti del cliente o dell’assistito incompatibili con una volontà diversa, salvo non si operi in casi previsti dalla legge o nell’ambito clinico-sanitario e la peculiare criticità del caso esiga l’acquisizione espressa e documentata del consenso informato ovvero, in generale, si renda necessaria una manifestazione inequivocabile della volontà decisionale della persona assistita. L’erogazione di prestazioni professionali a soggetti minorenni, interdetti o all’evidenza incapaci di intendere e di volere, è subordinata al consenso di chi esercita sui medesimi la patria potestà o la tutela, salvo imposizione per atto dell’Autorità Giudiziaria. L’avente diritto può in qualsiasi momento ritirare il proprio consenso, salvo gli obblighi derivanti da termini contrattuali o di legge e le relative responsabilità. ART. 12 Recesso Il Chinesiologo può recedere in qualunque momento dal rapporto professionale, salvo gli obblighi derivanti da termini contrattuali o di legge e le relative responsabilità. In ogni caso, deve compiere o portare a termine gli atti urgenti che risultino immediatamente utili o indifferibili per l'utente, adoperandosi nei limiti della diligenza ordinaria per assicurare la continuità del trattamento. Il recesso è obbligatorio quando insorga un conflitto di interessi con il cliente, come previsto dall’art. 4, o quando insorga una qualunque causa di incompatibilità, fermo restando l’obbligo di cui al precedente comma per il compimento degli atti urgenti che si rendano necessari per non danneggiare il cliente. ART. 13 Obiezione etica Fermo restando i principi della pertinenza e dell’efficacia posti alla base della prestazione professionale, il Chinesiologo può rifiutare l’erogazione di prestazioni che si pongano in contrasto con la propria morale o con i propri convincimenti tecnico-scientifici, preservando comunque la salute della persona. Ove ne derivino danni, il professionista potrà essere responsabile legalmente e disciplinarmente delle proprie scelte. ORDINE NAZIONALE CHINESIOLOGI – ASPETTI GENERALI ART. 14 Compenso Preservando il decoro della professione e il principio dell’intesa preventiva, la pattuizione del compenso è libera, commisurata alla difficoltà e alla complessità dell’opera professionale, alle competenze richieste e ai mezzi impiegati, tutelando la qualità e la sicurezza della prestazione. In ambito clinico, il compenso non può essere condizionato all’esito o ai risultati dell’intervento professionale. Il Chinesiologo può prestare gratuitamente la propria opera, purché tale comportamento non costituisca concorrenza sleale o sia finalizzato a indebito accaparramento di clientela. In qualunque tipo di rapporto professionale, il Chinesiologo non può né pretendere né accettare, direttamente o indirettamente, compensi, vantaggi o utilità che risultino estranei alla prestazione professionale. ART. 15 Aspettative infondate Al fine di assicurare la qualità delle prestazioni professionali, il Chinesiologo non deve accettare incarichi che non sia in grado di svolgere con adeguata competenza, astenendosi da ogni forma di sensazionalismo, di esagerata autoreferenzialità o autocelebrazione, o comunque di superficialità e approssimazione. Pur non potendo assicurare il risultato, il Chinesiologo adotta sempre comportamenti misurati e proporzionati alle esigenze del caso e alle vigenti indicazioni deontologiche, e garantisce alla persona assistita o al suo rappresentante legale un’informazione comprensibile ed esaustiva sulle caratteristiche, le modalità, gli obiettivi e gli effetti che è ragionevole attendersi dal trattamento o esercizio somministrato, senza suscitare o alimentare aspettative infondate e millantare protocolli, strategie e metodologie miracolose o segrete, in avallo di procedure ingannevoli, illecite e abusive, tese ad approfittare della fiducia della persona assistita. ART. 16 Qualità della prestazione Il Chinesiologo non assume impegni professionali che prevedano, comportino o rimandino ad un eccesso di prestazioni tale da pregiudicare la qualità della sua opera e la sicurezza del trattamento o della persona assistita. Il professionista deve esigere da parte della struttura in cui opera ogni garanzia affinché le modalità del suo impegno e i requisiti degli ambienti di lavoro non incidano negativamente sulla qualità e la sicurezza del suo lavoro, e sull’equità delle prestazioni. ART. 17 Doping Il Chinesiologo non favorisce, consiglia, raccomanda o somministra trattamenti farmacologici o di altra natura non giustificati da esigenze terapeutiche, e che siano finalizzati ad alterare le prestazioni proprie dell'attività sportiva, ad incidere sull’aspetto fisico o a modificare i risultati dei relativi controlli. ORDINE NAZIONALE CHINESIOLOGI – ASPETTI GENERALI Il Chinesiologo protegge l'atleta o l’assistito da pressioni e condizionamenti esterni che lo sollecitino a ricorrere a siffatte pratiche, informandolo altresì delle possibili, gravi conseguenze sulla salute. La responsabilità disciplinare che discende dall’inosservanza del presente obbligo è aggravata dal contestuale profitto o vantaggio, diretto o indiretto e di qualsiasi tipo, che ne avesse a derivare per il professionista, ed è fatta salva ogni possibilità per l’Ordine di agire giudiziariamente per la lesione all’immagine della categoria. ART. 18 Valutazioni professionali Nel rispetto del dovere di professionalità di cui all’art. 10, il Chinesiologo potrà esprimere valutazioni e giudizi professionali solo ove fondati sulla conoscenza professionale diretta ovvero su documentazione adeguata e attendibile, astenendosi da conclusioni superficiali, sbrigative e approssimative, tanto più se animate dall’intenzione di procacciarsi clientela. ART. 19 Consulenze o interventi non necessari La prestazione professionale va svolta sempre nell’interesse dell’utente, per cui al Chinesiologo è fatto divieto di consigliare consulenze, collaborazioni o interventi professionali di terzi che siano inutili, gravosi e non funzionali al compito richiesto, a prescindere dal vantaggio che ne dovesse ricavare ai sensi dell’art. 10. TITOLO IV RESPONSABILITÀ DISCIPLINARE ART. 20 Potestà disciplinare La potestà di applicare le sanzioni adeguate e proporzionate alla violazione deontologica commessa spetta agli Organi disciplinari, che dovranno attenersi alle procedure e ai termini previsti dalle norme regolamentari o di legge. Oggetto di valutazione è il comportamento globale dell’incolpato, anche se realizzato attraverso più azioni o omissioni, ovvero se una sola condotta abbia violato più norme. La sanzione, unica anche laddove siano contestati più addebiti nel medesimo procedimento, deve essere commisurata alla gravità del fatto e alle norme violate, al grado della colpa, all’eventuale sussistenza del dolo ed alla sua intensità, al comportamento dell’incolpato, precedente e successivo al fatto, avuto riguardo alle circostanze, soggettive e oggettive, nel cui contesto è avvenuta la violazione. Nella determinazione della sanzione, si deve altresì tenere conto del pregiudizio eventualmente subito dal cliente o dall’assistito, ovvero da terzi, della vita professionale complessiva, dei precedenti disciplinari e, in generale, della compromissione dell’immagine della professione. ORDINE NAZIONALE CHINESIOLOGI – ASPETTI GENERALI ART. 21 Sanzioni disciplinari Le sanzioni disciplinari sono: a) Ammonizione: consiste nell’informare l’incolpato che la sua condotta non è stata conforme alle norme deontologiche e di legge, con diffida formale ad astenersi dal compiere altre infrazioni; può essere disposta quando il fatto contestato non è grave e vi è motivo di ritenere che l’incolpato non incorrerà in altre infrazioni. È annotato sull’Albo per un periodo di un anno, decorso il quale senza altre violazioni, viene cancellata senza ulteriori conseguenze. b) Sospensione: consiste nell’esclusione temporanea, da due mesi a cinque anni, dall’iscrizione nell’Albo, e si applica per infrazioni consistenti in comportamenti e in responsabilità gravi o quando non sussistono le condizioni per irrogare la sola sanzione dell’ammonizione, ovvero perché quest’ultima è stata già disposta, registrata e non cancellata. c) Radiazione: consiste nella cancellazione definitiva dall’Albo e nell’esclusione dall’Ordine; è inflitta per violazioni molto gravi, che rendono incompatibile la permanenza dell’incolpato nell’Ordine. Nei casi di infrazioni lievi e scusabili, all’incolpato è fatto informale richiamo scritto, non avente carattere di sanzione disciplinare e non annotato nell’Albo. Nei casi più gravi, la sanzione disciplinare può essere aumentata. ART. 22 Segnalazioni Il Chinesiologo segnala all’Ordine professionale ogni iniziativa tendente ad imporgli comportamenti in contrasto con il Codice. Segnala con la massima tempestività, altresì, ogni notizia di condotte potenzialmente lesive per i clienti, dannose per il prestigio e il decoro della professione, o comunque realizzate in violazione del Codice, tenute da parte di Colleghi iscritti all’Ordine, nel massimo riserbo e senza anticipare né divulgare alcuna attribuzione di colpa o censura che non sia stata precedentemente deliberata dagli Organi disciplinari o dall’Autorità Giudiziaria. TITOLO V RAPPORTI CON L’ORDINE E ALTRI PROFESSIONISTI ART. 23 Rapporti con l’Ordine Il Chinesiologo collabora lealmente e diligentemente con le Istituzioni, l’Ordine e gli Organi disciplinari per l’attuazione delle loro finalità, nell’espletamento delle funzioni e dei compiti istituzionali; ne rispetta le iniziative e gli indirizzi deliberati a tutela della categoria, ottemperando scrupolosamente ai propri obblighi e adempimenti, e osservando il dovere di verità. A tal fine, deve riferire fatti a sua conoscenza relativi alla vita professionale o alla pratica e gestione sportiva che richiedano iniziative o interventi istituzionali, e comunica all’Ordine le eventuali infrazioni alle regole di reciproco rispetto, di corretta collaborazione tra colleghi e di salvaguardia delle specifiche competenze. ORDINE NAZIONALE CHINESIOLOGI – ASPETTI GENERALI Comunica tempestivamente all’Ordine il cambio di residenza, il trasferimento, la modifica della sua condizione di esercizio ovvero la cessazione dell’attività, e in generale tutti gli elementi costitutivi dell’anagrafica, compresi le specializzazioni e i titoli conseguiti, per la compilazione e la tenuta degli Albi. Qualora le Istituzioni e gli Organi di categoria richiedano al professionista chiarimenti, notizie o adempimenti in relazione a situazioni segnalate da terzi, tendenti ad ottenere notizie o adempimenti nell’interesse degli stessi, la mancata sollecita risposta dell’iscritto costituisce illecito disciplinare. Nell’attività di docenza, didattica e formazione, il Chinesiologo cura di sollecitare negli allievi e tirocinanti l’interesse e il rispetto dei principi deontologici e dell’Ordine, anche attraverso una condotta professionale agli stessi ispirata. ART. 24 Partecipazioni istituzionali Chiamato a far parte delle Istituzioni e degli Organi dell’Ordine, il Chinesiologo deve adempiere l’incarico con dignità e onore, osservando diligenza, indipendenza, imparzialità, prudenza e riservatezza. Il professionista che partecipi, quale candidato o quale sostenitore di candidati, ad elezioni ad Organi istituzionali o rappresentativi, deve comportarsi con correttezza, evitando forme di propaganda ed iniziative non consone alla dignità delle funzioni. È vietata ogni forma di iniziativa o propaganda elettorale nella sede di svolgimento delle elezioni e durante le operazioni di voto. Nelle sedi di svolgimento delle operazioni di voto è consentita la sola affissione delle liste elettorali e di manifesti contenenti le regole di svolgimento delle operazioni. Garantendo il rispetto dell’obbligo di immediata a autogena denuncia, il Chinesiologo deve astenersi in generale da ogni delibera rispetto alla quale versi in conflitto di interessi. Se, in qualità di membro dell’Organo disciplinare, fosse chiamato a decidere una questione, ha l’obbligo di dichiarare l’eventuale sussistenza di rapporti di parentela, coniugio, affinità e convivenza con l’iscritto sottoposto a procedimento disciplinare, astenendosi dalla decisione e da ogni atto inerente al procedimento in questione. ART. 25 Rapporti con i Colleghi A beneficio dell’intera categoria, il Chinesiologo si impegna a tutelare, attivamente e responsabilmente, il decoro personale proprio e della professione in ogni ambito e circostanza, e si attiva per promuoverne il ruolo senza vantaggio personale. Impronta costantemente e pubblicamente la sua attività professionale alla solidarietà, alla collaborazione e al rispetto di tutti i Colleghi iscritti, di cui riconosce e valorizza lo specifico apporto e contributo, tutelandone la dignità attraverso un comportamento ispirato a correttezza e lealtà. Si astiene dall’esprimere giudizi o critiche sull’operato di altri Colleghi in presenza di utenti, o comunque di estranei, e al di fuori degli organismi associativi. Ogni contrasto di ORDINE NAZIONALE CHINESIOLOGI – ASPETTI GENERALI opinioni deve essere affrontato secondo le regole di civiltà e di correttezza. Ove richiesto dalle parti coinvolte, l’Ordine deve intervenire per concorrere a dirimere le eventuali controversie. Il Chinesiologo non si appropria di risultati professionali raggiunti grazie alla collaborazione con altri colleghi o altri professionisti, attribuendone solo a se stesso il merito. Parimenti, non presenta come risultato delle proprie ricerche risultati dovuti alle ricerche di altri colleghi o studiosi, ancorché non ancora resi pubblici. Si impegna a contribuire allo sviluppo delle scienze motorie e a comunicare i progressi delle proprie tecniche o ricerche alla comunità professionale, anche al fine di favorirne la diffusione e l’aggiornamento per scopi di promozione della salute. ART. 26 Rapporti con altre professioni sanitarie Salvaguardando l’autonomia professionale, il Chinesiologo si adopera per favorire la collaborazione, la condivisione e l’integrazione fra tutti i professionisti sanitari coinvolti nel processo di assistenza, nel rispetto della centralità della persona assistita e delle reciproche competenze, specifiche autonomie e correlate responsabilità. Sostiene la formazione interprofessionale, il miglioramento delle organizzazioni sanitarie nel rispetto delle attività riservate e delle funzioni assegnate e svolte, e nell’osservanza delle regole deontologiche. Il Chinesiologo che non sia in grado di provvedere efficacemente o totalmente alle situazioni sottoposte alla sua professionalità, indica al paziente le specifiche competenze necessarie al caso in esame. Non può, in alcun modo, collaborare con chi eserciti abusivamente una professione sanitaria o affini. Ove riscontri casi di esercizio abusivo della professione, ha il dovere di segnalarli alla Autorità competenti. Il Chinesiologo non può stringere patti o accordi di alcun tipo con altre figure professionali allo scopo di trarne vantaggio con la clientela, condizionandone la libertà di scelta e di giudizio. ART. 27 Rapporti con strutture pubbliche e private Il Chinesiologo che opera nelle palestre della salute, e in genere in strutture pubbliche o private di qualsiasi tipo, concorre alle finalità sanitarie, sociali, educative o sportive delle stesse ed è soggetto alla potestà disciplinare dell’Ordine indipendentemente dalla natura giuridica del rapporto di lavoro. In caso di contrasto tra le regole deontologiche e quelle della struttura pubblica o privata nella quale si opera, si sollecita l'intervento dell'Ordine per comporre il dissidio al fine di tutelare l’autonomia professionale. In attesa della composizione del contrasto, il Chinesiologo assicura il servizio, salvo i casi di grave violazione dei diritti delle persone a lui affidate e del decoro e dell’indipendenza della propria attività professionale. ORDINE NAZIONALE CHINESIOLOGI – ASPETTI GENERALI ART. 28 Pubblicità È consentita la pubblicità professionale nelle modalità e nei termini stabiliti dalle leggi vigenti, e nel rispetto del decoro e della deontologia della professione, preservandone l’immagine di serietà e aderenza ai principi scientifici. Ogni utilizzo improprio o illegittimo degli strumenti di informazione e pubblicità è considerato comportamento deontologicamente scorretto. La pubblicità in materia scientifico-sanitaria non può prescindere, nelle forme e nei contenuti, da principi di correttezza informativa, responsabilità e decoro professionale; deve essere obiettiva, veritiera, corredata da dati oggettivi e verificabili. Il Chinesiologo che partecipa e collabora ad iniziative di informazione sanitaria, in ogni caso, non può venir meno ai principi di rigore scientifico, di onestà intellettuale e di prudenza, escludendo qualsiasi forma, anche indiretta, di pubblicità commerciale a favore proprio o di altri. ART. 29 Strumenti informatici Il Chinesiologo che usa strumenti informatici deve garantire l’acquisizione del consenso, la tutela della riservatezza ai sensi dell’art. 7, la pertinenza delle indagini effettuate e dei dati raccolti, la consapevole partecipazione della persona assistita e, per quanto di propria competenza, la sicurezza delle tecniche. Nell’utilizzo delle tecnologie di informazione e comunicazione a fini di prevenzione, anamnesi, raccolta dati, cura o sorveglianza clinica, comunque tali da influire sulle prestazioni dell’uomo, si attiene ai criteri di proporzionalità, pertinenza, opportunità, efficacia e sicurezza, nel rispetto dei diritti della persona e degli indirizzi applicativi allegati. ART. 30 Norma finale L’Ordine Nazionale dei Chinesiologi recepisce il presente Codice e opera per garantirne il rispetto, intervenendo ad istanza degli iscritti anche per chiarirne il senso e gli effetti. A tal fine, provvede a consegnare ufficialmente il Codice ai singoli iscritti agli Albi, o comunque a renderlo noto attraverso mezzi idonei, e a svolgere attività formative e di aggiornamento in materia di etica e di deontologia. Le regole del Codice saranno oggetto di costante rivalutazione al fine di garantirne l’aggiornamento e la completezza.

  • 17 Novembre 2021, Roma - Conferenza Stampa Educazione Fisica, Ministero dell'Istruzione

    Questa mattina presso il Ministero dell’Istruzione in Sala “Aldo Moro” con il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, la Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Valentina Vezzali e il Sottosegretario all'Istruzione Rossano Sasso sono state presentate in conferenza stampa le novità per l'Educazione Fisica alla scuola primaria. Un lavoro di squadra che mette al centro i diritti delle bambine e dei bambini, sta succedendo davvero 🙂 Ora bisogna lavorare per partire e mandare a regime il provvedimento ❗ Non sarà facile, non lo è mai.. ma dopo Aldo Moro, un altro passo storico è stato mosso nel 2021

  • 9 Novembre 2021 - Audizione Decreto Ristori Partite IVA

    Link Intervento https://webtv.senato.it/4621?video_evento=131701 Memoria per audizione del 9 novembre 2020 Commissioni riunite 5a (Bilancio) e 6a (Finanze) - Ufficio di Presidenza Tutela della salute e misure di sostegno economico connesse all'emergenza COVID Esame del disegno di legge n. 1994 (dl n. 137/2020): Innanzi tutto, vorremmo partire da due premesse di carattere generale perché saranno importanti per le richieste di correzione presenti nella memoria de qua. Prima di tutto abbiamo necessità di una programmazione non possiamo affrontare la prima parte dell'anno 2021 (che con tutta probabilità sarà simile se non peggiore del 2020) senza elementi certi e senza protocolli precisi e non più variabili rispetto alla curva epidemiologica Gli altri paesi Europei che affrontano come noi la pandemia differiscono da noi proprio per il concetto di programmazione e non possiamo certo affrontare un periodo così delicato con decisioni di 15 giorni in 15 giorni. In secondo luogo è palese che siamo inevitabilmente arrivati ad un punto di rottura, che ha reso evidente la differenza tra attività sportiva a scopo professionistico ed ancor di più a scopo ludico ricreativo ed il mondo dell'esercizio fisico, che attraverso le decine di migliaia di professionisti Laureati in Scienze Motorie e Diplomati ISEF come ampiamente conclamato da numerose ed accreditate evidenze scientifiche, svolge un servizio essenziale, di prevenzione Primaria, Secondaria e Terziaria a tutela della salute pubblica. Ad oggi a tali professionisti, a causa di un grave vuoto normativo (motivo dei numerosi ed aspecifici codici ATECO), é stato impedito di svolgere regolarmente il proprio servizio alla comunità, nonostante in molti eroghino prestazione su prescrizione medica. Responsabile del Comitato Sede Legale: Via Giuseppe Orsi n°50 – 80128 ,Napoli (NA) 081-5562182 / 331-4331789 C.F. 95234330637 E-mail: scienzemotorieitalia@gmail.com / scienzemotoriecism@pec.it Pagina Facebook: Scienze Motorie Italia CISM (https://www.facebook.com/ScienzeMotorieItalia/) Il paradosso sta nella normale autorizzazione di attività motoria in ogni struttura sanitaria, in cui alcuni dei professionisti sopracitati possono operare, precludendo a parità di servizio ogni altra struttura con omologa figura professionale. Non dimentichiamo mai che un euro investito in esercizio fisico è un (1) risparmio certo di cinque (5) sui conti del SSN. MERITO Il Decreto Ristori, di cui al D.lg. 28 ottobre 2020, n. 137, rispettivamente agli articoli 1, 3 e 17, introduce misure di sostegno a favore dei lavoratori sportivi con partita iva, delle società e delle associazioni sportive dilettantistiche e dei collaboratori sportivi di cui all’art. 67, comma 1, m) Tuir. Commento all’art. 1 Decreto Ristori L’articolo 1 del Decreto Ristori introduce un contributo a fondo perduto per coloro che esercitano in modo prevalente un’attività d’impresa o lavoro autonomo che rientra nell’ambito di una delle attività individuate dai codici Ateco inclusi nell’allegato n. 1 al Decreto. Integrazione dei codici Ateco L’indennità interessa i lavoratori sportivi con partita iva attiva (ed attivata in data precedente al 25 ottobre) che esercitano l’attività in modo abituale e professionale, oltre che prevalente qualora l’attività sia svolta in concorso con altre. In questo senso il CISM lamenta l’assenza nell’allegato al Decreto di almeno quattro codici Ateco che riducono in maniera del tutto irragionevole e sproporzionata, la platea dei lavoratori sportivi che possono accedere al contributo. Si propone, quindi, di inserire i seguenti codici Ateco: 881000 assistenza sociale non residenziale per anziani e disabili 932990 altre attività ricreative e di divertimento nca 869029 altre attività paramediche indipendenti 749099 altre attività professionali nca Razionalizzazione dei codici Ateco nell’ambito dello sport e delle scienze motorie I codici Ateco hanno assunto durante l’emergenza epidemiologica una valenza sostanziale che va oltre alla loro originaria funzione statistica. Nella legislazione di contrasto al diffondersi del contagio i provvedimenti restrittivi sono adottati proprio sulla base dei codici Ateco, allo stesso modo i provvedimenti di ristoro a favore delle categorie danneggiate dai predetti provvedimenti di contrasto, sono a loro volta erogati sulla base dei codici Ateco. Esigenze di ragionevolezza, equità e semplificazione comportano la necessità di un provvedimento normativo che imponga all’Istat, nell’attuale procedimento di revisione dei codici Ateco, la razionalizzazione, riduzione e semplificazione dei codici Ateco relativi alle attività afferenti alle scienze motorie ed al lavoro sportivo. Commento all’art. 17 Per quanto riguarda i lavoratori sportivi, il suddetto articolo 17 istituisce per il mese di novembre 2020 un’indennità pari a 800 euro, in favore dei lavoratori impiegati presso il Comitato Olimpico Nazionale, il Comitato Italiano Paralimpico, le società e associazioni sportive dilettantistiche iscritte al registro Coni, di cui all’articolo 67, comma 1, lettera m), d.p.r. 917/1986, i quali in conseguenza dell’emergenza epidemiologica hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività. Ai fini dell’ottenimento dell’indennità, il possesso dei requisiti innanzi indicati è autocertificato dallo stesso lavoratore sportivo, nella domanda che dovrà essere presentata entro il prossimo 30 novembre. Analogamente alle indennità riconosciute nei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno, la domanda è presentata alla società Sport e Salute spa. Peraltro, i beneficiari delle precedenti indennità otterranno l’indennità prevista per il mese di novembre senza dover effettuare alcuna domanda. Annotazioni: 1. È necessario adeguare la data di iscrizione al Registro Coni che non può restare ancorata al 17 marzo 2020 come previsto dalle faq sul sito Sport e Salute; 2. Andrebbero chiarite le modalità con i soggetti già beneficiari dei contributi attestano la permanenza dei requisiti; 3. Chiarire che il rapporto di collaborazione deve sussistere alla data del 29 ottobre, peraltro già precisato sul sito Sport e Salute, ovvero considerare cessati per effetto delle misure di contrasto anche i rapporti non rinnovati o cessati in data precedente l’entrata in vigore del provvedimento (e quindi ammettere tutti questi al beneficio); 4. Chiarire i requisiti ed i termini di cessazione, riduzione o sospensione al fine di evitare comportamenti predatori dei contribuenti Altre misure: Cancellazione acconto imposte sui redditi 30 novembre Il gravissimo impatto delle misure di contrasto alla diffusione del virus sulle attività dei laureati in scienze motorie e sui lavoratori sportivi richiede la cancellazione dell’acconto in scadenza al 30 novembre. E’ noto che il pagamento dell’acconto per i soggetti Isa è stato differito, ma il semplice differimento non protegge a sufficienza la liquidità dei lavoratori in ambito sportivo che chiedono, pertanto, la cancellazione dell’acconto. Affitti tra privati Le misure di contenimento alla diffusione del virus rendono necessaria una moratoria sui canoni di affitto commerciali relativi alle palestre ed agli altri immobili in cui si svolge la pratica sportiva. E’ apprezzabile l’intervento di cui all’art. 3, comma 6 bis, d.l. 23 febbraio 2020 n. 6 (conv. legge 23/2020) per il quale “Il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutata ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti”. Detta norma, che pure esclude la responsabilità del conduttore-debitore, non appare più sufficiente a garantire la continuità e la ripresa delle attività sportive, anche alla luce del fatto che il 2021 appare similare al 2020. Per questo si chiede un provvedimento di moratoria dal pagamento dei canoni di locazione e, dall’altra parte un provvedimento di riduzione dell’Imu o un credito d’imposta per i proprietari che subiscono detta moratoria.

  • 2021 9 Novembre 2021, Intervento con Orizzonte Scuola

    Martedì 9 Novembre 2021, siamo stati ospiti di Orizzonte Scuola per confronto in materia di Educazione Fisica alla scuola Primaria. Presenti il Sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, il presidente del Coordinamento Nazionale Scienze della Formazione Primaria Dott. Leonardo Palmieri, il segretario generale della UIL (Unione Italiana Lavoratori) Dott. Pino Turi. L’inserimento dell’insegnante di Educazione Fisica di Ruolo alla scuola Primaria è un provvedimento essenziale, per dare nuova linfa alla cultura del movimento da tempo spenta, movimento per un’adeguata preparazione alla vita, allo sviluppo del pieno potenziale psico-motorio attraverso un’adeguata programmazione di gioco motorio, primo filtro essenziale per l’identificazione di vizi ed alterazioni posturali e fisiologiche durante il periodo di crescita dei bambini. Un provvedimento a cui abbiamo lavorato in questi anni con le forze di governo, passate ed attuali, che ripristina una materia presente in Italia dal 1878 (Legge de Sanctis, 7 luglio n.4442), mortificata durante il periodo bellico, finalmente riportata alla luce. È davvero disarmante ascoltare le preoccupanti rivendicazioni dei colleghi Laureati in Scienze della Formazione primaria, frutto di evidenti lacune tecniche e culturali, totalmente estranei al contesto europeo, in cui Educatori Fisici e Maestri scolastici (tra i tanti spicca il modello scolastico francese) collaborano con proficua sinergia per lo sviluppo cognitivo, motorio e culturale dei bambini. Se si vuole intraprendere l’insegnamento scolastico dell’Educazione Fisica suggeriamo di tornare a studiare, mettersi in tuta e conseguire percorso Magistrale in Scienze Motorie. Grazie mille Orizzonte Scuola per averci consentito di esprimere il pensiero dei Diplomati ISEF e dei Laureati in Scienze Motorie Trasmissione disponibile al link - https://youtu.be/0u0uBd0K0nA

  • 26 Ottobre 2021, Presidenza CdM - Audizione Tavolo Tecnico Riforma dello Sport

    26 Ottobre 2021, Presidenza CdM - Audizione Tavolo Tecnico Riforma dello Sport

  • 2021 15/16 Ottobre 2021 - Chieti 64° Congresso Nazionale SIGM

    La Chinesiologia è una materia che già nel lontano 1952 ha interessato Medici ed Educatori Fisici in particolare nel trattamento delle Scoliosi, che aggregava l'intervento dall'ortopedico, del Chinesiologo e del tecnico ortopedico. Tra i fondatori spicca il nome di Sergio Pivetta, padre fondatore della cosiddetta Ginnastica Medica Al 64° congresso nazionale della SIGM - Società Italiana Ginnastica Medica il CISM partecipa alla moderazione dei lavori e presenta la relazione “La Colonna d'Achille” a cura del Prof. Vito Eugenio Leonardi, inaugurando con il nuovo consiglio di presidenza, proficua collaborazione per ripristinare la storica linea operativa che lega la Chinesiologia, la Medicina e la Fisioterapia per il trattamento delle patologie muscolo-scheletriche Ascolta la Relazione del Prof. Vito Eugenio Leonardi

  • CRISI E OPPORTUNITÀ – STRUMENTAZIONE 1

    Ad oggi il Chinesiologo medio che intende svolgere lezioni online o che già lo sta facendo si ritrova nella seguente condizione: Utilizza il proprio smartphone con il quale videochiama i propri clienti Utilizza la whatsapp non ha un software di gestione del proprio lavoro non accetta pagamenti online e non emette fattura elettronica* non ha mai fatto marketing strategico sui social non sa come farsi trovare dai clienti non crea nessun contenuto free per i propri clienti non sa comunicare e tenere discorsi via webcam Sono questi i punti salienti a mio avviso che limitano molto il nostro lavoro, non sono pecche assolutamente, fino a poco tempo fa noi eravamo abituati, tutti, a lavorare offline, a lavorare con pochi strumenti e a gestire fisicamente i clienti. Dovendo traslare tutto online, pensate che basti whatsapp per erogare lo stesso identico servizio dal vivo? Purtroppo non è così, diciamo pure che nulla potrà mai sostituire il contatto fisico, la percezione e i feelings che si creano tra operatore e cliente dal vivo, ma con un mondo che è cambiato nell’arco di un mese, dobbiamo cercare di assottigliare quanto più possibile questa diseguaglianza di esperienza. Oggi tratteremo lo stato dell’arte e il miglioramento dei primi due punti di questa lista, ovvero: la hardware e linea internet. Partiamo dai concetti pratici per poi addentrarci nel corso della trattazione gli articoli nella metodologia, nella comunicazione e nella gestione dei rapporti lavorativi a distanza, dietro un monitor. INFRASTRUTTURA SOFTWARE E HARDWARE Diciamocelo apertamente, molti di noi sono ancora all’età della pietra della tecnologia digitale. I social li sappiamo utilizzare, whatsapp anche, ma chi di noi ha un gestionale specifico? Chi di noi un pc con una webcam professionale? Chi fa firmare la Privacy ai propri clienti? Chi di noi utilizza software specifici per la formazione a distanza? Sono questi i punti salienti che andremo ad affrontare proprio ora e proprio qui, io sul divano (purtroppo) di casa mia e voi sul divano di casa vostra (purtroppo). COME TRASMETTIAMO LE NOSTRE LEZIONI Lo scrivevo sopra poco fa, molti di noi utilizzano lo smartphone, alcuni un tablet, pochi un pc e quasi nessuno con una webcam ad alta definizione e un monitor collegato. Andrebbe utilizzato almeno un pc da 14” per le videochiamate, altrimenti davvero non si capisce il cliente cosa faccia né il cliente riesce a capire quando illustrate un qualsiasi esercizio. Lato software la stragrande maggioranza di noi utilizza Whatsapp per le trasmissioni live. Bene, quello di Facebook è uno strumento malleabile che in un primo momento ci ha salvato la pelle, in quanto ha una diffusione pressoché planetaria ed è di rapidissimo utilizzo, ma vi faccio una domanda diretta: Voi riuscite a vedere qualcosa? E il vostro cliente riesce a capire qualcosa? Io penso di no, soprattutto se chi ci guarda ha un display di pochi pollici e ancor di più se la lezione è erogata a più persone contemporaneamente. il più grande limite di questa piattaforma è che non esiste la possibilità di effettuare videochiamate dalla versione Web e dal software per pc, riducendo di gran lunga la comodità e l’ergonomia dello strumento. Nell’ergonomia e nella comodità di utilizzo sorge un altro limite, questa volta nostro, di noi operatori. Immaginate se erogassimo 10 lezioni al giorno via whatsapp, avremmo poi bisogno al termine della prima giornata di lavoro di rivolgerci ad un collega che ci aiuta con la cervicalgia. Un ulteriore limite di questo software è che gestisce al massimo 4 persone all’interno della stessa videochiamata. Questo potrebbe anche non essere un problema, in quanto, da almeno un decennio ci diciamo continuamente che il lavoro del Chinesiologo è ad personam, ma in alcuni casi potremmo doverci rivolgere a gruppi di persone. Vi illustro un mio caso specifico: gestire una squadra di basket nella preparazione fisica in questo periodo. Vanno benissimo le videochiamate singole, ma in determinate circostanze ho necessità di parlare in plenaria, ovvero a tutti (14 giocatori, 3 allenatori). Capirete che non Whatsapp è impossibile farlo. Ma allora che strumento utilizzare? Dal punto di vista tecnologico, è sempre meglio utilizzare dispositivi hardware e software altamente scalabili, ovvero che possono facilmente e senza grossi problemi adattarsi alle nostre specifiche esigenze.Whatsapp fa al caso nostro ma per un utilizzo basico e di sicuro non professionale, ad oggi. Un domani quando verranno rilasciati aggiornamenti che implementeranno la gestione delle videochiamate da web e pc allora dovrò riscrivere questo articolo perchè probabilmente la situazione non sarà più quella attuale. Prima di parlare nello specifico della dotazione H/S dobbiamo capire che se questa è la nostra professione, lo è sia se lavoriamo in palestra o nel nostro studio, sia se lavoriamo a casa. Questa condizione deve essere chiara sia a noi che ai nostri clienti. Una dotazione di fascia troppo bassa inficia la qualità percepita e quindi, anche se di fatto facciamo un ottimo lavoro, non verrà percepito come tale. Per svolgere bene ed in modo professionale il nostro lavoro abbiamo bisogno di attrezzatura idonea e al fine di andare in contro alle esigenze di tutti, vi inserisco una configurazione minima ed una consigliata di ogni componente hardware o software che tratteremo. Al termine dell’articolo troverete la configurazione minima totale e la configurazione consigliata totale con le stime del budget necessario. Dal punto di vista Hardware queste sono le due configurazioni: Configurazione minima Oggi qualunque notebook ha la potenza necessaria a far girare qualsiasi software di video conference, alcuni web based altri con client e host da scaricare sul pc. Tutti i notebook hanno una webcam almeno di risoluzione Hd Ready che permetterà ai clienti di vederci abbastanza chiaramente. Configurazione consigliata Se la nostra mole di lezioni online è alta o sta crescendo o abbiamo intenzione di investire seriamente in questa soluzione, abbiamo bisogno di un PC di fascia media in quanto non abbiamo bisogno di unità di calcolo iper veloci per gestire H/S necessario. Per fascia media intendo un pc con un processore Intel i5 / AMD Ryzen 5 e 8gb di memoria ram. Abbiamo necessità di una webcam esterna, più performante rispetto a quella integrata nei notebook e con la possibilità di posizionarla in punti strategici durante la lezione. Un buon compromesso è la Webcam Logitech C920, costo intorno ai 70,00€ dotata di una qualità audio e video più che discreta che ci farà compiere un enorme passo avanti nella qualità del servizio erogato. Per rendere la nostra postazione di lavoro più ergonomica possibile possiamo optare per un monitor o una tv tra i 32” e i 55” da collegare al pc tramite porta HDMI e dove visualizzare solo la schermata della videoconferenza, questo ci permetterà di avere l’immagine del nostro cliente ingrandita e di notare dettagli importantissimi per il nostro lavoro. Mentre dal punto di vista Software queste sono le due configurazioni: Configurazione minima pc con sistema operativo a scelta (Windows / Mac/ Linux) Con un utilizzo semplice, ovvero videoconference 1to1 o 1to4 massimo i software di riferimento sono Skype, Google Meet e la versione free di Zoom. Skype e Zoom sono di facile utilizzo ma necessitano di essere installato sul pc, mentre Google Meet funziona sul browser web, quindi in pratica su qualunque pc dotato di Google Chrome. Lato cliente sia Skype che Zoom devono essere installati sul pc o smartphone, mentre Google Meet necessita di essere scaricato su smartphone android più vecchi di un paio di anni, altrimenti lo trovate già installato e va soltanto configurato, altrimenti se utilizzano un iPhone basta scaricarlo e configurarlo. Configurazione consigliata La configurazione consigliata ci porta all’utilizzo di di Google Hangouts oppure di Zoom Professional. Hanno entrambi la possibilità di eseguire Video conference con più di 4 partecipanti per volta, ma l’enorme differenza la fa Hangouts con la possibilità di invitare e quindi di partecipare ad una videochiamata semplicemente cliccando su un link generato al momento. Hangouts è inserito nell’abbonamento G-Suite di Google del costo di circa 5€/mese, Zoom circa 14€/mese. Bene, abbiamo in questo secondo articolo visto una prima parte delle attrezzature necessarie a svolgere il nostro lavoro da casa, in (fa figo dirlo all’americana maniera) smart working. Nel prossimo articolo tratteremo i punti 3 e 4, ovvero inerenti l’utilizzo di software gestionali e pagamenti online con annessa fatturazione. Antonio Moliterno

  • COVID-19 FASE 2 RIAPERTURA RIAPERTURA DELLE AZIENDE (PALESTRE) E DELLE ATTIVITÀ PROFESSIONALI (?)

    La Task Force creata dal governo italiano di concerto con il comitato scientifico è al lavoro per affrontare al meglio la fase 2 del contagio, garantendo la ripresa delle attività in imprescindibili misure di sicurezza. Si prospetta una fase molto complessa, che vuole preservare l’integrità e l’efficienza del nostro tessuto produttivo. Ogni imprudenza potrebbe compromettere tutti i sacrifici operati con responsabilità e disciplina da parte della cittadinanza. In base all’ultima Tabella di riepilogo delle classi di rischio e aggregazione sociale https://www.ansa.it/documents/1587135960127_Colao.pdf Si evince che i professionisti delle Scienze Motorie con classe di appartenenza ATECO la 85 o la 93 risultano tra le attività professionali a basso rischio contagio, sia per noi che per i nostri clienti. La classe ATECO #96, riguardanti gli altri servizi alla persona, presenta indice 2 con un rischio medio – alto di solito propria di professioni non strettamente correlate alla chinesiologia, dove spesso vi è un contatto ravvicinato e prolungato con il cliente oppure dove il cliente usufruisce del servizio in spazi molto ridotti (Es. Lettino). Per le AZIENDE (Palestre) in base alle indicazioni internazionali e nazionali è stata proposta dalla regione veneto una semplice linea d’azione per aiutare a garantire la riapertura in sicurezza attraverso l’attivazione di tre fasi: L’individuazione in ogni azienda di un Covid-Manager come figura di riferimento dell’intero processo; La definizione di un Piano aziendale dei “rischi Covid”; La definizione e applicazione rigorosa di dieci indicazioni operative da attuare in azienda. Eccole: Igienizzazione e sanificazione degli ambienti di lavoro Informazione e formazione di tutto il personale Incentivazione di smart working e limitazione delle occasioni di contatto Rilevazione della temperatura corporea di lavoratori, fornitori, visitatori Obbligo di utilizzo di guanti e dispositivi di protezione delle vie respiratorie Mantenimento della distanza interpersonale di almeno un metro (criterio di distanza “droplet”) sia nelle postazioni di lavoro che negli ambienti comuni Rigorosa igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie Uso razionale dei test diagnostici. Tutela dei lavoratori più vulnerabili Gestione degli eventuali casi di positività Abbiamo chiesto un confronto ufficiale con le istituzioni per condivisione di strategie operative per l’apertura delle Palestre e la ripresa dell’esercizio professionale.

  • AGGIORNAMENTI DAL MINISTERO DELLO SPORT

    Gentile Collega, è un piacere poter condividere gli ultimi aggiornamenti dal Ministero dello Sport e delle politiche giovanili per la riapertura delle attività professionali ed il futuro inquadramento giuridico professionale delle Scienze Motorie in ambito di riforma del Sistema Sportivo italiano. Un mondo mai codificato che avrà finalmente una regolamentazione. Domani, Lunedì 11 Maggio 2020 il Ministero dello Sport inoltrerà al Comitato Tecnico Scientifico le linee guida per la per riapertura Palestre, Piscine, Centri Sportivi e di Attività Motoria, e dare a tutti la possibilità di riprendere le attività a pieno regime, al quale anche il C.I.S.M. ha dato un significativo contributo, grazie alla rete professionale e la stretta collaborazione con la società scientifica. In allegato la Proposta – Protocollo condiviso per riapertura Palestre, Piscine, Centri Sportivi e di Attività Motoria. Attendiamo prossimo decreto con misure fiscali e finanziarie a supporto dei professionisti del mondo dello Sport e dell’Esercizio Fisico con particolare attenzione ai canoni di locazione pubblici e privati, utenze. Siamo inoltre al lavoro per l’ormai prossimo riconoscimento giuridico della figura del laureato in scienze motorie e dei soggetti forniti di titoli equipollenti di cui al decreto legislativo 8 maggio 1998, n. 178, come previsto dall’ art.5 comma 1, lettera i LEGGE 8 agosto 2019, n. 86. In allegato troverete la proposta condivisa con il Ministero dello Sport in sede d’incontro avvenuto il 6 Maggio scorso. Scienze Motorie AC 1603 – Proposta al Ministro Spadafora Aggiornamenti anche sul fronte Educazione Fisica In considerazione di un Governo totalmente impegnato nella lotta all’emergenza COVID-19 siamo al lavoro su due fronti: – In programma un confronto con la Ministra Lucia Azzolina, e con la vice ministra Anna Ascani, in materia di DDL 992 “Delega al Governo in materia di insegnamento curricolare dell’educazione motoria nella scuola primaria” e riflessioni sui tempi e rapide modalità di attuazione della suddetta legge; – In programma confronto con il Presidente di Sport & Salute S.p.a. Vito Cozzoli per piano B in attesa di una rapido inserimento del docente di Educazione Fisica di ruolo alla scuola primaria, e possibile soluzione 2020/21 per momentaneo prolungamento del Progetto “Sport di Classe” con elementi migliorativi del contratto per i Tutor ed inserimento delle classi 1°,2° e 3°. – Siamo al lavoro con la Ministra della Famiglia e delle Pari opportunità, on.Elena Bonetti per l’impiego dei professionisti delle Scienze Motorie nelle attività motorie all’aperto nei parchi in programma dal periodo estivo. In allegato documento Giocoforza Muoversi – Proposta Operativa CISM per i centri estivi Un momento di indubbia crisi, ci ha offerto una grande opportunità di cambiamento, che non ci lasceremo scappare. La crisi sanitaria ha creato grande coesione nazionale, al di là delle singole associazioni, le scienze motorie ci chiedono di lavorare insieme, per l’obiettivo, c’è bisogno di una categoria forte e unita, per essere forti a quei tavoli. Ed è quello che faremo. Vi terremo come sempre al corrente dei prossimi risvolti. Grazie per il grande sostegno al progetto C.I.S.M. Cordiali Saluti Per il Consiglio Direttivo Il Presidente Daniele Iacò

  • EMERGENZA COVID-19 & AGEVOLAZIONI A SOSTEGNO DELLE SCIENZE MOTORIE

    Cari colleghi, in considerazione della convenzione del Comitato Italiano Scienze Motorie con Dott. Riccardo Bizzarri, coordinatore del Centri Studi L.A.P.E.T. Sarà offerta a tutti gli iscritti C.I.S.M. operativi all’interno dell’Ordinamento Sportivo, che offrono dunque prestazioni all’interno di A.S.D./S.S.D., consulenza gratuita per la procedura di inoltro della pratica per richiesta del Bonus da presentare alla Società Sport e Salute. Inoltre per tutti i colleghi con P.IVA (Regime forfettario) è attiva per consulenza annuale commerciale e tributaria a costi estremamente vantaggiosi. In allegato la Circolare C.I.S.M. Circolare – Covid-19 & Bonus per i Lavoratori in A.S.D. – S.S.D. Scrivici se interessato, ci prepareremo ad Agire ed istruirvi con la massima tempestività! Forza e Coraggio ! Per il Consiglio Direttivo Il Presidente Daniele Iacò

  • #DISTANTIMAUNITI HOME COMMUNITY

    E’ con piacere che vi presentiamo #DISTANTIMAUNITI HOME COMMUNITY, la nuova iniziativa lanciata dal Ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora (in collaborazione con Google, YouTube, Facebook, Instagram, TikTok, Skuola.net, ScuolaZoo, DireGiovani, l’Agenzia Nazionale per i Giovani e tutte le Federazioni sportive) che coinvolge campioni dello sport, da Leonardo Bonucci, a Sara Gama, Ciro Immobile e Marco Belinelli e le campionesse dello sci Federica Brignone, Michela Moioli e Dorothea Wierer e tutti coloro che vorranno collegarsi alle loro dirette social seguendo il programma previsto fino alla fine del mese di marzo e che potete scaricare nella sezione “Per saperne di più”. Alla Home Community partecipano anche influencer, le radio del network dell’Agenzia nazionale giovani e le piattaforme dedicate al mondo giovani e scuola. Video, telegiornali dedicati, dirette social, tutorial, allenamenti casalinghi, dialoghi e confronti in streaming – trasmessi ciascuno sui propri canali abituali ma in un unico grande contenitore – per rendere tutto a portata di click. Il C.I.S.M. ha deciso di aderire all’iniziativa e arricchire il palinsesto della “Distanti ma Uniti – Home Community”. Tutti coloro che vorranno aderire all’iniziativa potranno mandare una mail all’indirizzo stampa.ministrospadafora@governo.it e saranno ricontattati. In allegato il programma delle Iniziative (aggiornato al 19 Marzo 2020) #DISTANTIMAUNITI – Ufficio Sport – Palinsesto

  • CRISI E OPPORTUNITA’

    Fa strano tornare a scrivere dopo tanto tempo, fa strano perché mi ero ripromesso in tempi non sospetti di focalizzarmi esclusivamente sul mio lavoro e di non pensare a tutto ciò che potesse distogliermi dal raggiungimento dei miei obiettivi primari: Diventare un punto di riferimento locale per quanto riguardasse la Chinesiologia Costruire un futuro solido alla mia azienda e di conseguenza dare serenità alla mia famiglia Per 5 anni mi sono basato su questi due punti fondamentali e credo, anzi spero, di esserci riuscito. Allora perché tornare a scrivere, a rivolgersi nuovamente ad altri Chinesiologi? Perché oggi siamo tutti chiamati ad affrontare una crisi senza precedenti, siamo tutti in balia delle onde, o meglio vogliamo esserlo. In un momento storico a dir poco tragico, dove non siamo al sicuro neanche a casa nostra, dove da un momento all’altro potremmo cadere nella catastrofe sanitaria più assoluta e dove il 90% delle attività produttive di beni e servizi sono chiuse causa Covid-19 (non mi sentirete nominare un’altra volta né la parola Virus, ne Covid-19, ne Corona virus) e non sappiamo chi tra queste aziende avrà la forza economica e il sostegno finanziario per ripartire, dobbiamo sederci nelle nostre belle palestre chiuse, nei nostri studi bui e ragionare. Il latte versato ormai, purtroppo, è caduto ed è andato bello che perduto, inutile pensare a cosa facevamo fino a due settimane fa e a rimuginare su quanto perso, inutile anche pensare di lasciarci andare allo sconforto e cedere al populismo e quindi essere grati o arrabbiati di poter avere un sussidio di 600€, che nel mio caso non basta neanche per pagare l’affitto, oppure dopo 4 respiri profondi per liberare il diaframma e per far uscire aria sporca che si trascina anche pensieri sporchi e negativi, meglio e più salutare ragionare su cosa fare per migliorare il nostro presente ed il nostro futuro e quindi su come far ripartire la giostra. Io questa domanda me la sono posta tempo fa, precisamente quando si parlò per la prima volta di epidemia. Pensai immediatamente ai risvolti lavorativi che tutto ciò avrebbe causato e guarda un po’, dopo neanche un mese il nostro governo per una questione di contenimento del diffondersi del contagio ha ritenuto di dover sospendere tutte le attività, facendo l’unica cosa sensata che si poteva fare, cercare di evitare gli assembramenti. Ci ho visto lungo? No, avevo paura, così come ho paura ogni giorno di vedere vanificati anni di lavoro e di sacrifici, così come ho paura di non poter più garantire i due punti sopra citati. Allora che fare? Sconforto, panico, tristezza, delusione, rabbia, malinconia, sono tutte sensazioni che ho provato e che mi accompagnano dalle ore 6:30 del mattino, fino alle 3:00 di notte. Sono arrivato alla conclusione che c’è bisogno di una buona dose e di studiare approfonditamente l’intelligenza emotiva, ovvero cito: ” Quell’aspetto dell’intelligenza legato alla capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni.” Insomma bisogna catalizzare questa negatività, bisogna trasformarla in voglia di scoprire nuovi mercati e nuovi modi di fare business. Bisogna prendere la parola CRISI e trasformarla nella parola OPPORTUNITÀ’ Se pensate che bastino queste quattro righe, allora vi sbagliate. Dovrete reinventarvi completamente proprio come sto facendo io, dovrete stare svegli le nottate intere a ragionare e a buttare giù idee su idee per compiere quello step evolutivo ad oggi necessario per ripartire e recuperare quanto perduto. Passiamo ad dunque però (ebbene negli anni ho imparato ad essere meno prolisso, meno teorico, più pratico e pragmatico, in passato troppe parole al vento mi hanno procurato molti dolori). Partiamo con alcune domande: Chi di voi continua a lavorare da casa? Chi di voi somministra lezioni a distanza? E lo fate in live, o registrando video e poi mandandoli al cliente? Vi approcciate ad una persona per volta o a dei gruppi? Quali strumenti utilizzate? Dove fate lezione? Come queste, altre mille mila domande vorrei farvi, ma non è il tempo dei sondaggi, è il tempo della progettazione e della spinta verso nuovi scenari lavorativi Prima di scendere nel dettaglio, cerchiamo di fare una piccola macro analisi della nostra situazione lavorativa nel breve/medio periodo. Secondo voi tutto tornerà alla normalità nel breve periodo? Torneranno ad esserci tra poche settimane centri fitness super affollati e lezioni One-to-Many nel rapporto: 1 a 20? La risposta è, guarda un po’, NO. No perché l’unico modo per tornare ad una situazione tale è che si trovi un vaccino e dalle notizie che abbiamo ci vorrà molto tempo, circa un anno per averlo. E nel frattempo che faremo? Sicuramente dovremo cambiare molte abitudini, come dicevo poc’anzi, il nostro lavoro sarà stravolto da tutto ciò e avremo difficoltà oggettive ad erogare i nostri servizi, quindi sarete concordi con me che conviene evolversi, diventare professionisti digitali, capaci di operare a distanza così come dal vivo e forse anche meglio. Bene o male tutti noi ci siamo cimentati in video chiamate con gli strumenti più disparati quali WhatsApp, Google Duo, Skype e l’abbiamo sperimentato con uno, due, tre clienti insieme che seguendoci da casa continuano ad allenarsi e a avere la propria dose di attività motoria specifica settimanale. Basta tutto ciò? Onestamente basta? Per me no, non può che essere il preludio a qualcosa di più grande, di più organizzato e standardizzato su una qualità alta, altissima. Non parlo di qualità video, parlo di qualità esperienziale, ovvero il feedback estremamente positivo che il nostro cliente ci da’ dopo la migliore lezione di sempre, replicato in remoto, a distanza. Come fare tutto ciò? E’ questo il punto, è questa la sfida. Nei prossimi giorni faremo il punto della situazione per ogni aspetto divenuto indispensabile, come: attrezzatura piattaforme privacy, connessione, contenuti, metodologia di lavoro a distanza, fatturazione, pagamenti, tracciabilità, registrazione video, assicurazione professionale co-marketing Elencheremo lo standard attuale e creeremo il nostro gold standard, ovvero come un chinesiologo deve approcciarsi alla nuova era digitale iniziata tra l’altro nel peggiore dei modi, senza una naturale evoluzione, ma con delle privazioni. Antonio Moliterno

bottom of page